Dopo la cannonata a salve del 12
dicembre
(12 gennaio 2009)
Non mi ero
sbagliato a definire lo sciopero della CGIL del 12
dicembre scorso una cannonata a salve. In effetti non ha
avuto alcun seguito e non poteva averne dal momento che
non aveva avanzato alcuna rivendicazione limitandosi in
un documento sulla crisi scopiazzato da scelte
ministeriali a chiedere il niente, qualche aggiustamento
burocratico alle feroci misure del governo ed
associandosi come Bertoldo ad una richiesta demagogica
ed irrealizzabile di flexisecurity: la concessione della
CIG o equipollenti ammortizzatori sociali ai precari,
una proposta che nasce dai contorcimenti dialettici
derivanti dall'accettazione della realtà giuridica del
precariato. Gli ammortizzatori sociali per il
precariato,possibili in situazioni fisiologicamente
normali, sono assurde e pazzesche in un Paese in cui il
precariato è una Patologia creata dalla destra economica
e politica per sostituire gradatamente il contratto di
lavoro a tempo indeterminato e per tenere sotto il
tallone di ferro del ricatto i nuovi assunti nelle
aziende ed anche nella pubblica amministrazione. I
precari " Alla fine del mese di settembre hanno
raggiunto quota 2.812.700. Sono il 12 per cento del
totale degli occupati in Italia. Dal 2004 al settembre
scorso sono aumentati del 16,9 per cento. Ben 5 volte di
più dell'incremento registrato dai lavoratori dipendenti
a tempo indeterminato che sono cresciuti, nello stesso
periodo, del 3,1 per cento. Il Mezzogiorno è la macro
area dove sono più numerosi: ben 940.400 pari al 33,4
per cento del totale nazionale. "
Chiedere per questa massa di circa tre milioni di
persone alle quali vanno aggiunti i finti autonomi
ammortizzatori sociali è una follia. Per questi
lavoratori la soluzione è un rientro nella normalità del
rapporto di lavoro a tempo indeterminato (è anormale un
contratto a termine rinnovato sei volte e oltre) ed il
varo di una politica di sostegno dell'economia. Bisogna
chiedere la trasformazione dei contratti a termine ed
atipici in contratto a tempo indeterminato, senza farsi
frastornare dal terrorismo sulla crisi che attraversa
tutta l'economia capitalistica dopo le ruberie delle
finanziarie americane.
Mentre il Direttivo della CGIL si limita a dire al
Governo di non fare furbizie(è già la seconda volta che
parla di furbizie dopo l'annunzio della settimana corta
-edizione maligna ed antioperaia delle 35 ore francesi)
Sacconi si inventa come rendere ancora più amara e
difficile la vita ai lavoratori proponendo Casse
Integrazioni differenziate per Regioni ed insistendo
sulla riduzione della settimana lavorativa , una sorta
di cavallo di troia per scardinare dall'interno l'art.18
ed il contratto a tempo indeterminato. Per fortuna molte
delle nefandezze che propone il Governo non possono
realizzarsi per difficoltà obiettive che nascono sempre
quando si vuole fare entrare nella stalla l'asino per la
coda. Ma ciò non toglie nulla alla disgraziata
inadeguatezza della iniziativa della CGIL (degli altri
due sindacati non ne parlo nemmeno essendo acquisiti al
padronato ed al governo) incapace di proporre la difesa
del salari e delle pensioni attraverso la loro
indicizzazione, l'abolizione della legge sacconi-maroni
(biagi), poteri statali al delegato alla sicurezza, il
salario minimo garantito contro paghe orarie inferiori
financo a due ore l'ora, l'abolizione dei ticket sulle
medicine, l'abrogazione di tutte le norme di
peggioramento delle pensioni, un tetto invalicabile agli
stipendi da mille e una notte dei managers pubblici e
privati, la gratuita degli incarichi politici e la
commisurazione degli incarichi amministrativi a qualcosa
non superiore del dieci per cento delle paghe epicali.
Ma la CGIL non avanzerà nuove proposte. Ha il tabù con
il quale ha maledetto la normale attività sindacale di
richiesta di miglioramenti della condizione dei propri
associati e dei lavoratori. I lavoratori italiani oggi
sono i peggio retribuiti d'Europa ma questo non
preoccupa nessuno.
Quindi si andrà avanti cercando di migliorare di qualche
virgola i decreti e le decisioni che spoglieranno del
tutto i lavoratori italiani dei loro diritti,
chiuderanno per sempre la speranza già abbandonata
quando qualcuno decise che le classi non c'erano più ed
io ho sempre le traveggole quando leggo le statistiche
Istat che da più o meno sempre attorno a ventiquattro
milioni di persone la classe operaia che non c'è più.
Qualcuno l'ha cancellata con un trattino di
penna........mentre aumentava di numero.
Pietro Ancona
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