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E il governo pensa alla riforma dei contratti
Il ministro del welfare annuncia un tavolo a
giorni. Anche senza la Cgil
Il governo accelera sulla riforma del modello contrattuale. La crisi
morde il paese ma, dal salotto di Porta a Porta, e dopo avere
snocciolato i dati sull'aumento record a dicembre della cassa
integrazione, il ministro del lavoro Maurizio Sacconi ha annunciato un
tavolo nei prossimi giorni, al massimo entro la fine del mese, «per
registrare la riforma del sistema contrattuale». Anche senza la Cgil,
naturalmente.
Curioso che in tempi di recessione, e di riduzione dei volumi
produttivi per quanto riguarda le imprese, il governo spinga
l'acceleratore su una riforma che (basta pensare a quella del '93)
avrà effetti per almeno i prossimi quindici anni. Per non dire del
fatto che si pensi di poterla fare senza il maggiore dei sindacati
italiani, la Cgil.
La partita è eminentemente politica. Uno l'obiettivo: trasformare il
modello di relazioni industriali e soprattutto sterilizzare il
sindacato. Infatti, negli ultimi mesi, governo, sindacati (Cisl e Uil)
e imprese hanno lavorato di fino e, praticamente in ogni settore del
'privato' (ma anche il 'pubblico' non è rimasto indietro con il
ministro Brunetta e i rinnovi separati siglati senza la Cgil) sono
state condivise linee guida di massima per una riforma del modello
contrattuale: lo ha fatto l'industria, il commercio, la piccola
impresa e l'artigianato (l'unico settore dove il no della Cgil non è
stato categorico e dove la trattativa è ancora aperta). Con grande
enfasi, dappertutto, sugli enti bilaterali (enti costituiti oggi a
titolo volontario tra sindacati e imprese) che si vorrebbero
sostitutivi alla contrattazione.
«Non possiamo non prendere atto della richiesta che ci viene dagli
attori sociali di chiudere la riforma che noi abbiamo assecondato con
la conferma della detassazione del salario di produttività», ha detto
ieri Sacconi: «Cisl, Uil e Confindustria ci chiedono di andare
avanti». Il segretario Cisl, Raffaele Bonanni, ha subito dato
conferma: «Il governo ci convochi nei prossimi giorni, noi vogliamo
fare l'accordo e chi chiede di rinviare parla con lingua biforcuta».
Secondo la presidente dei cosiddetti giovani industriali, Federica
Guidi: «Gli accordi si fanno con chi ci sta, anche se la riforma da
sola non garantisce più produttività o competitività».
8 gennaio 2009 |