Un fatto
di assoluta gravità”. È netto il giudizio del
segretario generale della Cgil, Guglielmo
Epifani sull’accordo separato per la riforma dei
contratti firmato a Palazzo Chigi. “Una scelta –
ha detto il leader sindacale nel corso di una
riunione del gruppo dirigente di Corso Italia –
che contiene un'idea di paura di fronte alla
crisi e di divisione proprio nel momento in cui
c’è bisogno di unità”. Ora però, ha sottolineato
Epifani, la parola deve passare ai lavoratori:
“Per la Cgil un accordo sulle regole ha un
valore se, come avvenuto con l'intesa del 23
luglio, sono i lavoratori con il loro voto a
definire validità e pienezza democratica”.
“Non era mai accaduto prima –
osserva ancora Epifani – che una revisione del
quadro di regole contrattuali fosse sottoscritta
senza il consenso di una delle parti sociali
fondamentali”. A suo giudizio, l’accordo
separato “è figlio della paura, perché sceglie
di non puntare sulla funzione essenziale della
contrattazione collettiva e delle partecipazione
democratica dei lavoratori”. Una conclusione
cercata dal governo che, invece di “affrontare
le questioni poste dall'aggravarsi della
situazione sociale e produttiva alla quale,
ancora ieri sera, non è stato in grado di
offrire una risposta, e invece di garantire
tutele per i lavoratori che rischiano di restare
senza occupazione, ha lavorato pervicacemente
per dividere il sindacato e il paese”.
Da Corso Italia si sottolinea
come l’ammodernamento del modello contrattuale,
il potenziamento del secondo livello di
contrattazione, d’incremento della produttività,
di valorizzazione del merito siano stati
obiettivi presenti nella piattaforma unitaria
sindacale e condivisi dalla Cgil “che non ha mai
detto no a priori”. Tuttavia il testo approvato
ieri, “le cui linee guida rimandano ai singoli
testi sottoscritti da Cisl e Uil con le diverse
organizzazioni datoriali prefigurando così
molteplici e frammentati modelli contrattuali,
non persegue nei fatti questi obiettivi”.
Non solo: “L’intesa non contiene
innovazioni di fondo, riduce in maniera
strutturale il livello salariale e la funzione
del contratto nazionale, non garantendo nemmeno
il recupero pieno del potere d'acquisto, e non
scommette su un vero allargamento del secondo
livello di contrattazione”. Infine, conclude
Epifani, “determina condizioni di difficilissima
gestione di tutte le vertenze che si apriranno e
non definisce quel quadro condiviso in grado di
dare alle imprese certezza effettiva delle
regole e dello svolgimento dell'attività
contrattuale”.
INIZIATIVE SPONTANEE CONTRO L'ACCORDO IN
TUTTA ITALIA. “Mentre la notizia e i
contenuti dell’accordo separato si diffondono
nei luoghi di lavoro, cresce l’indignazione e la
mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori
pubblici”. Lo comunica la Fp Cgil della
Lombardia che informa come in moltissime sedi di
lavoro siano già in corso “iniziative
d’informazione” e vengano segnalati, da diversi
posti di lavoro, “presidi con volantinaggi di
delegati e lavoratori”. Reazioni spontanee
all'accordo si sono registrate anche in Emilia
Romagna, con presidi dei lavoratori pubblici a
Bologna, Piacenza, Ravenna e ordini del giorno
delle Rsu dei maggiori Enti. Anche in Piemonte
non sono mancate le iniziative dei lavoratori
pubblici con presidi e volantinaggi su tutto il
territorio. E in Campania, “dalla Fiat di
Pomigliano al pubblico impiego, dalla sanità al
settore chimico”, ordini del giorno e documenti
hanno testimoniato la reazione spontanea dei
lavoratori contro quello che la Cgil Campania
definisce un “grave errore commesso da governo,
Confindustria e dagli altri sindacati”.