“Un grave attacco ai diritti dei
lavoratori e alla democrazia sindacale”. Così la
Fiom Cgil e il coordinamento nazionale di Fincantieri
giudicano la decisione presa dall’azienda insieme a Fim e
Uilm di sottoscrivere un accordo separato nella vertenza per
l’integrativo di gruppo. Come prima risposta all’accordo
separato la Fiom ha deciso di effettuare nella giornata di
domani (giovedì 2 aprile) in tutti gli stabilimenti del
gruppo, almeno 2 ore di sciopero con assemblee, nelle quali
verranno illustrate le ragioni del rifiuto dell’accordo
separato.
Sono due i motivi che spingono la Fiom a protestare,
spiega il segretario nazionale Giorgio Cremaschi:
“Primo: l’accordo impone un aumento del 20% della
produttività del lavoro come condizione per ottenere un,
peraltro, bassissimo aumento salariale. Vengono introdotte
discriminazioni salariali e una gestione unilaterale delle
retribuzioni, tesa a contrapporre tra loro le principali
figure professionali e gerarchiche dell’azienda. Nello
stesso tempo, l’accordo non affronta la materia degli
appalti e della precarietà del lavoro e definisce posizioni
negative, peggiorative del Testo Unico, sulla salute e sulla
sicurezza del lavoro. Secondo: di fronte alla richiesta
della Fiom di proseguire la trattativa, l’azienda e Fim e
Uilm hanno deciso di considerare chiuso il negoziato. Fim e
Uilm si sono poi assunte la responsabilità di respingere la
richiesta della Fiom di effettuare un referendum vincolante
sulla proposta dell’azienda”.
Aggiunge Cremaschi: “La soluzione proposta da
Fincantieri, in molti casi punitiva per i
lavoratori, e il rifiuto del referendum da parte di Fim e
Uilm, sono il segno di un degrado delle relazioni sindacali
che l’Azienda ha consapevolmente perseguito in un gruppo nel
quale la partecipazione e il coinvolgimento dei lavoratori
nelle scelte produttive sono sempre stati altissimi”. Per
tutte queste ragioni, la Fiom “non considera conclusa la
vertenza e deciderà, insieme ai lavoratori, come
proseguirla, affermando le ragioni della democrazia
sindacale e impedendo il peggioramento delle condizioni di
lavoro”.