Così il governo attacca l'articolo 18. La Cgil: «Smantellano i diritti»

Sara Farolfi

ROMA


 

In principio fu il decreto legge 112, ora il disegno di legge 1441, collegato alla finanziaria e ancora all'esame del parlamento. Norme e provvedimenti inseriti qua e là con abilità certosina. Dietro, un progetto coerente e un disegno unitario per deregolamentare diritti e tutele del lavoro. Dagli appalti al sommerso, ai precari, fino alle norme sullo sciopero e sul processo del lavoro. Precari e stabili, settore pubblico e settore privato, nessuno si salva. E ora ritorna in ballo anche l'articolo 18, mai nominato naturalmente in quel ddl 1441, ma seriamente minato nella sua stessa sostanza. Un partecipato seminario organizzato dalla consulta giuridica Cgil ha fatto il punto ieri sulla «controriforma del processo e del diritto del lavoro». La legge in questione (il 1441 bis e quater) è ancora all'esame del parlamento. Le modifiche apportate dalla camera negli ultimi giorni hanno reso «il diavolo un po' meno puzzolente di zolfo», ha introdotto i lavori il giuslavorista Piergiovanni Alleva. Non al punto dal modificarne la sostanza, anzi, men che meno la logica. Quella che, di nuovo, «risponde alla volontà di liberare le imprese da vincoli e da obblighi di coesione sociale», dice Fulvio Fammoni, segretario confederale Cgil.
Se la legge passerà, il potere interpretativo del giudice del lavoro ne uscirà pesantemente limitato, vincolato «all'accertamento del presupposto di legittimità», e non più anche al controllo di merito «sulle valutazioni tecniche, organizzative e produttive che competono al datore di lavoro» (spesso fondamentali per valutare la legittimità stessa). Si mina cioè il principio del bilanciamento degli interessi (tra impresa e lavoro) e perde di rilevanza la valutazione (da parte del giudice) dei principi costituzionali del «diritto al lavoro» o della «tutela del lavoro». La consulta giuridica Cgil, non ha dubbi: «Si modifica il processo del lavoro per rendere il giudice un semplice notaio della volontà dell'attuale governo e per privare il lavoratore di garanzie essenziali». Ma la 'chicca' arriva poco più avanti, dove si stabilisce che, sulle motivazioni che stanno alla base del licenziamento, il giudice deve attenersi a quanto stabilito nei contratti collettivi di lavoro o in quelli individuali certificati. Significa, in primo luogo, che il contratto collettivo diventa vincolante per il giudice (anche qualora preveda clausole vessatorie). Ma il portato più dirompente sta proprio nella cosiddetta certificazione, «nata morta» con la legge 30 e che ora rientra dalla finestra ancora più insidiosa. Lo spieghiamo con un esempio: all'atto della stipula del contratto il datore di lavoro può ricattare il lavoratore e inserire un clausola vessatoria non prevista nel contratto nazionale (e può trattarsi anche della rinuncia alla competenza di un giudice del lavoro, per un più comodo «arbitrato privato» in caso di contenzioso). Bene, questo stesso contratto - qualunque cosa contenga e «certificato» da un soggetto terzo, la direzione provinciale del lavoro per esempio - diventa vincolante ai fini del giudizio. «E' la fine delle disposizioni collettive, rispetto a quelle individuali». Ma non solo. Il costituzionalista Vittorio Angiolini la spiega senza tanti giri di parole: «E' il diritto del lavoro all'opposto, un diritto per proteggere la responsabilità del datore di lavoro». E ancora: il reintegro sul posto di lavoro (e qui siamo al vero e proprio articolo 18 dello statuto) potrebbe essere sostituito da un più comodo risarcimento danni. La norma sarebbe evidentemente stata esplosiva e infatti è stata modificata dalla commissione lavoro della camera. Potrebbe applicarsi nelle aziende sotto i 15 dipendenti (dove non c'è l'articolo 18), ma mina comunque la nozione di «giusta causa». Ultimo, ma non in ordine d'importanza, «la tagliola giudiziaria sui diritti». Ossia l'obbligo, per qualsiasi lavoratore di presentare il ricorso giudiziario entro 4 mesi dal licenziamento, pena la perdita del diritto. E il diritto si perderà naturalmente per tutti quei precari attaccati alla speranza di rinnovo del contratto, e tutti coloro che avranno bisogno di più tempo per acquisire tutte le pratiche.