La «valanga» colpirà per primi e
soprattutto loro, gli sfruttati al quadrato: sono almeno 600 mila -
una cifra enorme - i precari che potrebbero perdere il posto l'anno
prossimo, per l'effetto combinato della crisi (e dei «non» interventi
del governo) e - dall'altro lato - dello stop alle assunzioni ordinato
dal trio Tremonti-Brunetta-Gelmini. Quel che è peggio, non è neanche
la perdita del posto in sè - questa categoria è più che abituata - ma
il baratro che si apre il giorno successivo, con il mercato del lavoro
gelato dalla recessione e l'assenza di qualsiasi ammortizzatore
sociale. Dalla sera alla mattina, niente proroga, poche speranze di
trovare qualcos'altro, e neppure un euro per respirare almeno qualche
mese. Un vero incubo.
Nel pubblico impiego, università e ricerca comprese, il conto dei
contratti «appesi» è presto fatto: come spiega Michele Gentile, della
Cgil nazionale, si tratta di 47 mila contrattisti a termine, 20 mila
Lsu, 10 mila interinali, e ben 80 mila rapporti di collaborazione (è
il numero complessivo di contratti attivati nel 2007, dunque non
corrispondono esattamente a 80 mila persone, ma ci siamo vicini). Poi
ci sono i 130 mila a termine del mondo della scuola. La somma è di
quasi 300 mila lavoratori, per il momento tutti a rischio, tranne
qualche fortunato che potrà essere «graziato» dal ministro
anti-precari Renato Brunetta, a sua totale discrezione, in forza di
una legge approvata di recente. Vediamo quale.
Il blocco di fatto alle stabilizzazioni è contenuto in un emendamento
alla legge 1167, passata già alla Camera e che aspetta l'ok del
Senato, in base alla quale dal primo luglio 2009 non si potrà
stabilizzare nessuno che abbia oltre 3 anni di precariato alle spalle,
fatti salvi quelli che abbiano concluso l'iter concorsuale entro il 30
giugno 2009 (con un 40% di posti riservato a chi abbia 3 anni di
anzianità). E' l'annullamento delle precedenti finanziarie Prodi, che
autorizzavano alla proroga indefinita dei contratti e davano la
possibilità di stabilizzare tutti i precari.
Sembrerebbe comunque che almeno fino a luglio prossimo ci sia qualche
speranza, ma la Cgil spiega che è praticamente impossibile per
un'amministrazione bandire, effettuare e chiudere con le nomine un
concorso in meno di 7 mesi. Ma soprattutto la legge non fa i conti con
il decreto 112 varato dal ministro dell'Economia Tremonti
quest'estate, quello che prevede tagli per 34 miliardi di euro, in
particolare stoppando il turn over nel pubblico: si autorizza solo
un'assunzione a fronte di ben 10 uscite. Dunque Brunetta avrebbe
varato una legge che disegna percorsi concorsuali, senza però avere i
soldi per farli. Come, d'altra parte, promette il salario accessorio
agli statali nell'accordo separato firmato con Cisl e Uil: solo che
serve un'apposita legge finanziata dal Tesoro, per ben 730 milioni, e
di questi tempi è tutt'altro che facile che Tremonti sganci.
Tornando ai precari, trascorso l'1 luglio 2009, e annullata qualsiasi
residua speranza, potrà essere il ministro Brunetta - che nel
frattempo si sarà fatto consegnare una «mappatura» del precariato in
tutti i settori - a scegliere per l'assunzione quelli che lui riterrà
meritevoli. «Brunetta si è ritagliato un ruolo discrezionale enorme,
che aumenta il suo potere - spiega il sindacalista Cgil - Se facciamo
l'esempio della ricerca, dove i precari sono almeno 2 mila, in base
allo stop del turn over di Tremonti ne potranno essere assunti sì e no
450 entro il prossimo anno». E soprattutto, questi concorsi riguardano
solo i 47 mila contrattisti a termine, mentre gli altri atipici in
diverse forme sono praticamente già cancellati da Brunetta.
Passando ai precari del settore privato, se ne quantificano almeno 300
mila nelle industrie metalmeccaniche, quelle più colpite dalla crisi
della domanda. Maurizio Landini, della Fiom, spiega che sono il 15%
degli addetti del settore, peraltro rilevabili soprattutto nelle
aziende maggiori, dove il sindacato può recuperare una casistica.
Molti lavorano da più di 5-6 anni nella stessa fabbrica, senza contare
la complicazione dei tanti immigrati, che insieme al contratto
rischiano di perdere anche il permesso di soggiorno. Cgil e Fiom
chiedono ammortizzatori per tutti, e la sospensione della legge
Bossi-Fini.
Sul fronte delle tutele, ieri il ministro del Welfare Sacconi ha
spiegato genericamente che il governo «allargherà i beneficiari di
integrazione al reddito, tenendo conto anche dei soggetti più deboli».
Non si capisce però chi avrà diritto (oltre ai precari, sono esclusi
dagli ammortizzatori, settori come il terziario e l'artigianato). E
non finisce qui, perché Sacconi ha fornito una nuova interpretazione
in merito alle retribuzioni degli apprendisti: fino a oggi non
potevano mai essere inferiori di due livelli rispetto a un pari
mansione, d'ora in poi sono decurtabili a piacere. Liberalizzata è
anche la formazione degli apprendisti: non ci sarà più bisogno di una
certificazione pubblica, potrà essere svolta tutta in azienda. «Sono
due notevoli peggioramenti - commenta il segretario Fiom Gianni
Rinaldini - che danno nuove ragioni allo sciopero generale del 12
dicembre».