Cgil, stavolta Bonanni ha passato il segno“Questa volta Bonanni ha passato il segno”. Questa la replica della Cgil al
segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni e alle critiche rivolte al
sindacato di Corso Italia in un’intervista
apparsa oggi sul Corriere della Sera. “Nulla giustifica - afferma
la Cgil - se non un intento inaccettabilmente strumentale, le considerazioni
sulla Cgil che il segretario della Cisl esprime oggi. Chiaramente Raffaele
Bonanni sta prendendo lucciole per lanterne: o non è in grado di interpretare
quello che legge oppure comincia a manifestare una volontà manipolatoria delle
affermazioni altrui un po’ allarmante”. Così conclude la nota: “È inquietante
questa continua verve polemica, pretestuosa, infondata, basata sul nulla alla
quale, peraltro, la Cgil ha sempre scelto di non replicare, impegnata com’è a
occuparsi di questioni più serie”. 14/04/2009 15:05
«Cgil ambigua sui rapimenti dei manager»Bonanni: Cremaschi giustifica quelle azioni. Epifani subisce ancora il fascino della sinistra radicaleROMA — «La crisi economica non si può affrontare giustificando il sequestro dei manager e agitandolo come una mazza politica, ma introducendo con coraggio la partecipazione dei lavoratori alle sorti delle imprese e riformando il capitalismo». Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, è nella sua Abruzzo sconvolta dal terremoto, ma, secondo lui, le macerie riguardano anche il sindacato. L'ultimo capitolo è quello della caccia ai manager contro il quale la Cgil non avrebbe preso una posizione decisa, ma «pericolosamente ambigua e opportunista». Epifani che «liscia la tigre della rivoluzione e soffia sul fuoco». È così? «Il segretario della Fiom Giorgio Cremaschi sembra giustificare l'idea di sequestrare un manager, come se gli piacesse uno sbocco ribellistico, tanto che non usa cautele nel descrivere quelle situazioni e mi fa ancora più specie che il segretario della Cgil Guglielmo Epifani ipotizzi perfino il rischio emulazione senza offrire soluzioni. Non riesco a capire come Epifani possa subire ancora il fascino culturale della sinistra radicale. Spero che questa sintesi, fatta da una parte del sindacalismo italiano, per la verità non maggioritario, non infetti tutto il movimento». Per la verità la caccia al manager è iniziata in Francia e negli Usa... «In Francia ci sono poche mediazioni sociali con governi dirigisti mentre negli Usa c'è stata una forte esasperazione. In Italia spero non accada nulla del genere, sempre che qualcuno non si diverta a soffiare sul fuoco. Il ruolo del sindacato è quello di dare sbocchi alle situazioni di tensione sociale». E lei che sbocchi propone? «Un sindacato partecipativo. L'occasione storica è irripetibile. Questa crisi ha messo a nudo un capitalismo tutto basato su strumenti finanziari sofisticati e incomprensibili e non sulla produzione dei beni. Altro che ribellismo... Ci vuole un sindacato che dimostri maturità e responsabilità. E noi, come Cisl, abbiamo diffuso azienda per azienda il modello del contratto di solidarietà dove il dipendente si riduce lo stipendio, ma salva il posto di lavoro suo e degli altri». Resta il fatto degli stipendi troppo alti di molti manager... «Questo è fuori dubbio. Una società normale non può consentire queste anomalie con manager che intascano assegni milionari senza nemmeno migliorare i conti della propria azienda». Lei crede che con il modello partecipativo queste cose non sarebbero successe? «Sono convinto di sì perché con un sistema partecipativo la democrazia economica è più diffusa, la gestione è dei manager, ma l'indirizzo e il controllo sono anche dei rappresentanti dei lavoratori. In Germania, infatti, non ci sono state quelle odiose distorsioni retributive. Questo è il vero antidoto per fermare in tempo forme di ribellismo sterile che ci possono portare indietro agli anni Ottanta». Col governo Berlusconi ne ha parlato? «Non ancora in modo ufficiale, ma lo inviteremo presto ad aprire una discussione. Da parte di alcuni ministri che vogliono mostrarsi avanzati, come il responsabile dell'Economia Giulio Tremonti che parla di economia sociale di mercato, ci aspettiamo uno sbocco di concretezza». Lei crede che il premier sia disponibile a un'operazione del genere? «Questo non lo so, ma altri personaggi nel centrodestra lo sono, come Gianfranco Fini e il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, ma anche dell'area moderata come Pier Francesco Casini o dell'opposizione come Enrico Letta e Tiziano Treu. Come vede non sono affatto solo, ma esiste un largo schieramento politico sensibile a queste idee» Domani c'è la firma del nuovo modello contrattuale. Ma senza la Cgil. Non è una forzatura applicarlo senza l'accordo col maggior sindacato italiano? «Non è più così. Da sola la Cisl eguaglia la Cgil per iscritti attivi e insieme a Uil, Confsal e Ugl e altre sigle siamo largamente maggioritari. Se poi Epifani vuole una consultazione certificata prima firmi e poi andremo a sentire i lavoratori insieme. Diversamente ognuno consulta i propri iscritti. Non si può votare prima di decidere, che ci sta a fare il sindacato?» Roberto Bagnoli
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