GGP - Un vergognoso accordo discriminatorio: questi
i frutti velenosi dell’accordo separato del 22 gennaio.
Mercoledì 15
Aprile 2009
Alla GGP di Castelfranco Veneto a Treviso -
fabbrica produttrice di macchine e utensili per il
giardinaggio - la legge italiana e il contratto nazionale di
lavoro non valgono più. (...)
Con un accordo separato - giudicato
inaccettabile e illegale dalla Fiom e sottoscritto da Fim e
Uilm - viene infatti abolito l’obbligo di assunzione a tempo
indeterminato per le lavoratrici e lavoratori precari, con
oltre 36 mesi di contratti a termine alle spalle. I primi a
rimetterci saranno 168 stagionali, perlopiù donne e migranti,
che, secondo l’accordo di Fim e Uilm, dovrebbero rinunciare -
peraltro con una pretesa di retroattività - a diritti già
maturati e garantiti tanto dal Ccnl dei metalmeccanici che da
una legge italiana e da una normativa europea.
Con l’accordo, Fim e Uilm hanno stracciato una piattaforma
unitaria che prevedeva, invece, un part-time verticale per gli
stagionali che sarebbero così stati tutti assunti a tempo
indeterminato, lavorando sei mesi su dodici, con la copertura
del contratto nazionale e - dettaglio evidentemente non
trascurabile - con la possibilità per i migranti di ottenere
il permesso di soggiorno.
E’ bene ricordare - se ce ne fosse bisogno - che l’azienda è
leader europeo nella produzione di utensili per il
giardinaggio, con stabilimenti in Svezia, Slovacchia e Cina,
con un fatturato di 580 milioni di euro l’anno. Non è, dunque,
una azienda in crisi e la minaccia di trasferire una parte
della produzione in Slovenia non può in alcun modo
giustificare l’accordo separato firmato da Fim e Uilm.
L’accordo è una vera porcata – così l’ha definito senza mezzi
termini Gianni Rinaldini, sottolineando che la Fiom impugnerà
l’intesa a livello legale e considera inaccettabile il
referendum, perché una situazione in cui lavoratori con
contratto a tempo pieno, sotto il ricatto dell’azienda, votano
per il licenziamento dei precari non ha niente a che vedere
con la democrazia: sui diritti cosiddetti indisponibili dei
lavoratori non può essere una maggioranza a decidere.
Insomma, l’accordo separato alla GGP è una vergogna, ma è bene
anche dire che è il frutto di quella logica sottoscritta il 22
gennaio con la riforma del sistema contrattuale, che prevede,
tra le altre cose, la possibilità di deroga dal contratto
nazionale, sia sulla parte normativa che salariale. Ed è il
frutto di quella cultura del Governo, della Confindustria - e
evidentemente anche di Cisl e Uil - che legittima e alimenta
la contrapposizione tra i lavoratori: tra stabili e precari,
tra uomini e donne, tra italiani e migranti.
15 aprile 2009
Eliana Como
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