“Se
l’emendamento della Lega sarà confermato, sarà un
fatto di una gravità inaudita”. Non usa mezzi
termini il senatore Paolo Nerozzi (Pd), nel
confermarci al telefono dall’Aula di Palazzo Madama
quanto già dettato in una nota stampa. Pietra dello
scandalo è l’ormai famigerato decreto legge
milleproroghe, caravanserraglio che contiene di
tutto e anche, purtroppo, una serie di provvedimenti
che depotenziano, se non addirittura scardinano la
legislazione sulla sicurezza sul lavoro.
A complicare la situazione, la decisione del governo
di chiedere la dodicesima fiducia di questa
legislatura sul decreto in questione. Il governo ha
infatti presentato un maxiemendamento al
milleproroghe interamente sostitutivo, che tiene
però "conto del lavoro fatto in commissione" - ha
spiegato il ministro per i Rapporti con il
Parlamento Elio Vito -, ponendo poi la questione di
fiducia. Il dibattito in aula si avvierà alle 9.30
dell'11 febbraio e il voto finale è atteso dopo le
13.
Tra i provvedimenti incriminati, un emendamento
leghista approvato per l'appunto in commissione
Affari Costituzionali elimina l'obbligo per le
aziende con meno di 15 dipendenti di avere un
rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
“Privare le aziende con meno di 15 dipendenti del
rappresentante della sicurezza sui luoghi di lavoro
– commenta Nerozzi - significa mettere ancora di più
a repentaglio la vita di molti lavoratori proprio in
quelle aziende, le più piccole appunto, dove il
tasso degli incidenti sul lavoro è più elevato”. “È
vergognoso – sottolinea il senatore ed ex
sindacalista Cgil – che davanti al dramma quotidiano
degli incidenti sul lavoro e delle morti bianche, la
destra che governa il paese decida di 'tagliare'
sulla prevenzione e sulla trasparenza. Dispiace
ancora di più che questa modifica sia stata
introdotta da due esponenti della Lega Nord che
dovrebbero conoscere bene l'organizzazione del mondo
del lavoro nelle piccole e medie imprese cosi'
fiorenti soprattutto nel Nord del paese”.
Un altro emendamento al dl Milleproroghe, questa
volta presentato dal governo, posticipa di un anno i
tempi per adeguarsi alle nuove norme sulla sicurezza
varate col Testo Unico. In sostanza, la misura
consente di prorogare a metà maggio 2010 il termine
per la presentazione dei decreti ministeriali con
cui si fissano i criteri per la sicurezza sul lavoro
in tutti i settori di attività, privati e pubblici.
In particolare si parla del comparto delle forze
armate, comprese forze di polizia e vigili del
fuoco, di quello dei trasporti marittimi, ferroviari
ed aerei, ma anche nelle scuole di ogni ordine e
grado. Insomma, tutto rinviato di un anno nonostante
il fatto che in Italia si registrino ogni giorno
oltre tre vittime sul lavoro.
Senza dimenticare che il decreto già nella sua
versione licenziata dal Consiglio dei ministri a
fine dicembre conteneva una serie di rinvii riguardo
l’applicazione delle misure sulla sicurezza
Reazioni
“Ancora una volta il governo Berlusconi dimostra di
avere in spregio la sicurezza e la salute delle
lavoratrici e dei lavoratori. E lo fa anche nei
confronti dei dipendenti di cui è direttamente, come
governo, datore di lavoro. Con l’emendamento 32.22
presentato al decreto ‘milleproroghe’ dispone
l’ulteriore rinvio a 24 mesi per l’emanazione dei
decreti attuativi del Testo Unico sulla sicurezza
nei luoghi di lavoro”. A dirlo sono i segretari
nazionali della Fp Cgil, Alfredo Garzi e Mauro
Beschi.
A giudizio della Funzione pubblica di Corso
d’Italia, “la scelta del rinvio, oltre a permettere
al governo di sottrarsi al confronto con il
sindacato, si inserisce nell’ancora più ampio e
grave quadro di iniziative sin qui assunte dal
ministro Sacconi, con modifiche, disapplicazioni e
ritardi, tutte scelte operate nella volontà, nemmeno
tanto nascosta, di smantellamento del Testo Unico
della sicurezza nei luoghi di lavoro. mentre in
tutto il paese e in tutti i settori continua la
strage infinita di morti e la sequela inarrestabile
di incidenti e infortuni”. Per queste ragioni la Fp
Cgil si appella al parlamento “perché respinga la
richiesta del governo e anzi, in tal modo dia un
segnale importante della volontà di porre fine ai
rinvii e alle ulteriori morti annunciate da simili
iniziative”.
“Mentre tutta l’attenzione dell’opinione pubblica e
delle istituzioni veniva concentrata sul drammatico
caso di Eluana Englaro, il governo e la sua
maggioranza organizzavano un nuovo agguato contro la
salute e la vita dei lavoratori”. A dirlo è il
segretario nazionale della Fiom Cgil, Giorgio
Cremaschi, che spiega: “Nel silenzio e di nascosto,
la maggioranza di centrodestra, in Parlamento, sta
smontando pezzo per pezzo il Testo Unico sulla
Sicurezza sul lavoro. Adesso vengono rinviate le
norme di sicurezza per i porti, dove si sono avuti
tragici infortuni mortali, in molti settori pubblici
e, infine, in tutte le aziende sotto i 15
dipendenti. Per queste, infatti, un emendamento
della maggioranza prevede la cancellazione del
diritto a eleggere il Rappresentante dei lavoratori
per la sicurezza, diritto previsto oggi per le
aziende fino a 8 dipendenti”.
Per la Fiom è questo “un fatto gravissimo anche
perché, spesso, in questa dimensione aziendale ci
sono i maggiori rischi per la salute e per la
sicurezza sul lavoro. Se a questo si aggiunge il
fatto che sul Documento di valutazione dei rischi,
sui danni alla salute per ritmi di lavoro e su altre
norme del Testo Unico il governo sta rinviando gli
adempimenti previsti, viene fuori con chiarezza che
da parte dell’esecutivo stesso e della
Confindustria, che continua a chiedere di cambiare
la legge, la salute dei lavoratori viene messa,
ancora una volta, all’ultimo posto". La
manifestazione e lo sciopero del 13 febbraio,
conclude Cremaschi, "serviranno anche per protestare
contro questo inqualificabile attacco alla salute
dei lavoratori, in un anno che ha già visto già 100
lavoratori perdere la vita, nonostante la crisi e la
riduzione dell’attività produttiva”.
aggiornato alle 21:11