“Serve una manovra di circa 23
miliardi di euro in due anni, pari allo 0,7 per cento del pil per
quest’anno e allo 0,7 per cento per il prossimo”. Questa la proposta
indirizzata al governo dal segretario generale della Cgil, Guglielmo
Epifani, per affrontare la crisi economica: “È una manovra grossa - ha
affermato il leader sindacale nel corso di una conferenza stampa - ma
corrisponde a ciò che Gordon Brown sta proponendo per il suo paese”.
Il leader sindacale ha spiegato che il piano è compatibile
con i conti pubblici italiani: “Tra questa manovra, fatta parzialmente
in disavanzo, e gli effetti nei prossimi quattro anni della crisi sui
consumi e sull'occupazione, vi sarebbe una sostanziale parità: una
metà circa della somma sarebbe recuperata con una maggiore crescita,
l’altra metà con la riduzione degli interessi derivanti dal taglio dei
tassi da parte della Bce”. Nel sottolineare gli effetti della crisi
sull'occupazione, in particolare su quella dei lavoratori precari, il
numero di 400 mila unità in meno “è purtroppo in difetto”, ha detto
ancora Epifani spiegando che se si sommassero insieme i lavoratori
lasciati a casa dell'industria manifatturiera, dei servizi, della
pubblica amministrazione e della scuola, si supererebbero di gran
lunga le 500 mila persone.
Insiste la Cgil: “C’è bisogno di un intervento strutturale
che possa restituire il drenaggio fiscale a dicembre, con le
tredicesime, e a gennaio, prorogando gli sgravi sui redditi da lavoro
dipendente". Tra le altre richieste, quella di allargare della cassa
integrazione al mondo della piccola impresa, oltre a misure specifiche
per i lavoratori a tempo determinato, gli interinali e i collaboratori
a progetto. E quella di dare 417 euro al mese, per sei mesi, a 400
mila precari. Una misura che sarebbe possibile, ha spiegato il leader
sindacale, sospendendo la detassazione degli straordinari che costa
circa un miliardo di euro. Epifani, infine, ha sottolineato come sia
tornata d’attualità anche la richiesta di “completare i percorsi di
stabilizzazione in tutto il comparto pubblico”.
Le proposte illustrate ieri dal governo, ha
sottolineato il leader di Corso Italia, “sono nel segno della
continuità", mentre quel che occorre è dare una risposta forte:
“Questo è il cuore e il centro della nostra azione - ha concluso - ma
dovrebbe diventare il cuore della politica pubblica, perché le nostre
misure non sono pensate a beneficio di una parte ma a quello
dell'intera collettività”.