Sono state «politiche di
saccheggio». Con queste parole la presidente Cristina Fernandez De
Kirchner ha annunciato martedì la presentazione al parlamento di un
progetto di legge che statalizza il regime pensionistico privato,
eliminando il sistema di capitalizzazione individuale costituito dalle
Administradoras de fondos de jubilaciones y pensiones (Afjp) e creando
un regime pubblico unico «basato sulla solidarietà». Si mette così
fine dopo quattordici anni a un regime perverso, che costituì uno dei
pilastri delle politiche neoliberali degli anni Novanta dell'allora
presidente Carlos Menem e del suo ministro per l'economia Domingo
Cavallo. «Siamo alla fine di un'epoca e questa è una decisione
strategica», ha detto Fernandez De Kirchner, sottolineando che mentre
gli stati del G8 adottano politiche per proteggere le proprie banche
«noi abbiamo deciso di proteggere i nostri pensionati e i nostri
lavoratori».
Si stima che in gennaio, approvato il progetto - che causerà certo un
aspro dibattito - quasi 9,5 milioni di lavoratori saranno reinseriti
nel sistema pensionistico amministrato dallo Stato, che già comprende
circa 3 milioni di iscritti. Con loro, ritorneranno nelle casse della
Administración nacional de la seguridad social (Anses) i fondi
accumulati dalle Afjp, circa 97.920 milioni di pesos (30 miliardi di
dollari), dei quali il 55% sono in titoli pubblici. Nello stesso tempo
lo Stato incasserà altri 15 miliardi di pesos l'anno (4,6 miliardi di
dollari) in contributi pensionistici.
Nel quadro della crisi finanziaria internazionale, il governo
argentino ha giustificato la misura con il sostanziale fallimento del
sistema privato. Il regime di capitalizzazione prometteva di ridurre
l'evasione e aumentare il numero dei contribuenti, ma solo il 40%
degli iscritti versa i propri contributi e la relazione tra
contribuenti e popolazione occupata si è ridotta. D'altra parte, delle
26 Afjp originali ne sono rimaste soltanto 10, con una marcata
tendenza alla concentrazione, alti costi operativi, commissioni
mediamente del 30% (circa 9 miliardi di dollari dal 1994). E non sono
nemmeno servite a sviluppare un mercato locale di capitali. Infine, le
Afjp non hanno ottenuto rendimenti migliori dei fondi statali, al
contrario lo Stato argentino ha dovuto completare molti versamenti per
raggiungere la pensione minima. Su un totale di 446mila pensionati
privati delle Afjp, solo il 23% riceve il totale delle sue spettanze
dalla Afjp stessa: lo Stato paga il 100% della pensione a circa 30mila
iscritti, il 50% a altri 220mila e una parte minore ai restanti
100mila. E le rendite medie dell'ultimo anno hanno sofferto forti
perdite, a causa della caduta delle borse. Per la Sovrintendenza delle
Afjp l'indice medio è sceso del 4,7% in aprile, del 7,12 in maggio,
del 8,66% in giugno, del 10,08 in luglio e del 6,43 in agosto,
colpendo i lavoratori in via di pensionamento.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Martedì la borsa di Buenos
Aires è precipitata dell'11% e ieri ha aperto con grossi ribassi,
(fino a -17%). I buoni del debito argentino hanno sofferto gravi
perdite e la Banca centrale ha dovuto intervenire in difesa del peso.
La presidente della Coalizione Civica Elisa Carriò, apocalittica come
sempre, ha denunciato che «l'obiettivo principale è di saccheggiare i
fondi dei pensionati (...) perché lo Stato faccia cassa in vista delle
elezioni o del fallimento». Sebastian Palla, presidente dell'Unione
amministratori di fondi, ha minacciato «ogni azione necessaria»,
promettendo battaglia giudiziaria e invitando gli iscritti a fare lo
stesso.
Ma le prime ad andare in tribunale saranno proprio le Afjp. Il pm
federale Guillermo Marijuan, dell'unità investigativa sulla sicurezza
sociale, le ha denunciate per frode all'amministrazione pubblica per
aver liquidato buoni del tesoro mentre veniva reso pubblico il
progetto di statalizzazione: il giudice federale Carlos Bonadio ha
ingiunto alle Afjp di non operare con buoni o azioni per una
settimana. Un'inchiesta più profonda dovrebbe analizzare il favoloso
affare costituito dal regime di capitalizzazione privata, che
attraverso vari artifici finanziari ha portato lo Stato argentino a
indebitarsi fortemente man mano che i fondi dei pensionati statali
venivano trasferiti alle Afjp. Queste a loro volta compravano buoni
del tesoro con il denaro dei lavoratori, un processo che ha coinvolto
circa 41 miliardi di pesos (all'epoca convertibili in dollari) tra il
1994 e il 2001, e ha costituito una delle principali ragioni della
crisi argentina.
Di fatto, un ampio spettro sociale e politico condivide le basi della
riforma. Il governo afferma che i fondi delle Afjp si sommeranno ai 20
miliardi di pesos (6,2 miliardi di dollari) del Fondo di garanzia e di
sostenibilità del regime pensionistico pubblico, e che verranno
ampliati i meccanismo di controllo. Molti ricordano che le pensioni
private nacquero in risposta a decenni di gestione corrotta dei fondi
da parte dello Stato.