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Chi ha tenuto il suo TFR in
azienda ha avuto un rendimento del 3,5%. Chi,
seguendo il consiglio dei sindacati, dei partiti e dei promotori
finanziari, lo ha investito nei fondi pensione ha
perso circa il 20%. Ed è solo l'inizio. Con la Borsa in
picchiata, per i futuri pensionati la liquidazione servirà per il
cappuccino e il becchime per i piccioni. Sindacati,
Confindustria, Partiti e Banche si sono inghiottiti un altro tesoretto.
Non rimane più quasi nulla da spolpare al cittadino. Possono solo taglare
i servizi, la Scuola, la Polizia, la Sanità fino all'epilogo delle
pentole argentine.
Tre milioni di italiani
in carcere, di Beppe Scienza
"Per gli italiani la previdenza integrativa è come una
prigione. Sindacati ed economisti di regime (Marcello
Messori, Giuliano Cassola, Elsa Fornero ecc.) gli hanno tirato un brutto
scherzo coi fondi pensione. Circa tre milioni di
lavoratori hanno rinunciato al loro
TFR e ora sono ingabbiati per
sempre. Per giunta presi in giro da chi voleva arricchirsi alle loro
spalle, come la società di gestione Anima che aveva
l’impudenza di affermare: “L’investimento in un fondo pensione è una
scelta intelligente”. Si è visto che razza di scelta è stata: dall’estate
del 2007 una batosta dopo l’altra.
La trappola è scattata a giugno dell’anno scorso. Da allora è andata
prima male e poi malissimo nel 2008. Ne sanno qualcosa i
lavoratori chimici (fondo Fonchim) che a fine settembre
perdevano il 14,8% da inizio anno, i metalmeccanici (fondo Cometa)
con un risultato negativo del 10% o i ferrovieri (fondo Eurofer)
con un deficit del 17%. Questi sono i minus delle linee azionarie, ma
anche le altre hanno fatto peggio del TFR.
Però la cosa più grave è la mancanza di libertà. Chi ha aderito a un fondo
pensione, soprattutto per le insistenze dei sindacati, è
come condannato a vita. Finché lavora, il suo TFR continuerà a finire lì,
volente o nolente. Ma anche andando in pensione otterrà soltanto la
semilibertà. Metà di quanto si sarà salvato (il cosiddetto montante),
non potrà ritirarlo perché verrà convertito in una
rendita, a condizioni decise da altri.
Purtroppo non può neanche sperare nella grazia del Capo dello Stato. Per
la previdenza integrativa non è prevista. In compenso ogni due
anni può cambiare cella. Cioè può passare per esempio da una
linea azionaria e a una garantita, restando nello stesso fondo. Peccato
che tali garanzie sia solo propaganda, con linee “garantite” in negativo
del 3% da inizio 2008 (fondo Fonchim)! Volendo può anche cambiare
prigione. Cioè non solo la linea di gestione, ma anche il fondo. Non può
però riacquistare la libertà: l’ergastolo è l’ergastolo!
È rimasto in libertà solo chi si è tenuto il TFR.
Tranquillo e sicuro, lo vede crescere giorno dopo giorno (circa +3,5% da
inizio 2008). Se cambia lavoro o va in pensione lo riceve tutto subito; ed
è libero di farne cosa vuole.
Quindi ha fatto bene chi ha ascoltato i consigli di Beppe Grillo, i miei o
anche di Famiglia Cristiana.
Per altro la faccia tosta dei sindacati non ha limiti.
Non contenti delle figuracce collezionate col fondo per la scuola (Espero),
pochi giorni fa Cgil, Cisl, Uil ecc. si sono incontrati per farne partire
due per coprire tutto il settore pubblico (Sirio e Perseo). Sembra una
barzelletta."
Beppe Scienza
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