Dalle parole ai fatti, dentro una
lugubre escalation. Dall'ordine berlusconiano di trasmettere notizie con
lessico ottimista, all'assalto squadristico, di notte, contro la
redazione del programma «Chi l'ha visto?», colpevole di aver mostrato
alcune immagini dei picchiatori di piazza Navona. Una marcia sulla Rai
impensabile ieri, possibile oggi dopo gli avvertimenti del presidente
del consiglio agli studenti, le minacce di un ex presidente della
repubblica, il programma di epurazione secondo il senatore Marcello
Dell'Utri.
Coperti dalle istituzioni governative, i picchiatori di estrema destra,
sono passati all'azione forzando i sistemi di sicurezza del palazzo
della televisione di via Teulada, dileguandosi dopo aver constatato che
gli uffici erano ormai deserti. Le mattutine, successive, telefonate
minatorie contro il programma televisivo, sembrano la sceneggiatura di
un film già visto: «Non solo parenti fino al secondo e terzo
grado...verremo sotto le vostre case...», ha detto al telefono una voce
maschile, a nome di Forza Nuova.
Ma forse non sarà necessario usare la spranga. Forse basterà attendere
che diventino fatti le parole pronunciate da un personaggio come
Marcello dell'Utri, senatore della repubblica. Uno che ha le idee chiare
sulle cose da cambiare in Rai, anzi, sugli uomini da espellere, «gente
che alimenta una visione negativa della vita», «dirigenti che sono stati
messi dalla sinistra». E' lo stesso Dell'Utri che vediamo comparire a
tarda ora sugli schermi di Odeon-tv per parlare dei presunti diari del
Duce, nel programma "Venerabile Italia", titolo scritto in grande sotto
l'immagine di un compasso massonico.
E' la trasmissione che ha in Licio Gelli, capo della loggia P2, l'ospite
d'onore, il venerabile ancora venerato, il burattinaio che srotola il
filo conduttore di un caloroso revival mussoliniano. Gelli esprime il
suo apprezzamento nei confronti del Duce rievocando «l'emozionante
incontro, quando mi chiamò a palazzo Venezia e mi strinse la mano», la
conduttrice parla del fascismo come continuità nazionale, memoria che
lega il passato al presente, fonte imperitura di «orgoglio nazionale».
Quell'orgoglio patrio che sembra essersi impadronito dell'etere, che
illumina la retorica del ministro della difesa, La Russa, nel salotto di
Porta a Porta, a proposito della festa del 4 Novembre, mentre,
contemporaneamente, su La7, storici di destra stanno approfondendo la
vicenda del Msi.
Il sindacato dei giornalisti Rai ha espresso preoccupazione per
l'assalto fascista. Ma se ci volevano gli squadristi in via Teulada per
una reazione, siamo messi male. Quando, una settimana fa, il capo del
governo ha annunciato che avrebbe cambiato il modo di fare informazione
del servizio pubblico, quando ha espresso il desiderio di dettare
rassicuranti scalette ai telegiornali, nessun direttore si è sentito
offeso per essere stato pubblicamente ridotto al ruolo di portavoce. E
il silenzio, prima o poi, si paga.