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CONTRATTO SCUOLA - 400 mila i
votanti, i «no» all'84% nel referendum della Flc: «Stop
ai tagli». E la Cisl contesta i dati
Gli insegnanti bocciano l'intesa
separata. Sciopero Cgil il 18
Quattrocentomila insegnanti hanno detto «no» al
contratto della scuola siglato il 17 dicembre scorso dal
ministero e da Cisl, Uil, Snals, Confsal e Gilda. Non
dalla Cgil, che ha deciso di consultare i diretti
interessati. Con una partecipazione al voto pari al 40%
dei lavoratori del comparto (che sono un milione) ma di
gran lunga superiore a quella dei soli iscritti Cgil
(che sono 135 mila), e una percentuale di «no» arrivata
al 94%, Mimmo Pantaleo, segretario generale Flc Cgil,
parla di un «successo straordinario» e annuncia per il
18 marzo lo sciopero dei lavoratori di tutto il settore
(scuola, università, ricerca e formazione artistica).
«Non abbiamo sottoscritto l'intesa perchè insufficiente
a recuperare il potere d'acquisto dei salari, perchè non
propone nessuna soluzione al problema del precariato e
non risponde alle attese del mondo della scuola sul
versante professionale». Un rinnovo contrattuale che
mette una sessantina di euro in più in busta paga, in
due anni; tra i 30 e i 40 mila insegnanti precari che
dall'inizio del prossimo anno scolastico rischiano di
rimanere a casa; più in generale, il mondo
dell'istruzione e della ricerca considerato solo in
quanto voce di spesa, con il risultato di un piano di
tagli per 9 miliardi. «Vanno rimesse in discussione
tutte le politiche del governo in materia di istruzione,
in un momento di crisi come questo il settore della
conoscenza non può subire tagli così pesanti», aggiunge
Pantaleo, richiamando le parole del presidente della
Repubblica, «gli altri paesi investono nell'istruzione
come motore per uscire dalla crisi, mentre da noi si
tagliano 8 miliardi alla scuola e 1,5 all'università».
Ma a dire «no», nel referendum organizzato dalla Cgil
con oltre 4 mila assemblee, sono stati gli insegnanti
stessi. Votando in misura superiore, di 90 mila unità,
persino al referendum sul protocollo welfare del 2007
(che era unitario, con Cisl e Uil). E nonostante «i
tanti tentativi di ostacolare lo svolgimento della
consultazione» denunciati dalla Flc: «Pressioni sui
dirigenti scolastici e sui direttori regionali perchè
impedissero di costituire i seggi, lettere e volantini
di altre organizzazioni sindacali, negazione del valore
democratico dell'iniziativa». Lo stesso Epifani,
segretario generale Cgil, parla di «numeri importanti
perchè ottenuti in condizioni difficili».
Alla Cisl è toccato ieri (ma succede sempre più spesso
di questi tempi) il ruolo di controparte. Più che
esercizio democratico, il referendum diventa «atto di
propaganda». 400 mila partecipanti al voto? «Lo dice
Epifani, che non è nè arbitro nè notaio», è il commento
di Bonanni (Cisl), cui evidentemente il merito della
questione poco interessa. Il 18 marzo, dunque, sarà
sciopero di tutto il settore, accompagnato da una serie
di manifestazioni territoriali, parte del percorso di
mobilitazione per arrivare alla manifestazione nazionale
dell'intera Cgil, il 4 aprile a Roma.
manifesto 24.2.09 |