CRISI ECONOMICA: CORVI E COLOMBE
DISCUTONO DEL T.F.R.SEMPRE PIÙ DIFFICILI LE
PROSPETTIVE PER I LAVORATORI E LE FAMIGLIE.
di: Raffaele Pirozzi e Giuseppe
Biasco
Il Ministro delle attività
Economiche Scajola ci ha provato ad aprire una
polemica con Emma Marcegaglia, attuale presidente di
Confindustria, ma l’obiettivo non è stato raggiunto.
Scajola fa parte di quel gruppo
di Ministri che pochi conoscono e nessuno sa che
cosa facciano realmente nel Governo Berlusconi.
Attaccando il Presidente della
Confindustria, nella riunione della CISL, Scajola
sperava di avere una attenzione forte dei media su
di lui e contemporaneamente fare l’occhiolino alla
organizzazione sindacale di Bonanni, che supporta
apertamente ipotesi politiche centriste e può
risultare molto utile come interlocutore per un
vecchio democristiano come è il Ministro.
Il tentativo non ha ottenuto gli
effetti sperati, perché la Marcegaglia, è al di
sopra di ogni sospetto. Non era lei , insieme con
Federica Guidi, neo eletta presidente dei Giovani
Industriali, che si procurava i fazzolettini per
asciugare la fronte imperlata di sudore di
Berlusconi, mentre interveniva, ospite gradito nella
assemblea generale della Confindustria?
Come si può dubitare della
Marcegaglia, una delle più disponibili nella
particolare vicenda dell’Alitalia? Può mai essere un
“corvo” chi pensa che alla fine di questo anno la
situazione economica sarà avviata verso una ripresa
ed un netto miglioramento? L’unico motivo per cui è
stata individuata come un nero uccello del
malaugurio dall’inoperoso Ministro, dipende dalle
continue affermazioni della Marcegaglia, che non
perde l’occasione per affermare che le misure che ha
preso il Governo per affrontare la grave crisi
economica in atto, non sono sufficienti per aiutare
lo sforzo delle Piccole e Medie Imprese italiane per
reggere in questa difficile congiuntura.
Il Ministro ha dimostrato che
non aveva capito nulla di quello che gli industriali
volevano, attraverso la continua denuncia del suo
Presidente. D’altra parte Scajola non è nuovo ad
uscite sconsiderate; quelle su Biagi, il consulente
assassinato dalle BR, gli costarono, addirittura le
dimissioni da Ministro degli Interni nel precedente
Governo Berlusconi.
L’improvvido attacco del
Ministro ha costretto la Marcegaglia ad uscire allo
scoperto prima del tempo. La proposta è stata
lanciata senza la necessaria politica di
comunicazione, senza la quale il raggiungimento dei
risultati è impossibile. Per aiutare le Piccole e
medie Imprese, dobbiamo trattenere in azienda i
fondi del TFR che sono destinati all’INPS. Questa è
stata la richiesta che ha fatto la Marcegaglia, non
ottenendo una grande attenzione dei media, perché
nel frattempo era costretta a spiegare ai
giornalisti che non era un corvo.
Il Ministro Tremonti ha subito
espresso la sua perplessità, ma si è riservato di
approfondire l’argomento per non essere troppo
scortese con gli industriali.
Questa piccola querelle, che
appare di nessuna importanza, rappresenta un segnale
significativo di quello che ci aspetta per il
futuro, e sottovalutare i segnali è un errore che il
paese reale non deve commettere.
Cerchiamo di interpretare questa
vicenda. La prima riflessione che deve essere fatta
riguarda i dati che ogni giorno vengono elaborati
sull’andamento della crisi. La produzione
industriale ha chiuso il 2008 con una diminuzione
del 10%, un dato grave, perché si aggiunge a quello
relativo agli ordini per i primi mesi del 2009 che
sono in calo del 15%. Il P.I.L. per il prossimo anno
è previsto in calo del 2,5%, ma questa previsione
potrebbe essere smentita alla fine del 2009.
Il Governatore della Banca
d’Italia: Mario Draghi ha lanciato un allarme sul
rischio disoccupazione per i prossimi due anni, che
se non affrontato tempestivamente, potrebbe
rappresentare un grave problema per il nostro paese
per il futuro.
In un contesto così grave,
perché la Confindustria pensa al TFR?
Il Trattamento di Fine rapporto
è salario differito dei lavoratori, che non viene
erogato mensilmente, ma viene accumulato e
restituito alla fine del rapporto di lavoro. Questo
istituto salariale è stato oggetto dell’accordo del
Luglio del 2007, tra il Governo Prodi, le
organizzazioni sindacali e la Confindustria che ha
definito la riforma pensionistica e le misure di
nuova previdenza privata; richiesta a grande voce
dagli industriali e dalle Banche.
Prima di questo accordo il TFR
era depositato presso le aziende, che ne disponevano
liberamente. Per organizzare la previdenza privata,
gli industriali hanno ceduto questi ingenti
finanziamenti a fondi pensionistici di carattere
obbligazionario, affascinati , come erano, dalle
sirene della Finanza creativa, che individuavano
nella Borsa e negli investimenti innovativi, forti e
facili guadagni in grado di sostenere gli
investimenti delle imprese in Italia ed all’estero.
Ovvero, dal salario dei
lavoratori, si era creato un sistema finanziario che
sosteneva gli investimenti e l’aumento del capitale
degli industriali. Il patto sancito nell’accordo del
2007, per ottenere questo, fu l’eliminazione dello
scalone previsto dalla riforma delle pensioni di
Maroni, che doveva essere finanziata con il deposito
presso l’INPS dei TFR dei lavoratori che non
intendevano accedere alla previdenza privata. In
questo modo la perdita per l’INPS sarebbe stata
colmata e si poteva provvedere ad un sistema
pensionistico che arrivava all’aumento dell’età
pensionabile in maniera graduale. La domanda che
deve essere posta agli industriale ed alle banche è:
che fine hanno fatto i soldi dei lavoratori
investiti nella previdenza privata? Sono stati,
forse bruciati nel crollo della Finanza americana e
perduti nei titoli spazzatura? Gli industriali
italiani ne lamentano lo scarso impegno delle Banche
in questa fase, sono forse indebitati perché hanno
investito in prodotti bancari che oggi sono solo
carta straccia?
Le Banche non finanziano chi gli
deve dei soldi, diventa necessario, per gli
industriali, recuperare soldi da ogni parte, e i TFR
da versare all’INPS sono il primo e più facile degli
obiettivi.
Da tempo la Marcegaglia chiede
di mettere mano alle pensioni ed all’accordo 2007.
La continua denuncia del Governo era la tecnica
utilizzata da parte della Confindustria, che serviva
creare quel clima di attenzione che doveva sfociare
prima o poi in una emergenza a cui rispondere con
provvedimenti di urgenza, con accordi parziali con
il Sindacato e senza discussione in Parlamento.
Purtroppo per loro, Scajola non perde mai
l’occasione per stare zitto.
Resta al Sindacato ed alle
opposizioni comprendere a che punto è la notte di
questa crisi continuamente annunciata, ma che per il
momento colpisce solo quelli più deboli.
Napoli, 23/02/09