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di Francesco Piccioni
LA BANDA DELLA MAGLIANA
Bossi se la beve, i lavoratori no
Alitalia in versione Cai dovrebbe debuttare il 13
gennaio, ma è ancora nel caos. Il Nord - in primis la Lega, ma anche
gli amministratori locali - contestano la scelta di Air France. Bossi
media con Berlusconi, sperando ancora in Lufthansa. E intanto i
lavoratori fermano i voli. Ma il primo sciopero è il 19
Alla fine anche Berlusconi ha dovuto smettere di menare il can per
l'aia, dando il più scontato dei «via libera» all'ingresso nel
capitale Cai di Air France-Klm. Ma neppure a lui è riuscito a
dipingere questo passaggio come una «grande vittoria». Si è limitato a
sottolineare il fatto che questa era l'unica offerta arrivata a
Colaninno e soci. Lufthansa - inutilmente invocata dai «nordisti» di
tutti gli schieramenti - ha confermato di non aver mai avanzato una
proposta finanziaria dettagliata. Non ha chiuso la porta alla
possibilità di farlo in seguito, se la partita con i francesi andasse
storta. Ma per ora niente da fare. Anche perché tra un mese diventerà
operativa la sua filiale italiana (con personale quasi tutto tedesco,
va ricordato).
L'ultimo assalto tentato dalla Lega si è consumato ieri, a palazzo
Grazioli, a Roma. Il presidente del consiglio ha ricevuto per un paio
d'ore Umberto Bossi. Al di là dei proclami sulla «liberalizzazione dei
cieli» (che c'è già, anche se a Malpensa le compagnie aeree non ci
vogliono andare lo stesso), Bossi puntava a ottenere «garanzie» per i
lavoratori dello scalo varesino. La materia è in fondo semplice:
Alitalia ha negli ultimi tempi disdetto i servizi di handling forniti
da Sea (il gestore degli aeroporti milanesi), giudicandoli troppo
costosi e inefficienti. Una decisione che si sarebbe tradotta in 1.800
licenziamenti in carico a Sea, diretta dal leghista Giuseppe Bonomi
(ex presidente dell'Alitalia, fra l'altro). Inaccettabile, per Bossi e
soci. La mediazione non è stata semplice, perché si trattava di
convincere Air France - il vero proprietario, dal momento in cui
acquisterà il 25% di Cai - a «tenersi» quel contratto in perdita.
Tentativo andato in porto la sera del 6 gennaio, anche se non è chiara
la contropartita per i francesi. Tanto è bastato poi a Bossi per
affermare che «Malpensa resta un hub» e addirittura che «con Lufthansa
la partita non è chiusa». In realtà sarà chiusa tra oggi (si riunisce
il cda francese per formalizzare l'offerta) e lunedì (il cda di Cai
accetterà il nuovo socio, dandogli anche quattro posti in consiglio).
Nella stessa sede, ma in un'altra stanza - viene affermato - si
incontravano i vertici della Cai (Roberto Colaninno e Rocco Sabelli)
con i sindaci di Roma e Milano (Gianni Alemanno e Letizia Moratti).
Questi ultimi uscivano portando come trofeo qualcosa da sbandierare ai
propri concittadini. Ossia «la Cai preferisce Air France» (e quindi lo
scalo di Fiumicino come hub) e «la promessa di aumentare i voli su
Malpensa entro i prossimi due anni». Pace a denti stretti, insomma;
anche perché è quasi tempo di campagna elettorale e non è il caso di
prolungare eccessivamente le schermaglie su questo punto.
Assai diversa è invece la situazione dei dipendenti dell'ex compagnia
di bandiera, licenziati quasi al 50%. Ieri mattina una parte del
personale di terra (handling, check in, pulizie) si è riunito in
assemblea presso la sala mensa per poi partire in corteo all'interno
dell'aerostazione. Una settantina di voli sono stati cancellati,
provocando ritardi e l'intervento del cosiddetto «garante» per i
servizi pubblici. Ciò nonostante, nel pomeriggio si è tenuta
l'assemblea del secondo turno, con modalità simili; il che ha portato
i voli cancellati a 114. Oggi si replica con gli addetti alla
manutenzione.
Ci si potrebbe chiedere perché questo settore del personale Alitalia
si stia muovendo soltanto ora e comunque per singoli comparti, quando
sarebbe stato certo più efficace saldare la protesta con le categorie
del personale di volo. Ma qui entrano in gioco le divisioni sindacali
all'interno dell'azienda (Filt Cgil, Cisl, Uil e Ugl sono nell'insieme
maggioritarie solo «a terra», mentre Anpac e Up organizzano la quasi
totalità dei piloti; Avia e Anpav, insieme all'Sdl intercategoriale -
più «universale» - quella degli assistenti di volo). Ma va anche
ricorddato che fino a venti giorni fa il personale di terra era
persuaso - erroneamente e non senza responsabilità dei «confederali» -
che la tempesta occupazionale non li avrebbe toccati in modo
sostanziale. Poi sono cominciate ad arrivare le lettere di cassa
integrazione (da Alitalia) e le «proposte di assunzione» (da Cai). E
tutti si sono accorti che molta gente finiva a spasso; e che anche
salari e condizioni di lavoro erano tutt'altro che «inalterati».
E quindi sono partite le prime proteste anche da questo fronte. Altre
assemblee si dovrebbero tenere sabato e domenica, convocate da Cgil,
Cisl, Uil e Ugl. E' probabile che siano molto accese e, prolungandosi,
finiscano per condizionare l'attività aeroportuale. Al punto che
questi stessi sindacati - lodati fin qui per la loro «complicità»
dallo stesso ministro Sacconi - mettono in forse il tranquillo avvio
della «nuova Alitalia», previsto per martedì 13 (data decisa a
dispetto dei proverbi popolari, a quanto pare).
Anche perché - nonostante la pesantissima «tosatura» realizzata con i
criteri arbitrari di selezione - anche il personale di volo si sta
riorganizzando. L'Sdl ha prima denunciato che alcune assunzioni
avvenute nei giorni scorsi sono al di fuori persino dei criteri (non
condivisi) decisi da Cai, con tanto di «particolari situazioni» prese
in esame in base a «indicazioni individuali di fonte sindacale».
Raccomandazioni, insomma, a scapito di altri aventi diritto per
anzianità o perché a loro volta con situazioni familiari identiche
agli «assunti particolari». Poi ha messo anche in fila i problemi più
grossi presenti nelle «relazioni industriali» con Cai (criteri di
assunzione discriminatori, problemi occupazionali - pare che numerose
persone vengano «comandate» al lavoro anche se sono state collocate in
cig, con l'assicurazione scaduta - condizioni contrattuali indecenti,
ecc) e hanno proclamato sciopero per il 19 gennaio. E' il primo. Ma se
c'erano modi sfigati di far rinascere la «fenice» Alitalia dalle
proprie ceneri, tra governo e Colaninno li hanno messi in campo
proprio tutti.
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