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Come si temeva,
l’assenza di una
linea contrattuale
comune nella Cgil
sta portando a
comportamenti
opposti nella stessa
organizzazione.
Mentre la Fiom
ribadisce che non
applicherà l’accordo
separato sul sistema
contrattuale e
conferma la
“pregiudiziale”
democratica
sull’obbligo di
referendum tra i
lavoratori, altre
categorie stanno nei
fatti aderendo
all’intesa di
gennaio. La
Flai-Cgil ha
concordato con Cisl
e Uil una
piattaforma unitaria
che rappresenta la
sostanziale
accettazione
dell’accordo che la
Cgil non ha firmato.
(...)
Infatti:
1. L’aumento di 173
euro viene
distribuito su 3
anni.
2. Si decide di
passare
immediatamente al
nuovo triennio
normativo, saltando
la scadenza
formalmente prevista
del rinnovo del
biennio salariale.
3. Si rivendica
l’estensione
dell’attività degli
enti bilaterali in
particolare a
integrazione del
reddito e sulla
sanità, in piena
coerenza con uno dei
punti più contestati
dell’accordo
separato.
4. Si concorda di
adeguare le
normative sulla
contrattazione
aziendale al nuovo
sistema, nonché alla
detassazione dei
premi. Così si apre
la via alla
limitazione delle
materie della
contrattazione
aziendale, alle
relative sanzioni
verso i
comportamenti
difformi e al
salario totalmente
flessibile.
5. Nulla si dice del
clausola di deroga
nell’applicazione
dei contratti
nazionali a livello
aziendale e
territoriale. Questa
clausola è stata
sottoscritta da Cisl
e Uil, la
Confindustria la
esigerà, la
piattaforma
semplicemente non ne
parla.
Non c’è il
referendum né sulla
piattaforma, né
sull’accordo, né
tantomeno c’è il
ricorso ai
lavoratori in caso
di opinioni diverse
tra i sindacati.
Tutte le decisioni
verranno prese in
un’assemblea
nazionale a
composizione
paritetica tra le
tre organizzazioni
sindacali, dove la
Cgil sarà comunque
in minoranza.
In questi giorni la
Cgil sta effettuando
il suo referendum
sull’accordo
separato. Gli
alimentaristi si
troveranno di fronte
a una piattaforma
che recepisce
quell’accordo
separato nello
stesso momento in
cui la Cgil chiede
loro di bocciarlo.
I casi sono due: o
la confederazione è
d’accordo con la
Flai, e allora siamo
di fronte a scelte
prive di qualsiasi
coerenza, oppure la
Flai ha deciso in
contrasto con la
segreteria
confederale e allora
siamo alla crisi
dell’unità
contrattuale della
confederazione. In
entrambi i casi è
giunto il momento di
fare chiarezza con
un congresso, perché
così la Cgil non va
da nessuna parte. |