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La
vecchia talpa in questo caso non è il
movimento operaio, ma il capitalismo.
Che più si aggrava la crisi, più scava
sotto le fondamenta dei diritti e delle
garanzie sociali. Cresce il degrado del
lavoro, con il dato impressionante degli
infortuni mortali che avvengono allo
stesso ritmo dell’anno scorso,
nonostante la caduta dell’occupazione e
il dilagare della Cassa integrazione.
Chi lavora, lavora per due e si
infortuna per tre. (...)
Ovunque le imprese usano la drammaticità
della crisi per presentare a sindacati e
lavoratori richieste di peggioramento
delle condizioni di lavoro, di
limitazione dei salari e dei diritti,
che solo pochi mesi fa erano nel loro
libro dei sogni.
In
questo quadro dovrebbe essere a
conoscenza dei lavoratori la trattativa
misteriosa che si sta svolgendo al
tavolo confederale sulle cosiddette
“norme applicative” dell’intesa del 22
gennaio. Si sono tenuti già diversi
incontri, e altri ne sono, a breve, in
programma.
Per chi si illudeva che l’accordo del 22
gennaio fosse un puro confronto di idee,
la Confindustria chiarisce che le “norme
applicative” di quella intesa dovranno
imporre nuove regole e sanzioni adeguate
per chi non le rispetta. Che gli aumenti
salariali dei contratti nazionali
dovranno essere calcolati sui minimi
tabellari, che la flessibilità del
salario aziendale dovrà essere assoluta,
che le deroghe ci dovranno proprio
essere e così via.
Addirittura pare che si prepari un
trattamento di favore per i
metalmeccanici, per i quali ci dovrebbe
essere un obbligo di disdetta anticipata
del Contratto che scade a fine anno, per
applicare subito le nuove regole.
La Confindustria va a riscuotere con chi
ha firmato quello che ha firmato e
chiarisce che le piattaforme sindacali
triennali, che magari cercano di
ignorare l’accordo del 22 gennaio,
ricadranno necessariamente sotto quella
regolazione.
Il
Sole 24 ore già da qualche tempo scrive
che la trattativa sulle “norme
applicative” è persino più importante di
quella sui principi. Lo sappiamo
perfettamente, nessuno fa un accordo
senza pensare concretamente a come
applicarlo.
È necessario che le lavoratrici e i
lavoratori sappiano che la rottura che
c’è stata il 22 gennaio è poco rispetto
a quella che ci può essere di fronte al
fatto che, azienda per azienda contratto
per contratto, la Confindustria ne
esigerà l’applicazione nel modo più
rigoroso e brutale. Chi nella Cgil pensa
che si possa voltar pagina e cancellare
quanto è successo è destinato a ripetere
sempre in peggio l’esperienza di questi
mesi. La Confindustria chiarisce che non
accetta terze vie. O ci si piega, o si
lotta.
RETE28APRILE
Roma, 11 marzo 2009 |