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Dall’Indesit alla Piaggio convergenze bipartisan contro le lavoratrici e i lavoratori
La parlamentare del Pd, Maria Paola Merloni, sul Corriere della Sera difende la decisione della sua azienda di chiudere lo stabilimento di Torino e di trasferire la produzione in Polonia. Niente di particolare sul fatto che un imprenditore voglia chiudere una fabbrica, ci siamo abituati purtroppo, anche se così si lede un principio costituzionale. Quando però si usano i fondi pubblici, italiani ed europei, e poi si usa il mercato per licenziare, prima che di destra o di sinistra, si è semplicemente degli sfacciati. Anche il segretario del Partito democratico, onorevole Franceschini, non è stato in grado a Ballarò di dire nulla su questa decisione del gruppo Merloni. Incalzato dal rappresentante della destra non ha saputo far meglio che rispondere, anche egli, che il mercato c’è anche per i parlamentari del centrosinistra. Ma allora, quali sono le differenze nella politica, rispetto alla crisi? (...) Anche alla
Piaggio di Pontedera c’è uno scenario simile. Un accordo
separato contro la Fiom e contro la maggioranza della
delegazione trattante ha stabilito un peggioramento delle
condizioni di lavoro in cambio di un aumento salariale di 50
euro all’anno. E il Sindaco di centrosinistra della città si è
espresso pubblicamente a favore dell’accordo. I lavoratori della
Piaggio nelle assemblee stanno esprimendo il loro dissenso
sull’accordo, e lo fanno soprattutto quelli che stanno peggio e
devono lavorare di più. Il 20 marzo, a Torino, ci sarà lo
sciopero nazionale del gruppo Merloni-Indesit proprio per dire
no alla chiusura della fabbrica di None. Sorge spontanea una
domanda: ma l’unità nazionale tra i partiti più importanti deve
avvenire per mettere nei guai e licenziare le lavoratrici e i
lavoratori? Giorgio Cremaschi Roma, 19 marzo 2009
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