ALITALIA

Ok finale ai contratti L'agitazione continua

I dipendenti di Air France si fermano

Francesco Piccioni


 

Piena conferma delle peggiori previsioni. I quattro sindacati confederali (i tre storici: Filt-Cgil, Cisl, Uil, più i neo-accreditati dell'Ugl) ha sottoscritto ieri l'ultimo passaggio preliminare all'avvio delle «assunzioni in Cai». L'incontro finale è avvenuto , ieri mattina, in un albergo romano rimasto anonimo - anche le sedi istituzionali non sono più quelle di una volta - ed ha partorito quattro paginette che ricalcano pari pari quelle dell'«accordo contrattuale» di palazzo Chigi, il 31 ottobre.
Alcuni «chiarimenti», che pure ci sono, non aggiungono né spostano granché nel quadro generale. Confermato il numero di «assunzioni»: 12.639 persone. I piloti saranno 1.689 (ma, dato che alcuni saranno presi part-time, il numero dei posti «pieni» è di 1.550). 3.300 gli assistenti di volo e 7.650 tra operai e impiegati «di terra». Il dettaglio che non si conosceva è però un altro: 10.150 verranno da Alitalia, 2.489 dalle altre società che vengono «fuse» in Cai, a partire da AirOne. Di fatto, oltre 8.000 licenziamenti nella sola Alitalia (alla faccia dei «3.000» indicati all'inizio della trattativa), e 700 in AirOne.
La ragione è facilmente riscontrabile guardando alla parte economica: si «garantisce» infatti che il personale assunto avrà il 93% della vecchia retribuzione («a parità di ore volate»), ma a seconda della compagnia di provenienza. Il che significa una preferenza implicita per i provenienti da AirOne e similia, che costano già oggi un bel po' meno.
I sindacati firmatari mettono grande enfasi sul fatto che «tra i criteri di scelta» è inserita «la tutela delle lavoratrici attualmente beneficiarie della temporanea sospensione dell'obbligo di lavoro per gravidanza o puerperio». In realtà, non è chiaro quale posto occupi tale tutela nella graduatoria dei «criteri» di selezione del personale (è ben possibile, infatti, che in una «mattanza» di circa un dipendente su due - se questo «criterio» non è tra primi - non si arrivi mai al punto di dover «preferire» una madre a una donna senza figli). In ogni caso, rispetto al testo del 31 ottobre, la tutela è estesa all'esenzione «facoltativa» del solo personale di volo; non anche di quello di terra. In pratica, spiegano altri sindacalisti, quello che nel testo di ottobre era un motivo di esclusione automatica dall'assunzione, adesso è stato trasformato in un criterio di «non esclusione», ma non in un vantaggio.
Altra differenza è la possibilità di assumere a tempo pieno personale che in Alitalia viene oggi impiegato part time. Mentre viene rifiutata la proposta del «part time sociale»: ovvero un numero più alto di assunzioni, maggiore flessibilità di utilizzo (come avviene nelle maggiori compagnie europee) e minori oneri per i conti previdenziali (meno cassa integrazione). Anche il «superminimo ristrutturazione» è pensato per dividere i lavoratori: viene infatti garantito che varrà anche ai fini del tfr per i lavoratori di terra, mentre si rinvia ad eventuali compatibilità economiche per quelli «di volo».
Differenze minime, comunque. Mentre viene confermato che da martedì inizieranno ad essere inviate le lettere di convocazione individuale per gli ormai «ex dipendenti». E' forse l'aspetto più contestato dalle sigle che non hanno firmato (Anpac, Sdl, Up, Avia, Anpav): «finalmente Cai potrà assumere come vuole e potrà applicare il contratto che riterrà più opportuno... con il plauso di Cgil, Cisl, Uil e Ugl». Un precedente devastante per le relazioni industriali; e che coinvolge in pieno la stessa Cgil, indicata ormai come «estremista».
E infatti i voli Alitalia hanno continuato ad accumulare ritardi anche per tutta la giornata di ieri. Quasi una sessantina le cancellazioni, ma qui entra in gioco anche la capacità manovriera della compagnia, che preferisce annullare i voli con pochi passeggeri a bordo, accorpandoli ad altri. Da segnalare che identici problemi si sono verificati anche sui voli AirOne (devono finalmente essersi accorti che faranno anche loro una brutta fine) e quelli di meridiana (proprietà dell'Aga Khan, e non coinvolti nell'operazione Cai).
Resta il «grande scandalo» sui media, che continuano a invocare la «mano dura» contro i lavoratori. Passa invece sotto silenzio universale il fatto che alcuni ritardi e cancellazioni dipendono dallo sciopero proclamato dai dipendenti di Air France-Klm, che ha fatto saltare qualche coincidenza. Oltralpe protestano contro il progetto di Sarkozy, intenzionato a portare l'età pensionabile del personale di volo dagli attuali 60 anni ai 65. Piloti e assistenti di volo francesi hanno dichiarato ben quattro giorni di sciopero. Consecutivi. Ma lì nessuno lo trova strano. E infatti qui non se ne parla.