Piena conferma delle peggiori
previsioni. I quattro sindacati confederali (i tre storici: Filt-Cgil,
Cisl, Uil, più i neo-accreditati dell'Ugl) ha sottoscritto ieri
l'ultimo passaggio preliminare all'avvio delle «assunzioni in Cai».
L'incontro finale è avvenuto , ieri mattina, in un albergo romano
rimasto anonimo - anche le sedi istituzionali non sono più quelle di
una volta - ed ha partorito quattro paginette che ricalcano pari pari
quelle dell'«accordo contrattuale» di palazzo Chigi, il 31 ottobre.
Alcuni «chiarimenti», che pure ci sono, non aggiungono né spostano
granché nel quadro generale. Confermato il numero di «assunzioni»:
12.639 persone. I piloti saranno 1.689 (ma, dato che alcuni saranno
presi part-time, il numero dei posti «pieni» è di 1.550). 3.300 gli
assistenti di volo e 7.650 tra operai e impiegati «di terra». Il
dettaglio che non si conosceva è però un altro: 10.150 verranno da
Alitalia, 2.489 dalle altre società che vengono «fuse» in Cai, a
partire da AirOne. Di fatto, oltre 8.000 licenziamenti nella sola
Alitalia (alla faccia dei «3.000» indicati all'inizio della
trattativa), e 700 in AirOne.
La ragione è facilmente riscontrabile guardando alla parte economica:
si «garantisce» infatti che il personale assunto avrà il 93% della
vecchia retribuzione («a parità di ore volate»), ma a seconda della
compagnia di provenienza. Il che significa una preferenza implicita
per i provenienti da AirOne e similia, che costano già oggi un bel po'
meno.
I sindacati firmatari mettono grande enfasi sul fatto che «tra i
criteri di scelta» è inserita «la tutela delle lavoratrici attualmente
beneficiarie della temporanea sospensione dell'obbligo di lavoro per
gravidanza o puerperio». In realtà, non è chiaro quale posto occupi
tale tutela nella graduatoria dei «criteri» di selezione del personale
(è ben possibile, infatti, che in una «mattanza» di circa un
dipendente su due - se questo «criterio» non è tra primi - non si
arrivi mai al punto di dover «preferire» una madre a una donna senza
figli). In ogni caso, rispetto al testo del 31 ottobre, la tutela è
estesa all'esenzione «facoltativa» del solo personale di volo; non
anche di quello di terra. In pratica, spiegano altri sindacalisti,
quello che nel testo di ottobre era un motivo di esclusione automatica
dall'assunzione, adesso è stato trasformato in un criterio di «non
esclusione», ma non in un vantaggio.
Altra differenza è la possibilità di assumere a tempo pieno personale
che in Alitalia viene oggi impiegato part time. Mentre viene rifiutata
la proposta del «part time sociale»: ovvero un numero più alto di
assunzioni, maggiore flessibilità di utilizzo (come avviene nelle
maggiori compagnie europee) e minori oneri per i conti previdenziali
(meno cassa integrazione). Anche il «superminimo ristrutturazione» è
pensato per dividere i lavoratori: viene infatti garantito che varrà
anche ai fini del tfr per i lavoratori di terra, mentre si rinvia ad
eventuali compatibilità economiche per quelli «di volo».
Differenze minime, comunque. Mentre viene confermato che da martedì
inizieranno ad essere inviate le lettere di convocazione individuale
per gli ormai «ex dipendenti». E' forse l'aspetto più contestato dalle
sigle che non hanno firmato (Anpac, Sdl, Up, Avia, Anpav): «finalmente
Cai potrà assumere come vuole e potrà applicare il contratto che
riterrà più opportuno... con il plauso di Cgil, Cisl, Uil e Ugl». Un
precedente devastante per le relazioni industriali; e che coinvolge in
pieno la stessa Cgil, indicata ormai come «estremista».
E infatti i voli Alitalia hanno continuato ad accumulare ritardi anche
per tutta la giornata di ieri. Quasi una sessantina le cancellazioni,
ma qui entra in gioco anche la capacità manovriera della compagnia,
che preferisce annullare i voli con pochi passeggeri a bordo,
accorpandoli ad altri. Da segnalare che identici problemi si sono
verificati anche sui voli AirOne (devono finalmente essersi accorti
che faranno anche loro una brutta fine) e quelli di meridiana
(proprietà dell'Aga Khan, e non coinvolti nell'operazione Cai).
Resta il «grande scandalo» sui media, che continuano a invocare la
«mano dura» contro i lavoratori. Passa invece sotto silenzio
universale il fatto che alcuni ritardi e cancellazioni dipendono dallo
sciopero proclamato dai dipendenti di Air France-Klm, che ha fatto
saltare qualche coincidenza. Oltralpe protestano contro il progetto di
Sarkozy, intenzionato a portare l'età pensionabile del personale di
volo dagli attuali 60 anni ai 65. Piloti e assistenti di volo francesi
hanno dichiarato ben quattro giorni di sciopero. Consecutivi. Ma lì
nessuno lo trova strano. E infatti qui non se ne parla.