IL RETROSCENA/ Il premier cede al pressing del
ministro dell'Economia
e rinuncia all'idea di detassarle. Una mossa che avrebbe fermato la Cgil
Berlusconi si arrende a Tremonti
"Le tredicesime non cambieranno"
di CLAUDIO TITO
ROMA - "Non ce la facciamo a fare l'operazione sulle tredicesime.
Purtroppo mi ripete che non è possibile". A tarda sera Silvio Berlusconi
alza bandiera bianca. Il braccio di ferro con Giulio Tremonti stavolta
vede vittorioso il ministro dell'Economia. Almeno per ora. Altri soldi
per il pacchetto "anti-crisi" non ci sono. I quattro miliardi stanziati
dal Tesoro non potranno lievitare. E un aiuto non verrà nemmeno dal
congelamento del patto di stabilità europeo: il debito - ripetono nel
governo - impedisce qualsiasi margine di manovra. A farne le spese sarà,
dunque, l'ipotesi di detassare su larga scala la mensilità aggiuntiva di
dicembre. Fino a venerdì, però, il forcing del premier non concederà
pause a Via XX Settembre.
Al momento, davanti al plotone di ministri riunito ieri sera a Palazzo
Chigi, il Cavaliere ha allargato le braccia. Assente Tremonti, tutti gli
altri (da Matteoli a Maroni, da Alfano a La Russa) hanno provato a
chiedere più fondi per affrontare la recessione. I toni nei confronti
del collega non sono stati algidi. Lo stesso presidente del Consiglio
non ha nascosto una certa irritazione. A nessuno, anzi, ha negato che
avrebbe voluto un'operazione più generosa. "Ma mi dice sempre no, sempre
no. In questi momenti non lo sopporto".
Un po' come aveva detto sorridendo dieci giorni fa a Washington dopo il
G20: "Non è antipatico come gli altri ministri dell'Economia". Per
l'intera giornata di ieri, allora, aveva intimato di rastrellare dove
possibile altri tre miliardi di euro. Per rendere "tangibili" le misure
che il consiglio dei ministri varerà venerdì prossimo. Qualcosa da
pubblicizzare come un successo del governo. Un sostegno "concreto" ai
portafogli dei ceti bassi e medi. Una mossa che possa anche paralizzare
lo sciopero generale indetto dalla Cgil.
Ma non c'è stato niente da fare.
Anche perché lo sforzo chiesto dal Cavaliere significherebbe un ritocco
alla Finanziaria 2009. "E quella - ha scandito Tremonti a tutti i suoi
interlocutori - non si tocca". Nemmeno il dato sulla crescita del 10%
dei risparmi degli italiani ha persuaso il ministro. Per il premier, è
la prova che i consumi calano per la paura che possa arrivare il peggio
e non per una assenza di disponibilità. Secondo l'inquilino di Via XX
Settembre, invece, "il peggio deve effettivamente ancora arrivare".
Le previsioni, del resto, sono foschissime. L'Ocse abbatte sul Pil
italiano nel 2009 un funesto -1%. Gli introiti fiscali per il prossimo
anno rischiano di segnare il profondo rosso. Ma la ricetta berlusconiana
sarebbe un'altra rispetto a quella fornita dal suo ministro: incentivare
i consumi. Non a caso il pressing su Tremonti è stato (e sarà) senza
sosta. "Io - è stato il leit motiv ripetuto da mattina a sera - vorrei
intervenire sulle tredicesime. Ma non sappiamo ancora quanto c'è in
cassa".
Una frase anche per accusare il Tesoro di "nascondere" i conti. L'idea
di Palazzo Chigi sarebbe quella di detassare tutti gli stipendi (magari
introducendo un tetto). Una "scossa" per provare a fare impennare i
consumi natalizi. Una iniezione di "fiducia". Ma secondo i primi calcoli
una soluzione del genere comporterebbe un esborso di 8 miliardi. Ma dal
cilindro allo stato non sono usciti nemmeno tre miliardi. Ora, dunque,
sul tappeto c'è solo un intervento sui redditi più bassi. Che il
Cavaliere considera insufficiente.
Il "niet" tremontiano, fino ad ora, è stato irrevocabile. "Con la
Finanziaria - è il suo ragionamento - abbiamo compiuto il risanamento.
Quei numeri sono un po' come la tavola delle leggi: intangibili". Senza
contare che i 4 miliardi messi sul tavolo equivalgono allo 0,25% del
Pil: una cifra che al Tesoro considerano limite perché fa crescere il
rapporto deficit-pil fin quasi al 3%. E a nulla è servito l'annuncio
franco-tedesco dello sforamento, né il probabile congelamento di
Maastricht. Se Parigi e Berlino possono scegliere politiche in deficit
perché non gravate dal debito, Roma deve fare i conti con una
percentuale che non riesce a scendere sotto il 104%.
Anzi, le mosse di Sarkozy e Merkel rappresentano per Palazzo Chigi
semmai l'indizio che i partner europei agiranno ognuno per contro
proprio.
La resa berlusconianiana, però, potrebbe essere solo temporanea. Il
ministro dell'Economia ieri ha provato a rassicurare il capo del governo
mettendo in agenda altre misure a gennaio. Scavallando cioè il 2008. Il
premier oggi tornerà all'attacco. Anche perché intende dare un segnale
prima della pausa natalizia. E soprattutto offrire un terreno di
confronto con l'opposizione e la Cgil. "I toni di Epifani - ha confidato
ieri ai suoi - sono cambiati".
L'obiettivo del premier non è solo lo sciopero del 12 dicembre, ma anche
un percorso che faccia "condividere" il prossimo "annus horribilis".
Perché, ripete il Cavaliere assumendo i consigli forniti nei giorni
scorsi da Gianni Letta, "questo non è il momento degli scontri".
(26 novembre 2008)