ALITALIA Fantozzi taglia ancora i voli e disattende agli accordi sottoscritti

L'ultima sorpresa: «siete già in cassa integrazione»

Francesco Piccioni


 

Forse non sarà tecnicamente una «truffa» - come la definisce Antonio Di Pietro - certo è che le caratteristiche ci sono tutte. Fate voi. I sindacalisti che ieri mattina si sono presentati a via Fornovo - una delle sedi del ministero del welfare - per discutere di procedure, quantità, durata temporale, numero di dipendenti interessati alla cassa integrazione, hanno letteralmente «scoperto» che tutti i lavoratori dell'Alitalia sono già in cig.
A che titolo - allora - stanno presentandosi sul posto di lavoro tutti i giorni? Le risposte sono state imbarazzate ed evasive, ma si possono sintetizzare così: chi sta al lavoro in questo momento verrà pagato per intero dall'Alitalia, non dall'Inps. Però, i famosi «quattro anni di cassa, più tre di mobilità» hanno già preso a decorrere dallo scorso 14 ottobre. Ossia dalla data in cui il commissario straordinario, Augusto Fantozzi, ha deciso la messa a terra di 37 aerei e del personale corrispondente (sui vari turni).
Una decisione che dovrà essere attentamente vagliata da avvocati e magistrati, perché appare parecchio oltre le colonne d'Ercole della legislazione attuale. E che apre diversi problemi. Il primo, lampante, è come possa essere considerata giuridicamente «in cassa» una persona che invece sta lavorando - con tanto di contratto! - per conto di un'azienda, per di più, statale a tutti gli effetti. Il secondo, velenoso, sta nel fatto che un paio di mesi in più di «anzianità di cassa» - anche se non effettuata - possono incidere sulla platea dei pre-pensionandi (ricordiamo che sono 18.500 le persone interessate da questi «dettagli»). Il terzo, politico, è che non esiste più alcuna regola condivisa: i lavoratori sono meno di carne da cannone, indipendentemente dalle competenze (in Alitalia ce sono di prima categoria) e dal grado di «identificazione con l'azienda» (difficile, prima d'oggi, trovare esempi migliori in questo schifo di paese).
A chi non è addentro alle «segrete cose» può risultare difficile comprendere la portata generale delle questionidi cui stiamo parlando: facciamo dunque degli esempi. I dipendenti Alitalia «in cassa», per rimanere lavoratori «attivabili», dovrebbero ricevere adeguato aggiornamento professionale. Vista l'alta specializzazione, infatti, vanno continuamente aggiornati brevetti e certificazioni: ogni pilota può guidare un solo tipo di aereo, mentyre ogni assistente di volo è abilitato a lavorare su tre modelli. Se uno resta «tagliato fuori» dall'aggiornamento è un uomo o una donna finito/a. Bene. Alla semplice domanda «chi si farà carico dell'aggiornamento del personale in cassa», tutti - ministero, Cai, Alitalia - si sono chiamati fuori. Eppure è un punto fondamentale sottoscritto, in settembre, da tutte e nove le sigle sindacali, da Cai, dal governo (il sottosegretario Gianni Letta) e persino dal commissario Fantozzi. Il cui rappresentante, ieri, se n'è candidamente uscito con l'affermazione «il commissario non si occupa del personale in cig». Visto che si sta parlando di 8.000 persone e relative famiglie, sarebbe bene che un «titolare» ad occuparsene» venga finalmente fuori.
Intanto il commissario stesso taglia «ancora un po' di voli». Per completare il discorso truffaldino addebita tale decisione al personale «che nelle ultime due settimane ha fatto crescere le malattie». Mentre il quadro dei tagli - come dimostrano le proteste dei dipendenti e degli enti locali da Palermo - dipende esclusivamente dalla volontà di far coincidere, per quanto possibile, il numero di voli gestito da Alitalia con quello che sarà poi gestito dalla Cai di Colaninno & co. Robetta.
E mentre Fantozzi registra i suoi spot promozionali («per me Cai partirà il 1 dicembre; vorrei invitare gli italiani a dare fiducia a questa compagnia»), pur ammettendo che sono fasulli («noi stiamo lavorando perché parta dal 1 dicembre; poi anche in politica capita che le lancette dell'orologio si fermino, ma per pochi giri»), fonti della società di Colaninno ammettono senza tanti giri di parole che «partire dal 1 dicembre è difficile; ma puntiamo al 15 dicembre, perché ci sono problemi che non dipendono da noi». O che non sapevate che avreste avuto. Improvvisando.