Per un pugno di lenticchie

Una mancia natalizia per le famiglie e i pensionati a più basso reddito. Il piano del governo contro la crisi si riduce a 120 euro di bonus a dicembre per i più bisognosi; aiuti fiscali alle famiglie più numerose, ed estensione della cig ai precari con i soldi del Fondo sociale europeo

Sara Farolfi

 

Nessun argine alla «valanga» che rapidamente precipita. Il ministro dell'economia, Giulio Tremonti, si appella all'«ottimismo» e «agli uomini liberi e forti, affinchè cooperino per il bene del paese senza pregiudizi o preconcetti». Più prosaicamente, e laicamente, la cosa si può dire in questi termini: la crisi del paese - che in Italia è crisi al quadrato, dove quella internazionale precipita su una domanda stagnante da tempo - non è che agli inizi (lo dicono i dati sull'aumento delle richieste di cig, l'andamento dei consumi...) e le misure che il governo si appresta a varare nel consiglio dei ministri di venerdì, e che ieri ha presentato alle parti sociali, sono del tutto insufficienti. La finanziaria è blindata («ne va della credibilità della Repubblica italiana», dice Tremonti) e le scelte del governo rispondono alla logica assistenziale e caritatevole del dare pochi spiccioli ai 'poverissimi', quando tutte le statistiche (da ultimo, l'annuario Istat) concorrono nell'indicare l'emergenza dei 'nuovi poveri', di chi cioè non riesce più a campare del proprio lavoro. Troppo poco per fare revocare lo sciopero generale (del 12 dicembre) alla maggiore confederazione sindacale, la Cgil, ieri sera convocata dal governo insieme a Cisl, Uil, banche e imprese. «Non daremo che i titoli delle diverse misure», annunciavano nel pomeriggio dallo staff del ministro del lavoro, Maurizio Sacconi, «si sta ancora raschiando il fondo del barile per definire i singoli interventi». Complessivamente l'impatto immediato delle misure (per famiglie, imprese e banche) dovrebbe essere di circa 4 miliardi, ma nell'incontro di ieri non è stato fatto numero alcuno. Nessuna detassazione della tredicesima mensilità del salario (come chiedeva la Cgil), il governo tira dritto invece e destina una parte consistente delle risorse alla proroga della detassazione di straordinari e premi aziendali. Provvedimento quantomeno 'curioso' in tempi in cui le imprese pensano alla riduzione dei volumi produttivi, costato finora 1 miliardo di euro circa, e che il governo è intenzionato a prorogare per tutto il 2009, allargandone anche la platea dei beneficiari: facendo i conti della serva, 3 miliardi di euro almeno.

Un piatto di lenticchie
Della mancia natalizia una tantum (tra i 150 e i 700 euro, pare, entro la fine dell'anno) per i più bisognosi beneficieranno solo i nuclei familiari molto numerosi e pensionati a più basso reddito. Il tetto di reddito annuo per accedervi dovrebbe essere di circa 20 mila euro (ma solo per una coppia con almeno 4 figli a carico), 17 mila (per una coppia con almeno un figlio a carico) e di 12 mila euro all'anno (per una coppia senza figli). Noccioline per i più poveri insomma, mentre nulla viene previsto per i più: chi per esempio dispone di uno (o due) stipendi medi (1200 euro al mese) che ormai, con il peso di un affitto o di un mutuo (per non dire di quelli falcidiati da settimane, quando non mesi, di cassa integrazione), non arriva più neppure alla terza settimana del mese. Lo spirito è quello della cosiddetta social card per i pensionati con reddito annuale sotto i 6 mila euro (ora estesa anche ai neonati fino a tre anni), già varata con la finanziaria, 120 euro a dicembre - e poi di nuovo 40 euro al mese - per fare la spesa. Il resto - il blocco delle tariffe di luce, gas, autostrade e ferrovie, come anche il taglio temporaneo di un punto sulle accise sui carburanti - sono poco più che cure palliative per un malato grave.

Cara casa...
Per aiutare le famiglie in difficoltà con il pagamento delle rate del mutuo sembra certa la proroga della convenzione Abi-governo: una partita di giro, neppure tanto conveniente, per alleviare nell'immediato il peso della rata, e da restituire con un allungamento della durata del mutuo stesso (interessi compresi). Allo studio c'è anche un fondo di garanzia, istituito presso la Cassa depositi e prestiti, che interverrebbe eccezionalmente anticipando alcune rate del prestito (3 pare), da restituire anche in questo caso con gli interessi.

Ammortizzatori sociali
Il governo pensa ad aumentare il fondo per gli ammortizzatori sociali in deroga (quelli previsti per quei settori che, a norma di legge, non ne avrebbero diritti), con l'ipotesi di utilizzare a tal fine il Fondo sociale europeo: da 600 milioni di euro si dovrebbe arrivare a una cifra compresa tra gli 800 milioni e 1 miliardo. Di questi dovrebbero usufruire anche i precari (contrattisti a termine, interinali, apprendisti e collaboratori in monocommittenza). Una «valanga» di persone, 400 mila secondo la Cgil, che rischiano di perdere il posto di lavoro di qui alla fine dell'anno. Ma i precari a vario titolo sono molti di più e le risorse messe a disposizione dal governo paiono al confronto una manciata di noccioline. Senza contare l'odiosa norma passata nei giorni scorsi all'approvazione del senato insieme al decreto infrastrutture, che prevede l'annullamento della «clausula sociale» per le aziende in amministrazione straordinaria che, in crisi, decidano di cedere rami aziendali (e i cui lavoratori perdono di conseguenza il diritto al mantenimento dei livelli contrattuali e retributivi).

Imprese e infrastrutture
Confermate le misure a favore delle imprese: detrazioni di una quota Irap attraverso Ires e Irpef; pagamento Iva al momento di emissione della fattura; sblocco dei pagamenti della pubblica amministrazione; intervento, infine, per evitare la restrizione del credito dalle banche alle imprese (di un osservatorio istituito presso le prefetture, ha parlato ieri Tremonti). Si può dire che dei tanto sbandierati 80 miliardi per fare fronte alla crisi, di reale c'è solo lo sblocco dei fondi per le infrastrutture (la logica resta quella delle cosiddette grandi opere), 16 miliardi di euro in gran parte sottratti al Fondo per le aree sottosviluppate. Sottratti, in altre parole, al mezzogiorno. «il vero volto
delle leggi
sui precari»
«L'annunciato taglio di centinaia di migliaia di posti di lavoro precari, nell'industria e nei servizi, mostra il vero significato delle leggi sulla flessibilità del rapporto di lavoro varate nell'ultimo decennio». Lo afferma Giorgio Cremaschi, esponente della Rete 28 aprile e segretario nazionale della Fiom, secondo cui «esse non sono servite a creare nuovi posti di lavoro, ma a rendere più facili i licenziamenti di massa durante le crisi». Una volta, aggiunge Cremaschi, «si parlava di un milione di posti di lavoro, adesso c'è il rischio di un milione di licenziamenti. È chiaro allora che tutte le leggi sul lavoro dovranno essere profondamente riviste per combattere la precarietà e rendere meno facili i licenziamenti. Se davvero si vogliono mettere regole ai mercati finanziari, sarà necessario definire nuove regole anche per il mercato del lavoro».