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Antonio Sciotto (Manifesto)
GOVERNO
Precari, raddoppia l'elemosina
Il sostegno a chi perde il
posto passa dal 10 al 20%, ma resta una tantum Cgil
critica: lo avrà solo 1 atipico su 10. Pd e Udc:
aiutino inadeguato
L'elemosina è stata raddoppiata, ma resta sempre
un'elemosina. Il governo ha deciso ieri di portare
dal 10% al 20% della retribuzione annuale,
l'indennità una tantum destinata ai parasubordinati
che verranno licenziati: si tratta, secondo i
calcoli della Cgil su dati Inps, di passare da circa
800 a 1600 euro medi (mentre il ministro del Welfare
Sacconi ieri parlava di una somma che va da 1000 a
2600 euro). Soldi che i collaboratori, dopo anni di
sfruttamento, riceveranno in un'unica tranche, per
rimanere sostanzialmente a piedi per tutti i mesi a
venire. E non basta, perché essendo molto stringenti
i requisiti in base ai quali si potrà accedere al
sussidio, non saranno affatto tutti gli 836 mila
parasubordinati del Paese a ricevere la cifra, ma al
massimo un 10% (calcola la Cgil), cioè circa 80-90
mila persone. La cifra stanziata dal governo,
d'altra parte, è molto bassa: cento milioni di euro.
Ma spieghiamo prima i contenuti del provvedimento, e
poi riporteremo le critiche che ne mettono in
evidenza i limiti. È probabile che le misure siano
inserite come emendamento al decreto sugli incentivi
alle auto e agli elettrodomestici.
Assegno in 20 giorni. Si accorciano i tempi per
accedere agli ammortizzatori sociali. «Dai 120-140
giorni che servivano per l'erogazione degli
strumenti ordinari, con le misure adottate oggi ci
sarà una drastica semplificazione del procedimento
per arrivare a 20-30 giorni», ha annunciato il
ministro Sacconi.
Raddoppia l'indennità. «L'indennità di reinserimento
per i collaboratori a progetto con un solo
committente - ha spiegato il ministro - è innalzata
dal 10% al 20% di quanto percepito l'anno precedente
in una somma che va da 1.000 ai 2.600 euro circa».
Il costo di questa misura è di circa 100 milioni di
euro per il 2009. «Useremo 100 milioni ulteriori di
disponibilità del ministero. Ragionevolmente
prorogheremo anche nel 2010 la misura ma attualmente
la copertura è per il 2009».
Piccoli lavori per chi ha sussidi e «voucher». I
lavoratori che ricevono i sussidi potranno accettare
anche piccoli lavori, ma per un massimo di 3 mila
euro per la parte restante del 2009. Potranno così
integrare all'80% il reddito che ricevono dagli
ammortizzatori. Si potranno considerare come
spezzoni lavorativi anche i buoni lavoro, i
cosiddetti «voucher» già utilizzati in agricoltura e
nei lavori domestici.
Enti bilaterali. Gli enti bilaterali potranno
concorrere a integrare il reddito dei lavoratori
sospesi per tre mesi ai quali viene comunque
garantito l'80% del salario».
Queste le linee guida dell'intervento, almeno nella
formula con cui l'ha presentato il governo: di
scritto c'è ancora poco e i sindacati e
l'opposizione stanno cercando di capire le parti più
fumose. Le critiche più pesanti vengono dalla Cgil,
che con la segretaria del Nidil Filomena Trizio
bolla il provvedimento come semplice «raddoppio
dell'elemosina». Roberto D'Andrea, della segreteria
nazionale Nidil, ci spiega perché l'indennità una
tantum sia di fatto un «bidone» riservato ai
precari. «Il problema sta innanzitutto nel fatto che
non si parla di interventi strutturali, più a lungo
termine, ma di un'una tantum. In media, nemmeno 1800
euro se è vero che il reddito medio annuo di un
parasubordinato, secondo l'Inps, è di 8800 euro
lordi. Ma è ancor più grave che molti vengano
illusi, mentre solo un 10% al massimo riuscirà ad
accedere al sussidio: i requisiti sono molto
stringenti, e basta non possederne uno per essere
esclusi. Bisogna avere un solo committente e un
reddito compreso tra 5 mila e 13.800 euro annui:
paradossalmente, chi ha fatto meno di 5 mila euro
nell'anno passato, non potrà avere l'assegno. E poi,
se ne ho fatti 6-7 mila arrabattandomi con più
lavoretti, sono comunque escluso. Ancora, si devono
avere tra i 3 e i 10 mesi di versamento contributivo
nell'anno precedente, e almeno 3 in quello in corso.
Ma stiamo attenti: secondo una ricerca della
Sapienza di Roma su dati Inps, solo il 53% dei
parasubordinati ha più di 6 mesi di lavoro in un
anno. In poche parole, non solo sei stato sfruttato
sui salari e le tutele: adesso ti tocca pure la
beffa di una elemosina».
La Cgil confederale, con Fulvio Fammoni, sottolinea
comunque che se il governo ha rimesso mano al
provvedimento, è «un primo, parziale ma importante,
risultato della nostra iniziativa»: «I risultati sui
collaboratori, seppur ancora largamente
insufficienti, vanno nella direzione delle nostre
proposte». Il leader della Cisl Raffaele Bonanni
invece plaude decisamente al pacchetto del governo:
«Il dialogo paga».
La Cgil resta sempre dell'idea che si debbano
parificare i sostegni dei parasubordinati a quelli
di tutti i lavoratori, traendo fondi dalla lotta
all'evasione, ma anche da una tassa rtemporanea sui
redditi più alti. E, in prospettiva, riformando
strutturalmente il welfare. Nel 2008, i dipendenti
che hanno perso il lavoro e avevano diritto a un
sostegno, hanno avuto 8 mesi pagati (12 se
ultracinquantenni); il 60% della retribuzione lorda
mensile per i primi 6 mesi, il 50% il settimo e
ottavo mese, e il 40% negli ultimi 4 mesi. Per i
collaboratori, nonostante versino dei contributi e
nonostante l'Inps abbia 11 miliardi di avanzo,
finora non è mai stato previsto nulla.
Il leader Udc Pierferdinando Casini dice che «più
che un pacchetto di aiuti, si tratta di aiutini». Il
Pd aveva chiesto nei giorni scorsi un assegno
mensile, per il 2009, per tutti i disoccupati:
misura emergenziale finanziata da una tassa di
solidarietà sui redditi alti. Ieri il partito ha
bocciato come «inadeguato» l'intervento del governo.
14.3.09 |