Sciopero cgil:
una cannonata a salve
(26 novembre
2008)
Lo sciopero proclamato dalla sola
CGIL per il 12 dicembre scorso risulta del tutto inutile alla lettura
della sua "piattaforma di rivendicazioni" del documento sulla crisi.
Le questioni essenziali della depressione italiana che è essenzialmente
una crisi dei redditi del lavoro dipendenti e delle pensioni non vengono
affrontate. La questione della crisi sociale italiana dovuta alla
artificiale forzata precarizzazione del lavoro (provata dal fatto che lo
stesso lavoratore viene riassunto come precario più volte dalla stessa
azienda) non viene affrontata. Si dà per scontato un regime di salari e di
retribuzioni intoccabile. Qualche soldo in più viene proposto attraverso
la detassazione che tuttavia non viene neppure estesa alla tredicesima
mensilità. La strada della detassazione porta alla perdita del ruolo
sociale del salario ed alla sua importanza nel welfare italiano.Non a caso
Berlusconi ne propone la strutturalizzazione a cominciare dallo
straordinario. Non finirà cosi dal momento che tutto il welfare è sotto
attacco e deve essere "affamato". I programmi della destra, come si è
vista dalla legge 113 e da altre leggi recentemente approvate, è assai
organico ed ha una strategia di lunga, lunghissima scadenza alla fine
della quale avremo una Italia ancora meno dotata degli USA di tutele per i
lavoratori.
La terribile questione della privatizzazione dell'acqua non viene
affrontata.Non si chiede una revoca della norma introdotta da Tremonti
nella finanziaria. Si sa per certo che la privatizzazione dell'acqua,
dovendo garantire guadagni a che la gestirà, produrre un appesantimento
delle bollette come è accaduto per tutte le privatizzazioni dei servizi
fin qui realizzati a cominciare dai servizi locali. Non una sola
privatizzazione è stata di sollievo per la cittadinanza.
Lo sciopero manca delle rivendicazioni fondamentali: aumento dei salari e
abrogazione della legge Biagi. L'Italia è un inferno per i giovani ed è
l'unico paese europeo che una patologia cosi ampia nel diritto al lavoro.
Cinque milioni di precari non coprono cinque milioni di posti di lavoro
nuovo ma sostituiscono cinque milioni di contratti a tempo indeterminato.
Questo ha aumentato la ricattabilità e lo stato di umiliazione delle nuove
generazioni almeno dal varo del pacchetto Treu. (Treu e Sacconi sono la
stessa linea giulavoristica di distruzione del diritto). La CGIL non
chiede la immediata trasformazione dei contratti a tempo indeterminato ma
si limita a rivendicare una mancia per i quattrocentomila precari che sono
stati estromessi.
Lavoro, salario e diritti restano quelli che sono: macerie ancora sotto il
bombardamento nemico che vuole la loro totale polverizzazione.
Emerge dallo sfondo di questa grande offensiva ideologica della destra
contro il lavoro una Italia di precari ridotti a salari che diventano una
sorta di mancia, mercede come una volta venivano chiamati che
difficilmente potranno continuare a tenere in vita il welfare.
Dall'Europa giungono notizie che dovrebbero allarmare e si riferiscono
all'allentamento dei vincoli di Maastricht: con un regime di salari e di
pensioni non indicizzati ci sarà un ulteriore gravissimo abbassamento del
potere. Non sono per i vincoli rigidi di Maastricht ma il loro
allentamento se non è preceduta dalla reintroduzione della scala mobile
sarà un disastro sociale di proporzioni paurose.
Letta e Bersani possono stare tranquilli. La loro linea bipartisan di
sostegno all'economia italiana non viene attaccata dallo sciopero.
Pietro Ancona
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