I dipendenti pubblici, da
quest'anno, non hanno più un contratto, ma un protocollo scritto dal
ministro Brunetta e firmato in calce da una parte dei sindacati,
peraltro minoritaria. Si è concluso così l'incontro di ieri a Palazzo
Chigi tra il governo e i sindacati del pubblico impiego - scuola
compresa, peraltro a poche ore dalla bella manifestazione di Roma. Il
protocollo Brunetta, che stanzia solo 70 euro lordi di aumento (poco
più di 40 netti), è stato firmato solo da Cisl, Uil, Ugl e Confsal, e
rigettato dalla Cgil: ma le sigle firmatarie non raggiungono il 51%
necessario per poter firmare un contratto, e dunque non hanno potuto
far altro che aderire all'erogazione unilaterale abbondantemente
preannunciata dal ministro, senza di fatto ottenere un euro in più di
quanto già offerto dal governo. Il segretario Cgil Guglielmo Epifani
ha confermato gli scioperi regionali del 3,7 e 14 novembre prossimi -
che a questo punto, però, sono revocati da Cisl e Uil (tranne la Uil
Fpl) - mentre Carlo Podda (Fp Cgil), dal canto suo ha annunciato che
la Cgil «prepara lo sciopero generale dei pubblici». Se consideriamo
poi che oggi a Roma l'Assemblea dei delegati Fiom proclamerà lo
sciopero dei metalmeccanici per dicembre, e che tante camere del
lavoro hanno già proclamato scioperi generali (Torino, varie emiliane,
Brescia) o invocano quello nazionale (Milano), si capisce bene che
nella Cgil ci sono ormai forti pressioni per una mobilitazione
generale nazionale di tutte le categorie.
Uniti in piazza
«Non scambiamo un piatto di lenticchie con la forza di questa unità»,
aveva chiesto poche ore prima il segretario generale Cgil dal palco di
piazza del Popolo. Unità 'dal basso' si potrebbe dire, quella che ieri
si è manifestata in una piazza «sbagliata» semplicemente perché troppo
piccola per accoglierne la dirompente (e prevedibile) presenza. «Uniti
per la scuola di tutti», lo striscione di apertura del corteo, e
quindi anche «per la pace, la democrazia, la tolleranza,
l'uguaglianza...», dice Epifani. Ma Bonanni non ci sta, in apertura e
chiusura del suo intervento, scandisce chiare e tonde due frasi: «Ci
unisce la scuola, siamo uniti per la scuola». Come dire: su tutto il
resto, nisba. Molto più di un piatto di lenticchie, un solco abissale
tra piazza e palco. E le premesse non erano delle migliori: con una
trattativa durata fino a notte fonda (e condita, pare, da minacce di
revoca dello stesso sciopero da parte della Cisl) per decidere quale
dei segretari generali, e quando dovesse parlare dal palco. Mentre in
tutto il paese, treni e pullman stracolmi erano già in viaggio per
raggiungere Roma.
Divisi al tavolo
Tornando al tavolo del pomeriggio a Palazzo Chigi, Guglielmo Epifani
ha fatto capire subito la contrarietà della Cgil: «Non c'è nessun
motivo per cambiare idea sul protocollo - ha spiegato - L'aumento è
inferiore all'inflazione reale e non c'è alcuna certezza sulla
restituzione degli oneri accessori del maltolto. Inoltre, non ci sono
novità sui precari». Al contrario, Cisl e Uil hanno firmato, in
coerenza con quanto fatto già la settimana scorsa, quando Brunetta
aveva presentato il testo e l'entità degli aumenti. Le due sigle hanno
di conseguenza revocato gli scioperi di novembre (la Cisl li aveva già
sospesi), ad eccezione della Uil Fpl (sanità ed enti locali), che
invece sarà in piazza con la Cgil per gli stop regionali del 3,7 e 14
novembre. «Intanto facciamo gli scioperi regionali - ha spiegato Podda,
Fp Cgil - ma stiamo preparando lo sciopero generale nazionale di tutti
i lavoratori pubblici, con manifestazione a Roma nel mese di
dicembre». Alla mobilitazione potrebbe decidere di aderire pure la
scuola, anch'essa coinvolta nel rinnovo dei contratti, anche se la
scelta della Flc Cgil potrebbe essere influenzata dal fatto che sulla
questione Gelmini e in generale istruzione c'è ancora unità con Cisl e
Uil. C'è da tener conto, tra l'altro, che il 14 novembre è previsto
pure lo sciopero nazionale dell'università e ricerca, anch'esso, per
ora, unitario.
Le altre parti in causa, firmatarie del protocollo, si sono
«rammaricate» per l'assenza della Cgil («mi dispiace moltissimo», ha
detto il segretario Cisl Raffaele Bonanni), ma nel contempo si sono
rallegrate del «risultato». Brunetta, tra l'altro, aveva aperto
l'incontro scusandosi ufficialmente con Epifani per la frase
pronunciata in un'intervista («me ne frego della Cgil»). Ma non è
bastato per convincere la Cgil a firmare.