Epifani gela la piazza: dialogo col Governo
Un bilancio sulla manifestazione CGIL del 4
aprile
(9 aprile 2009)
Poteva essere il segnale d’avvio di una stagione di lotte contro il tentativo
di scaricare i costi della crisi sui lavoratori. Invece è stato - in sostanza -
il segnale della smobilitazione da parte dell’unico soggetto in grado di tenere
testa al Governo. In un discorso abbastanza incolore e accolto senza grandi
entusiasmi da parte di circa 300mila persone che affollavano il Circo Massimo,
il segretario generale della CGIL non ha pronunciato una sola volta la parola
Confindustria, ha scaldato la piazza una sola volta - quando ha pronunciato il
nome di Berlusconi, accolto da una salva di fischi - ha addebitato tutto il peso
della responsabilità al Governo, ma alla fine ha indicato come unica prospettiva
quella di un tavolo di trattativa unitario (con CISL e UIL) con l’esecutivo,
precisando che “non si tratta di una sfida”. Il Governo ha risposto quello che
ci si poteva attendere, cioè picche.
Era prevedibile che Epifani avrebbe mantenuto toni bassi, perché è noto che da
tempo una parte della Confederazione accetta di suo malgrado lo scontro col
Governo, ma il leader della CGIL è andato oltre. Omettere qualsiasi riferimento
al tentativo degli imprenditori di utilizzare la crisi per portare avanti
ristrutturazioni selvagge e isolare la CGIL, dai licenziamenti politici alla
Tod’s a Pomigliano, da Fincantieri alla Piaggio, significa negare una copertura
“politica” alle lotte che le stesse strutture della CGIL portano avanti da mesi.
Non è Berlusconi che licenzia i delegati della CGIL alla Tod’s o che trasferisce
i ribelli di Pomigliano nei reparti “punitivi”. Non è il Governo che usa
mobilità e cassa integrazione per scaricare i costi della crisi sui lavoratori.
Sono Diego Della Valle e Sergio Marchionne. Sono, più in generale, gli
imprenditori italiani, a cui di fatto Epifani, col suo discorso, lascia la porta
aperta per una lotta del “mondo del lavoro”, contro un Governo che “non sta
facendo abbastanza”. Una logica non troppo dissimile da quella con cui Veltroni,
qualche tempo fa, propose una manifestazione dei lavoratori e degli imprenditori
contro Berlusconi. Una proposta non esplicitata, ma suggerita da una lettura tra
le righe del comizio di sabato. E confermata dall’apprezzamento di Epifani nei
confronti del Presidente della Repubblica, poche settimane dopo il suo appello
al sindacato a “non arroccarsi” su posizioni ideologiche, un passaggio accolto
in modo assolutamente tiepido. Non stupisce dunque il fatto che il segretario
del PD, dopo lunga riflessione, abbia deciso di essere in piazza, precisando
identica disponibilità a sostenere analoghe manifestazioni di CISL e UIL a
difesa del lavoro.
Ma soprattutto colpisce l’assenza di una proposta di lotta. Non era necessario
convocare una manifestazione di massa per rilanciare il dialogo col Governo. E
d’altro canto è da un anno e mezzo che l’esecutivo dimostra di non essere
interessato a una trattativa e di chiedere al contrario la “complicità” del
sindacato. Una strategia confermata dalle stesse dichiarazioni a caldo di
Brunetta e di Berlusconi. Epifani evita pure di indicare quali contromisure
prenderà la CGIL se il Governo dovesse fare orecchie da mercante. Dunque l’unica
strada che rimane aperta è quella di accettare le condizioni del Governo.
Il problema è se il Governo deciderà di accettare la disponibilità della CGIL e
se le dinamiche materiali permetteranno alla CGIL di rimettersi in riga, aldilà
delle buone intenzioni della maggioranza del suo gruppo dirigente. E su questo è
chiaro che nel centrodestra emergeranno posizioni articolate. La mancanza di
combattività di Epifani non stimola certo aperture da parte di Berlusconi e
d’altra parte passare sul cadavere della CGIL, con l’inasprirsi della crisi,
rischia di spingere i settori di lavoratori più esposti al di fuori del
controllo della CGIL, innescando dinamiche difficilmente controllabili e
accentuando l’autonomizzazione dalla Confederazione di alcune categorie, a
partire da FIOM e Funzione Pubblica. Quando la crisi determina una
polarizzazione sociale crescente e il sindacato frena è evidente infatti che la
relazione tra apparati sindacali e lavoratori rischia di andare in crisi. La
mancanza di entusiasmo con cui i presenti anno accolto le parole di Epifani è un
sintomo da non sottovalutare. Il Circo Massimo risponde a Epifani con entusiasmo
minore di quello che tributò a Cofferati 7 anni fa.
Ciò oggi renderebbe tanto più possibile e necessario un intervento della
sinistra per assicurare una sponda a quei settori di lavoratori che di fatto
rischiano di trovarsi a lottare per la sopravvivenza privi, del tutto o in
parte, di una copertura sindacale. Ma ancora una volta i commenti rilasciati dai
maggiori dirigenti della sinistra evitano di entrare nel merito del discorso di
Epifani e si limitano a stuzzicare Franceschini chiedendogli se sta dalla parte
del Governo o della CGIL. Era una domanda che aveva un senso porre fino al 4
aprile. Dopo la parole di Epifani rischia di perdere colpevolmente di vista il
fatto che la situazione è cambiata e che milioni di lavoratori rischiano nei
prossimi mesi di trovarsi contro sia il Governo che il PD e allo stesso tempo di
non avere una CGIL schierata “senza se e senza ma” dalla loro parte. L’assenza
di un riferimento politico per il mondo del lavoro in Italia sta diventando
drammaticamente e di giorno in giorno sempre più evidente. O la sinistra mette
in campo una proposta in grado di indicare una prospettiva generale e una via
d’uscita o la sua “inutilità” per larghe masse di lavoratori in questo paese non
farà che accentuarsi.
articolo originale:
http://www.controcorrentesinistraprc.org/articoli-contro-corrente.php?articolo=122
Marco Veruggio
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