Verso il
congresso della CGIL
(www.liberazione.it, Fabio Sebastiani, 10 aprile
2009)
Cgil, prove generali di congresso.
Roma, convegno con sindacalisti ed economisti. (...)
Rinaldini: «Non facciamo più finta che i problemi non
esistono». Podda attacca Epifani: «Basta tattiche»
Gran lavorìo in casa Cgil in vista dell'avvio
della fase congressuale. Le dicisioni formali verranno assunte
il 21 aprile, giorno del Comitato direttivo nazionale. Ma ieri
c'è stasto un piccolo assaggio. L'occasione, dopo la grande
manifestazione del 4 aprile, è stato il convegno organizzato
ieri dalla fondazione della Fp-Cgil "Luoghi Comuni" su "Una
nuova economia", presso il Centro Congressi Frentani a Roma.
Il segretario della Fp-Cgil, Carlo Podda, non usa mezze
misure. E tanto per far capire l'aria che tira sferra un
attacco frontale alla attuale gestione del sindacato di Corso
d'Italia, «farla finita con una organizzazione che è sempre
più lontana tra ciò che proclama e ciò che fa», e chiede il
congresso a norma di statuto, ovvero nella primavera del 2010.
Detta così, il segretario della Cgil Guglielmo Epifani deve
fare in fretta a portare a casa un risultato utile a far
uscire la Cgil dalla difficoltà in cui si trova. Altrimenti,
quello che potrebbe accadere è che ognuno si sentirà libero di
ridisegnare le alleanze che meglio preferisce.
E ieri il confronto è stato davvero a tutto campo.
Dall'alleanza "Podda-Rinaldini" a Giorgio Cremaschi, da Gian
Paolo Patta a Nicoletta Rocchi passando per Carla Cantone,
segretaria generale dello Spi-Cgil, Donata Canta, segretaria
generale della Camera del lavoro di Torino, Cesare Melloni,
segretario generale della Cgil di Bologna. Tutti parlano di
strategie, e sembrano averne abbastanza del tatticismo
esasperato, ma è difficile per il momento individuare cordate
stabili.
La tesi di fondo, per dirla con la lucidissima e articolata
relazione introduttiva dell'economista Paolo Leon, è che il
salario, sia quello diretto (busta paga) sia quello indiretto
(welfare), non potrà uscire dalla crisi nelle stesse
condizioni in cui ci è entrato, perché questo rischia di
innescare le premesse per un'altra crisi identica a quella
attuale, se non più forte. Quindi, un modello contrattuale
degno di questo nome, e possibilmente imbevuto di democrazia,
e una politica di "deficit spending" che inventi un nuovo
modello di sviluppo.
Serve quindi una riflessione approfondita su cosa vuole fare
la Cgil "da grande" e, soprattutto, un passaggio delicato nei
rapporti con la politica. Non a caso nella tavola rotonda del
pomeriggio erano presenti due ex sindacalisti passati al Pd,
come Sergio Cofferati e Paolo Nerozzi. Insomma, per dirla con
le parole del segretario della Fiom Giorgio Cremaschi, il
sindacato deve innanzitutto capire che il "bivio" non ce l'ha
più davanti a se, «ma dentro di se».
Donata Canta, che viene da un territorio che forse sta subendo
i colpi più duri della crisi, sostiene senza troppi
complimenti che la Cgil non può attardarsi ancora dentro lo
schema delle compatibilità. Anche perché nel mentre sia il
Governo che le imprese stanno approfittando dellla crisi «per
ridisegnare un nuovo modello sociale». Quale modello sarà in
grado, invece, di opporre il sindacato nel momento in cui è
costretto a subire la realtà della frantumazione dei soggetti
sociali?
Il tema della frantumazione, e quindi della eccessiva
articolazione tra lavoratori precari e "stabili", è stato il
leit motiv di parecchi interventi. Il problema è identico sia
nel pubblico impiego che tra le tute blu. Ed ha dimensioni
tali che sarà difficile uscirne con un paio di "sanatorie".
«Abbiamo bisogno di reinventare parametri e vocabolario»,
sottolinea con forza Morena Piccinini, della segreteria
nazionale della Cgil, che ha criticato il nuovo modello
contrattuale firmato da Cisl e Uil, perché «privo di un
rapporto tra lavoro e valore prodotto».
Più sfumato il panoroma se il tema del dibattito diventa
quello dei cosiddetti rapporti unitari.
Carla Cantone, per il momento, è pronta a "congelare" la
questione a quando ci sarà una Cgil più unita, mentre per
Nicoletta Rocchi il punto non è mai passato in secondo piano.
Nel suo schema, insomma, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti
sono solo "compagni che sbagliano".
Per Gianni Rinaldini, la questione sembra completamente
derubbricata. Anche perché l'accordo separato rappresenta «un
altro modello di sindacato», mentre la Cgil una idea di
sindacato adeguata alla nuova fase ancora non ce l'ha.
«Possiamo continuare a far finta - si domanda il leader della
Fiom - che non c'è un problema di riunificazione del lavoro?».
Rinaldini ha chiesto esplicitamente un «congresso vero» e non
un confabulare di gruppi dirigenti, né una conferenza
programmatica convocata all'ultimo momento. «I segretari
generali - ha concluso polemicamente - non si eleggono con le
campagne di stampa».
Il contributo degli economisti, sia Paolo Leon che Emiliano
Brancaccio, ha insistito su un altro punto non così lontano
dal dibattito in Cgil, seppure diversamente declinato:
europeismo sindacale, per Leon, e internazionalismo per
Brancaccio. Anche perché, e su questo si sono trovati
d'accordo anche alcuni sindacalisti come Cremaschi e Rinaldini,
questa è una crisi «costituente» ovvero di portata tale che
cambierà i connotati non solo all'economia ma anche ai
soggetti sociali e alle organizzazioni che li rappresentano.
Quindi, per dirla con le parole di Brancaccio «per
fronteggiare l'onda nera serve un cambio di paradigma». E per
Gian Paolo Patta (che non era in rappresentaza di Lavoro
Società, che invece non è intervenuta al convegno) il
paradigma dovrà essere talmente radicale che non basta il
deficit spending ma un nuovo modello di sviluppo e un nuovo
patto fiscale.
10/04/2009
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