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Greco
Siamo di fronte a una crisi
mondiale del capitalismo, del sistema fondato
sull'onnipotenza del mercato, malgrado i nostri
emuli di Milton Friedman, come Giavazzi,
continuino a negarlo. Siamo davvero di fronte ad
un salto d'epoca?
Cremaschi
Assolutamente si. La crisi è
mondiale, ma ognuno ci arriva con le sue
disgrazie. E noi abbiamo le nostre. Ed entriamo
in questa crisi sicuramente con un livello di
democrazia, un livello di poteri sociali, un
livello di salari e di diritti, che sono
sprofondati nel lungo periodo. Io penso che
abbiamo di fronte una caduta della produzione e
una caduta possibile dei redditi, da anni '30.
La crisi sta in qualche modo risolvendo quel
conflitto che ha percorso tutti gli anni ottanta
e novanta tra due facce del liberismo: una è
quella che predica mercato e concorrenza,
l'altra è quella populista e autoritaria
inaugurata da Craxi, poi ereditata da
Berlusconi. La crisi distrugge l'autonomia della
Confindustria e del sistema bancario, le
liberalizzazioni e il libero mercato. E lascia
sul campo solo il modello autoritario e
dirigista di Berlusconi e Tremonti. Questo
produce la crisi. Il potere di vita e di morte
sulle imprese ce l'ha il potere politico. Un
potere politico però di destra, che ha una idea
autoritaria della società.
Greco
Questo accade nella
"provincia Italia". C'è tuttavia una dimensione
più ampia, a partire da ciò che accade nel cuore
del capitalismo, negli Stati Uniti di Barak
Obama. Ci troviamo qui di fronte al tentativo di
inaugurare un nuovo corso, una sorta di new deal
rooseveltiano. Ci sono alcuni atti, come
l'intervento su GM, sulle banche, cose che solo
un anno fa sarebbero parse delle pure aporie.
Cremaschi
Quello che voglio dire è che
mentre il liberismo di mercato è sempre di
destra, a differenza di quello che dicono
Giavazzi e Alesina, non è detto che il ritorno
del pubblico sia sempre di sinistra.
Siamo di fronte al fatto che c'è il fallimento
della globalizzazione. La globalizzazione
liberista non funziona più. Il meccanismo si è
rotto. E non riprenderà più come prima. Quando
ci sarà l'eventuale ripresa economica, in mezzo
ci saranno stati tali e tanti interventi della
politica che quel tipo di globalizzazione lì
comunque non ci sarà più.
Greco
Esiste la possibilità che
prenda corpo l'idea di rafforzare il sindacato
come agente di sviluppo dell'economia,
contrariamente alle strategie delle passate
amministrazioni?
Cremaschi
Non lo so. Secondo me, questo
non c'è l'ha in mente neanche Obama. Il fatto è
che si è precipitati in acqua e si è disimparato
a nuotare. Se devo vedere cosa fa Obama, vedo
cose contraddittorie. Da una parte dice "buy
american", che è uno slogan protezionista
classico, che sta avendo già delle
ripercussioni, perché vuol dire che l'acciaio
europeo muore e significa una competizione
selvaggia. Nello stesso tempo la G.M. ha detto
ai sindacati americani che la condizione per
ripartire per avere gli aiuti di Stato, è
dimezzare i salari. Quindi c'è sì un intervento
pubblico, ma non è detto che sia democratico,
progressivo e partecipativo. E' la crisi totale
del post-fordismo. Tutti i governi vanno avanti
per tentativi e la prima cosa che fanno è
mettere in piedi meccanismi che fino a poco
tempo fa erano tabù.
Greco
Tuttavia alcune scelte di
impronta sociale sono ben visibili: il rilancio
del welfare, l'estensione delle tutele sanitarie
fatte pagare ai ricchi. E poi, in campo
internazionale, l'apertura al mondo musulmano,
la proposta di ridurre drasticamente gli
arsenali nucleari...
Cremaschi
Si, ma se la domanda era sul
lavoro, ti dico non lo so. I dati non ci sono .
Non è detto che l'intervento produca effetti
socialmente importanti. Se devo vedere i segnali
rispetto alla domanda di fondo che fai e cioè se
c'è una idea progressista di gestione della
crisi, una idea che dica facciamo crescere i
redditi dei lavoratori e redistribuiamo la
ricchezza, oggi tendenzialmente questo non c'è.
Greco
Torniamo all'Italia. Le imprese che hanno
investito in modo massiccio nella speculazione
finanziaria adesso si trovano i portafogli pieni
di titoli tossici e di derivati. Sono le imprese
che hanno pensato di fare i soldi con i soldi
anziché investire nel processo e nel prodotto.
Adesso quello che chiedono è che si intervenga
con il denaro pubblico per ripulire il loro
portafoglio, piuttosto che innescare un
meccanismo di sviluppo che cambi i comportamenti
tenuti in questi decenni. Il modello che in
Italia si sta realizzando, dentro questo blocco
politico sociale, è il modello Alitalia? Cioè
debiti in collo alla collettività, macelleria
sociale e rimessa in campo di una imprenditoria
fraudolenta ed usuraria?
Cremaschi
Tutto quello che si sta facendo oggi produce
regressione sul piano sociale. C'è una politica
sempre più aggressiva che vuol far pagare tutti
i costi della crisi ai lavoratori, ma non è vero
che c'è un ruolo puramente subalterno della
politica rispetto all'impresa. E' vero l'esatto
contrario. Penso che i padroni vanno con il
cappello in mano da Berlusconi e con il bastone
dagli operai. Il mercato sparisce
definitivamente e diventa una cosa che viene
riservata solo ai poveri. La competizione è tra
loro.
Greco
Il conflitto orizzontale che
sostituisce quello verticale...
Cremaschi
Questo è quello che sta
avvenendo in Italia ancora più che negli altri
Paesi. I Tremonti-bond sono il modo con il quale
il Governo italiano controllerà il sistema
bancario, senza neanche avere fatto l'operazione
trasparente della nazionalizzazione. Quindi sarà
un controllo preciso, diretto, ad personam.
Perché è chiaro che a quel punto chi presta i
soldi è il padrone.
Greco
Veniamo al sindacato. Dopo lo
sciopero di Fiom e Funzione pubblica, la
mobilitazione della Cgil proposta per il 4
aprile è sostenuta da una piattaforma
programmatica in grado di dare respiro a questa
iniziativa, oppure siamo ancora in una fase in
cui si naviga a vista?
Cremaschi
Siamo ancora in una fase in
cui si naviga a vista, perché manca una
piattaforma anticrisi. E manca perché il
sindacato è stato parte interna al processo di
egemonia culturale dell'impresa e del mercato. E
quindi è spiazzato. A volte capita che siano più
a sinistra i governi dei sindacati, perché sono
i governi a dire nazionalizziamo prima che i
sindacati. Questo avveniva anche negli anni '30,
peraltro. In Italia, l'attacco ai diritti, ai
contratti è avvenuto attraverso la
concertazione, facendo partecipare i sindacati
al processo di liberalizzazione,
privatizzazione, precarizzazione del lavoro. Se
questo da un lato ha salvato il sindacato come
organizzazione, dall'altro ne ha ridotto la
capacità di "fare" sindacato, contrattazione, di
essere nel sociale. L'hanno istituzionalizzato.
Intanto i salari italiani sono i più bassi
d'Europa. Per tantissimi lavoratori oggi il
sindacato è una istituzione inutile, cosa che
c'è molto meno negli altri paesi in cui c'è
invece un riavvicinamento al sindacato. Da
questo punto di vista la rottura attuata dalla
Cisl sul sistema contrattuale è una cosa
importante...
Greco
In articulo mortis...
Cremaschi
...esatto. E' semplicemente
un fermarsi un metro prima del baratro. Di per
sé, tuttavia, non definisce un percorso. E'
chiaro che se la Cgil avesse firmato l'accordo
separato ci troveremmo in un regime
sindacal-berlusconiano. Questo oggi non c'è, ma
non è detto che ci sia la risposta.
Greco
Oggi c'è una intera
generazione, forse due, allo sbando, senza che
sia possibile immaginare come la loro condizione
materiale ed esistenziale possa essere
recuperata. Nell'arco di poco meno di vent'anni
si sono abbattuti su di loro veri e propri colpi
di maglio: il ripetuto intervento sul regime
pensionistico, la devastazione del mercato del
lavoro, il taglio delle retribuzioni attraverso
l'attacco al contratto nazionale e, infine, i
licenziamenti di massa senza disporre di
adeguati ammortizzatori sociali. Oltre alla
risposta alla crisi, quella sistemica, esiste
una linea plausibile di difesa, esiste una
strategia anche pragmatica da riprendere in
campo qui ed ora per rispondere a questa
condizione che qui ed ora ha bisogno di
risposte?
Cremaschi
Nella crisi, il modello delle
relazioni sindacali diventa un modello
autoritario dove da un lato conta soprattutto il
Governo e le sue decisioni, mentre in azienda
c'è la complicità. Al sindacato si chiede di
adattarsi a questo. La complicità non può che
essere azienda per azienda e quindi non può che
alimentare la guerra tra i poveri. Cisl e Uil
hanno progressivamente accettato questa cosa. E
sono dentro. La Cgil ha detto di no a questo, ma
non ha nessuna risposta alternativa perchè vive
nel rimpianto della concertazione. In questo c'è
una similarità tra gruppo dirigente della Cgil e
Partito democratico. Una similarità di posizione
impotente. Come il partito democratico,
rimpiange il periodo in cui era la sinistra che
gestiva la politica economica di destra, quando
Agnelli diceva a D'Alema: "solo voi potete fare
certe cose". Il Pd rischia l'estinzione politica
per inutilità. La Cgil rischia di trovarsi nella
stessa situazione.
Greco
La Fiom ha fatto della
questione democratica la sua bandiera. Su questo
tema è possibile ricostruire le basi di un
rilancio di un sindacato moderno?
Cremaschi
Quella della Fiom non è una
specificità di categoria, è un'ipotesi di
sindacato confederale. O la Cgil si ristruttura
e si riorganizza usando l'esperienza della Fiom,
oppure si balcanizza e la maggior parte verrà
riassorbita nel modello Cisl, aziendalistico ed
autoritario. La democrazia è il cardine della
partita. Perchè è chiaro che scegliere fino in
fondo la pratica della democrazia sindacale
significa scardinare il modello di sindacato
nato dalla concertazione.
Greco
Una battuta sulla politica.
Si è determinata nel Prc l'ennesima scissione.
Gli scissionisti pensano ad un cartello
elettorale che comprenda anche socialisti e
radicali,con un occhio all'Udc. Poi c'è stato un
appello di un gruppo autorevole di intellettuali
per una lista unitaria di tutta la sinistra
sotto un ombrello definito "per la democrazia"
Che ne pensi?
Cremaschi
Con tutto il rispetto, mi
pare un'operazione senza futuro. Mi dispiace,
perchè sono persone che stimo. Penso che oggi
c'è bisogno di una critica radicale ed
organizzata al capitalismo. Non siamo più di
fronte alla caduta del muro di Berlino, ma di
fronte alla crisi del capitalismo reale.
Greco
Siamo anche di fronte alla
crisi del bipartitismo?
Cremaschi
Del bipartitismo non lo so.
Siamo di fronte alla crisi della politica
dell'alternanza, questo sì. In Italia Berlusconi
ha occupato lo spazio della politica delle
alternanze e quindi c'è il rischio che
l'alternanza a Berlusconi tra cinque anni sia
Fini. O si costruisce un'alternativa oppure
l'alternanza ci sarà solo nella destra.
01/03/2009 |