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CRISI Confindustria: utilizzare i
flussi, per un anno, per finanziare le aziende. «Ni»
della Cgil
E ora le imprese vogliono il Tfr
Il governo attacca gli industriali:
«corvi» che diffondono pessimismo
Utilizzare il Tfr per finanziare le imprese in
difficoltà. E' la proposta lanciata ieri dalla
presidente degli industriali, Emma Marcegaglia: lasciare
per un anno il trattamento di fine rapporto in azienda
per assicurare alle imprese una maggiore e immediata
liquidità o, in alternativa, farlo confluire in un fondo
di garanzia per il credito, a sostegno delle piccole e
medie imprese.
Il trattamento di fine rapporto (Tfr) è salario
differito che si matura ogni mese, volontariamento
destinato dalla riforma del 2007 ai fondi di previdenza
complementare dei lavoratori, o in alternativa, per chi
scelga di tenerlo in azienda, a un fondo costituito
presso l'Inps (ma solo per le aziende con più di 50
dipendenti). Ed è a quest'ultima possibilità che sembra
riferirsi la proposta di Confindustria: «Si potrebbe
decidere che per un anno i flussi di Tfr non vanno
all'Inps ma restano in azienda o in alternativa, che con
quei soldi si crea un fondo di garanzia che aiuti il
sistema del credito alle piccole e medie imprese».
Sul sito del Corsera, che riporta l'annuncio, infuria
una bufera di commenti: «Con quale coraggio chiedete
ancora soldi... Cari industriali negli anni delle vacche
grasse dove li avete messi i soldi?», scrive un anonimo.
E su questo tono è anche il commento di Giorgio
Cremaschi, leader dell'area programmatica Cgil Rete 28
Aprile: è una proposta ingiusta, dice, perchè allora non
mettere a disposizione dei lavoratori quella quota di
Tfr accantonata?
Dalla Cgil il giudizio è più sfumato: «Se Marcegaglia si
riferisce a quella parte di tfr non utilizzato dai
lavoratori per la previdenza complementare è legittimo
che le imprese chiedano di destinare quelle risorse al
sostegno del sistema produttivo», dice Morena Piccinini
(Cgil), «e tra l'altro era anche l'obiettivo con cui il
fondo era stato costituito dal governo Prodi». Secondo
la Cgil comunque, «per raggiungere l'obiettivo è
controproducente ipotizzare il ritorno del Tfr in
azienda, perchè questo determinerebbe ulteriori
complicazioni nel rapporto tra azienda, Inps e
lavoratori». E, aggiungiamo, con la crisi che
imperversa, più di un rischio per il lavoratore. Infine,
conclude Piccinini, «sarebbe opportuno che il sistema
delle imprese fosse disponibile ad ampliare la
possibilità di anticipazione del Tfr ai lavoratori,
proprio per fare fronte a questa situazione di crisi».
«La proposta è giusta, ma lo strumento lascia
perplessi», dice l'ex ministro del lavoro, Cesare
Damiano: «Ricordiamo che le risorse del tfr appartengono
ai lavoratori e che il finanziamento del credito alle
piccole aziende dovrebbe far parte di un pacchetto di
interventi a sostegno delle imprese che il governo
dovrebbe mettere a disposizione con risorse fresche e
aggiuntive».
La crisi è nera, su questo nessun dubbio. Ma non per il
governo che, nella persona del ministro Scaiola, ne
approfittato ieri per fare un po' di polemica con gli
industriali e, più in generale, con chi dispensi
pessimismo (come se, per produrre di più, bastasse un
po' di ottimismo). «Finiamola con i corvi che passano
per strada», in questi termini il ministro delle
attività produttive ha parlato ieri delle previsioni del
centro studi Confindustria, che «rivede sistematicamente
al ribasso di mezzo punto percentuale le stime degli
istituti internazionali». Ma nelle scorse settimane ce
n'era stato per tutti da parte del governo, persino per
la Banca d'Italia rea di avere previsto un calo del
prodotto lordo pari, nel 2009, al 2%. Soccorre
Confindustria, Susanna Camusso (Cgil): «Pessimismo, lo
diffonde un governo immobile che non agisce nei tempi
giusti a fronte di una crisi che ancora non ha raggiunto
il punto più alto». «Non avere avuto la catastrofe
dell'immobiliare non è una buona ragione per trascurare
le pesanti condizioni in cui versa l'industria»,
conclude.
Nelle regioni è partita intanto la corsa per
aggiudicarsi i fondi per la cassa integrazione in deroga
(quella concessa a chi, a norma di legge, ne sarebbe
escluso, e cioè tutte le piccole aziende), mentre il
governo, dopo avere tanto sbandierato gli otto miliardi
stanziati, ancora deve emanare i provvedimenti attuativi
che ne rendano possibile l'utilizzo.
19.2.09 manifesto |