In principio fu il decreto legge
112, ora il disegno di legge 1441, collegato alla finanziaria e ancora
all'esame del parlamento. Norme e provvedimenti inseriti qua e là con
abilità certosina. Dietro, un progetto coerente e un disegno unitario
per deregolamentare diritti e tutele del lavoro. Dagli appalti al
sommerso, ai precari, fino alle norme sullo sciopero e sul processo
del lavoro. Precari e stabili, settore pubblico e settore privato,
nessuno si salva. E ora ritorna in ballo anche l'articolo 18, mai
nominato naturalmente in quel ddl 1441, ma seriamente minato nella sua
stessa sostanza. Un partecipato seminario organizzato dalla consulta
giuridica Cgil ha fatto il punto ieri sulla «controriforma del
processo e del diritto del lavoro». La legge in questione (il 1441 bis
e quater) è ancora all'esame del parlamento. Le modifiche apportate
dalla camera negli ultimi giorni hanno reso «il diavolo un po' meno
puzzolente di zolfo», ha introdotto i lavori il giuslavorista
Piergiovanni Alleva. Non al punto dal modificarne la sostanza, anzi,
men che meno la logica. Quella che, di nuovo, «risponde alla volontà
di liberare le imprese da vincoli e da obblighi di coesione sociale»,
dice Fulvio Fammoni, segretario confederale Cgil.
Se la legge passerà, il potere interpretativo del giudice del lavoro
ne uscirà pesantemente limitato, vincolato «all'accertamento del
presupposto di legittimità», e non più anche al controllo di merito
«sulle valutazioni tecniche, organizzative e produttive che competono
al datore di lavoro» (spesso fondamentali per valutare la legittimità
stessa). Si mina cioè il principio del bilanciamento degli interessi
(tra impresa e lavoro) e perde di rilevanza la valutazione (da parte
del giudice) dei principi costituzionali del «diritto al lavoro» o
della «tutela del lavoro». La consulta giuridica Cgil, non ha dubbi:
«Si modifica il processo del lavoro per rendere il giudice un semplice
notaio della volontà dell'attuale governo e per privare il lavoratore
di garanzie essenziali». Ma la 'chicca' arriva poco più avanti, dove
si stabilisce che, sulle motivazioni che stanno alla base del
licenziamento, il giudice deve attenersi a quanto stabilito nei
contratti collettivi di lavoro o in quelli individuali certificati.
Significa, in primo luogo, che il contratto collettivo diventa
vincolante per il giudice (anche qualora preveda clausole vessatorie).
Ma il portato più dirompente sta proprio nella cosiddetta
certificazione, «nata morta» con la legge 30 e che ora rientra dalla
finestra ancora più insidiosa. Lo spieghiamo con un esempio: all'atto
della stipula del contratto il datore di lavoro può ricattare il
lavoratore e inserire un clausola vessatoria non prevista nel
contratto nazionale (e può trattarsi anche della rinuncia alla
competenza di un giudice del lavoro, per un più comodo «arbitrato
privato» in caso di contenzioso). Bene, questo stesso contratto -
qualunque cosa contenga e «certificato» da un soggetto terzo, la
direzione provinciale del lavoro per esempio - diventa vincolante ai
fini del giudizio. «E' la fine delle disposizioni collettive, rispetto
a quelle individuali». Ma non solo. Il costituzionalista Vittorio
Angiolini la spiega senza tanti giri di parole: «E' il diritto del
lavoro all'opposto, un diritto per proteggere la responsabilità del
datore di lavoro». E ancora: il reintegro sul posto di lavoro (e qui
siamo al vero e proprio articolo 18 dello statuto) potrebbe essere
sostituito da un più comodo risarcimento danni. La norma sarebbe
evidentemente stata esplosiva e infatti è stata modificata dalla
commissione lavoro della camera. Potrebbe applicarsi nelle aziende
sotto i 15 dipendenti (dove non c'è l'articolo 18), ma mina comunque
la nozione di «giusta causa». Ultimo, ma non in ordine d'importanza,
«la tagliola giudiziaria sui diritti». Ossia l'obbligo, per qualsiasi
lavoratore di presentare il ricorso giudiziario entro 4 mesi dal
licenziamento, pena la perdita del diritto. E il diritto si perderà
naturalmente per tutti quei precari attaccati alla speranza di rinnovo
del contratto, e tutti coloro che avranno bisogno di più tempo per
acquisire tutte le pratiche.