Giorgio Cremaschi: “Se Cisl e Uil firmano il testo della Confindustria che ammazza la contrattazione bisogna considerare conclusa la pratica contrattuale comune con quelle confederazioni” (...)

Il testo presentato il 16 marzo dalla Confindustria a Cgil, Cisl, Uil, rappresenta uno dei più gravi attacchi degli ultimi decenni alla libertà di contrattazione, al salario e ai diritti dei lavoratori. Non solo con questo documento si programma matematicamente la riduzione del salario reale dei lavoratori nel Contratto nazionale. Ma, invece che allargare gli spazi della aziendale, si stabilisce un sistema autoritario di controllo che nei fatti riduce quantitativamente e qualitativamente la contrattazione nei luoghi di lavoro. La stessa libertà contrattuale dei lavoratori viene minacciata con un sistema di sanzioni che non ha precedenti nel nostro sistema di relazioni e che viola apertamente i principi fondamentali della Costituzione.
La stessa premessa del documento definisce una posizione di totale subordinazione degli interessi del lavoro a quelli dell’impresa, accettando in linea di principio che non ci possano essere aumenti salariali che non siano concessi a seguito di una crescita dei profitti e della produttività delle imprese. Nessun sindacato europeo oggi dovrebbe firmare clausole di questa portata autodistruttiva.
Se Cisl e Uil alla fine sottoscriveranno queste norme applicative, accetteranno un modello sindacale che distrugge il salario, i diritti, la contrattazione e la democrazia sindacale. Sarà allora impossibile una politica contrattuale comune tra chi è d’accordo con quel sistema autoritario e chi, come noi, dovrà operare per contrastarlo e rovesciarlo. Se dunque Cisl e Uil decideranno di aderire a quel testo, la Cgil dovrà considerare conclusa la pratica contrattuale comune con quelle confederazioni. Anche la stessa celebrazione comune del primo maggio, di fronte a una firma di un accordo così drammatico dei lavoratori, rappresenterebbe solo un’ipocrisia dannosa.

Rete28Aprile

Roma, 27 marzo 2009