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Il ministro sacconi prepara un DDL delega per una nuova regolamentazione del diritto di sciopero. Il Governo si prepara così a mettere in campo le sue contromisure al probabile aumento della conflittualità prodotto dall'inasprirsi della crisi e del conseguente conflitto sindacale.
Roma, 6 feb. - (Adnkronos) Il governo accelera sulla riforma per la regolamentazione degli scioperi nei servizi pubblici essenziali. Tra 15 giorni, infatti, il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, presenterà al consiglio dei Ministri un testo di ddl delega da girare poi al Parlamento che potrà accogliere un eventuale avviso comune che le parti potranno sancire tra loro. Ad annunciare i tempi di marcia del lavoro dell'esecutivo è stato lo stesso ministro a sindacati e industriali nel corso del primo giro di tavolo sul tema svoltosi in via Flavia. Un ddl "fatto in punta di piedi" come lo ha definito lo stesso ministro, illustrandolo alle parti sociali che ha come obiettivo quello di "creare norme più efficaci di regolazione del diritto allo sciopero". E tra le nuove regole che saranno valide per i servizi pubblici essenziali spunta anche un nuovo criterio di rappresentatività: il governo infatti avrebbe intenzione di fissare una soglia del 50% di rappresentatività necessario per la proclamazione di uno sciopero. Tra le novità anche quella della dichiarazione anticipata di adesione individuale alla protesta da parte dei lavoratori ed un giro di vite sulla effettività delle sanzioni per chi viola le regole da affidare alla agenzia delle entrate oltre alla possibilità di introdurre lo sciopero virtuale da rendere anche obbligatorio in qualche settore pubblico. "Il governo è determinato a presentare al Parlamento una riforma sulla regolazione degli scioperi nei servizi pubblici essenziali per contemperare il diritto dei lavoratori e il diritto degli utenti in modo più efficace di quanto non sia oggi", spiega ancora Sacconi tutto sommato soddisfatto della reazione dei sindacati alla presentazione delle nuove regole. "Ci sono state posizioni più rigide ed altre più dialoganti, ma non voglio dare pagelle perché da tutti, comunque, è arrivato un giudizio positivo dell'avvio del confronto e della necessita' di dare maggiori garanzie agli utenti", aggiunge il titolare del dicastero di via Flavia, ribadendo come "il percorso adottato dal governo è un percorso prudente e ispirato al dialogo sociale ma con la volontà di arrivare ad una conclusione". E a sindacati e industriali garantisce come un eventuale avviso comune da raggiungere tra le parti possa essere poi recepito all'interno dei futuri decreti delegati. "Non siamo alla vigilia di un decreto. Il confronto continua in altre sedi ma quello che conta è far partire il percorso parlamentare", conclude. Ma la bozza di nuove regole, pur nella "disponibilità ad un confronto", non convince la Cgil. Soprattutto la parte relativa alla nuova soglia del 50% di rappresentatività per proclamare uno sciopero: ''Al di la' di un'obiezione di costituzionalità, si costituirebbe una soglia di accesso ad un diritto che non ha senso. Il diritto allo sciopero è un diritto in capo ai singoli, non alle organizzazioni. Ci sono seri dubbi di costituzionalità e se fosse così ci parrebbe un'aberrazione", commenta il segretario confederale di corso Italia, Fabrizio Solari. Solari sintetizza quindi la posizione della Confederazione di Corso d'Italia: ''Sì a una nuova regolamentazione ma no all'utilizzo delle difficoltà esistenti nel settore dei servizi pubblici per ridurre o eliminare il ricorso allo sciopero". Positivo, invece, il commento della Cisl. "La soglia del 50% è una soglia congrua perché obbliga a fare coalizioni", commenta il leader del sindacato di via Po, Raffaele Bonanni che invece 'boccia' l'adesione preventiva individuale allo sciopero giudicata come una norma "che crea maggior conflitto". Obiettivo comunque, per la Cisl è quello di arrivare ad un avviso comune partendo dalle norme previste dalla riforma del contratto. E positivo è anche il commento della Uil. "Bisogna cercare regole nuove per ridurre le patologie nel conflitto perché nei servizi pubblici essenziali a rimetterci è solo il cittadino", dice il leader della Uil Luigi Angeletti. E al sindacato di via Lucullo il progetto Sacconi "piace". Ma piace di più il riferimento allo sciopero virtuale che la Uil propone da anni. "Occorre distinguere tra il diritto delle persone e le prerogative sindacali che devono essere regolate", dice Angeletti per il quale al tavolo di confronto non si sono registrate "posizioni inconciliabili ma solo banali sfumature". Decisamente fredda, invece, l'Ugl. "Mi pare non ci sia sintonia tra queste nuove regole e i tempi scanditi dalle norme sullo sciopero contenute nella riforma dei contratti che prevede altre strade", spiega il leader Renata Polverini che non condivide la soglia del 50% di rappresentatività necessaria alla proclamazione di uno sciopero. 'Mi pare una regolamentazione troppo stringente", rimarca il segretario del sindacato di via Margutta, criticando la tempistica decisa dal governo dopo che le parti avevano sottoscritto, a metà gennaio, un accordo sulla riforma contrattuale che prevedeva nuove regole di rappresentanza: ''C'è ancora molto da fare", taglia corto Polverini. Ad appoggiare in toto la linea del governo è invece Confindustria che profila anche l'eventualità, se ci sarà la possibilità, che l'avviso comune possa toccare anche qualche aspetto della regolazione dello sciopero nel settore privato. "perché no. Servirebbe a dare più certezza ad aziende e lavoratori", dice il direttore dell'area realazioni industriali Giorgio Usai. "Noi abbiamo infatti aggiunto che non solo lo sciopero nei servizi pubblici essenziali potrebbe trovare una giusta attenzione, ma anche il privato. Perché non cogliere l'occasione per confermare alcuni principi?" prosegue, giudicando totalmente "da condividere l'impostazione del ministro Sacconi alle nuove regole nei servizi di pubblica utilità così come è da condividere la prudenza e la cautela con cui si sta muovendo il governo in una materia costituzionale.
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