Si complica il quadro del
pubblico impiego, perché ieri il ministro Renato Brunetta ha messo sul
tavolo gli aumenti - 70 euro lordi per il biennio 2008-2009 - e i
sindacati si sono divisi. La Cisl ha detto subito sì, la Uil si è
accodata subito dopo, mentre la Cgil dice no: «Risorse troppo basse»,
hanno spiegato Guglielmo Epifani e Carlo Podda (segretario Fp Cgil)
uscendo dall'incontro con il ministro a Palazzo Vidoni. No anche da
Rdb Cub, che annuncia nuovi scioperi: il coordinatore Paolo Leonardi
ha protestato per l'ammissione al tavolo di Renata Polverini (Ugl),
che secondo le regole del settore non potrebbe trattare, dato che non
ha rappresentanza. Inoltre, ai sindacati è stato prospettato anche un
cambio di modello contrattuale, per unificare il settore pubblico con
il privato, sulla falsariga delle «linee guida» presentate da
Confindustria: la Cgil ha aderito al «tavolo tecnico» che si riunirà
presso il ministero, ma ha fatto capire che si potranno ipotizzare
sbocchi positivi solo nel caso in cui sia Palazzo Chigi a convocare un
«tavolone» che discuta le regole generali. Perché, come ha ribadito
Epifani, «c'è una parte consistente che non ha condiviso quelle linee
guida, e questo non è un buon risultato per il governo».
Tornando al nodo degli aumenti, Brunetta ha spiegato che «al
protocollo presentato dal governo hanno già aderito Cisl, Uil Pa e Ugl»,
mentre «la Cgil ha detto no». Brunetta ha ricalcato lo stesso metodo
usato qualche settimana fa da Emma Marcegaglia: ai sindacati è stato
presentato un protocollo già scritto, e non un'ipotesi di accordo
maturata al termine di un faccia a faccia, ed è stato chiesto
semplicente se volevano aderire o no. Un «canovaccio» che ha compreso
anche l'immediata adesione di Cisl e Uil, e il no della Cgil. Ma
secondo le regole del settore pubblico, un contratto è valido solo se
siglato dal 51% dei sindacati rappresentativi, e senza la Cgil quella
quota non si raggiunge: dunque è tecnicamente impossibile un contratto
separato con le sole Cisl e Uil. Da qui l'insistenza di Brunetta
sull'erogazione unilaterale.
«Io vado avanti comunque», ha spiegato il ministro a chi gli chiedeva
cosa succederà se la Cgil non firma. «Mi auguro - ha continuato - che
ci possa essere un accordo con tutti, e anzi io punto ad averlo già
entro metà novembre, ma nella malaugurata ipotesi che non venisse
raggiunto, procederò a erogare l'indennità di vacanza contrattuale in
dicembre, 100-110 euro con le tredicesime. Mentre in gennaio, darò il
90% degli aumenti previsti, come dispone la legge finanziaria».
Nell'ultima finanziaria, il governo ha infatti previsto una norma
inedita: il ministero può erogare aumenti anche in assenza di accordi
con i sindacati. «Il quadro è cambiato - ha spiegato Brunetta - Prima
alcuni sindacati dicevano no per ottenere qualche euro in più, perché
in passato si apriva il tavolo senza risorse certe, e poi si decideva
quanto stanziare. Il nostro governo, al contrario, ha prima stanziato
le risorse e poi ha aperto le trattative. Dunque non c'è un euro in
più, ci sono solo i 6 miliardi stanziati in finanziaria: che vogliono
dire 60 euro per lo stipendio e 10 di salario accessorio. Non saranno
cifre alte come quelle del passato, ma con la crisi sono sempre meglio
di niente». «Il no della Cgil - ha concluso il ministro - sarebbe
imbarazzante se non ci fosse la norma che mi permette di erogare il
90% in gennaio: perché vorrebbe dire che i lavoratori, senza la firma
di un accordo, non avrebbero nulla in busta paga. Sono già passati 10
mesi e io questi 6 miliardi li voglio dare: meglio in tasca ai
dipendenti che nelle casse dello Stato».
Potrebbe profilarsi, dunque, quanto già visto con Alitalia e nella
discussione del modello contrattuale con Confindustria: il solito
dibattito stucchevole, che vede alleate le imprese, il governo e gli
altri sindacati nell'individuare nella Cgil l'organizzazione dei «no»,
mentre farebbe gli interessi dei lavoratori (e addirittura del Paese,
data l'emergenza crisi) chi dice subito sì. E' anche vero, dall'altro
lato, che i sindacati di categoria del pubblico impiego hanno una
maggiore coesione, in questi mesi hanno proceduto compatti, ma il
quadro è complicato dal fatto che il ministro Brunetta non ha lasciato
intravedere margini di trattativa sul salario («Non c'è un euro in
più») e ha l'arma potente dell'aumento unilaterale.