Via al decreto cancella-proteste

Antonio Sciotto


 

Un referendum prima di ogni sciopero, l'obbligo di comunicare in anticipo la propria adesione individuale, un allungamento dei tempi tra uno stop e l'altro. E ancora: una «Commissione per le relazioni del lavoro» che può svolgere funzioni di arbitrato e conciliazione, mentre l'applicazione delle sanzioni passa alle prefetture. Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi vuole riscrivere le regole degli scioperi, come aveva annunciato pochi giorni fa, e ieri il suo progetto - sintetizzato in una serie di «linee guida» - è stato approvato dal consiglio dei ministri. E' prevista anche una consultazione delle parti sociali, e anzi il ministero auspica la scrittura di un «avviso comune» di cui assicura di voler tenere conto: indirettamente, si fa riferimento al testo della Confindustria, già approvato da Cisl e Uil, che su molti punti assomiglia parecchio al documento presentato ieri da Sacconi. La novità è che le «linee guida» dell'esecutivo non parlano solo dei servizi pubblici, ma si riferiscono anche al settore privato: in particolare, si mettono in evidenza i «diritti dell'impresa», che lo sciopero non dovrà mai ledere.
La riforma prenderà corpo attraverso un disegno di legge delega e i relativi decreti attuativi. Uno dei cardini delle nuove norme, per i servizi pubblici essenziali, è il referendum: «Si prevede - è scritto nel testo - un referendum consultivo preventivo obbligatorio tra i lavoratori delle categorie interessate» e «la dichiarazione preventiva di adesione allo sciopero da parte del singolo lavoratore, per avere piena conoscenza del grado di consenso e di partecipazione effettiva e quindi di funzionamento dei servizi». Il ministro ha spiegato che il fine è quello di «contrastare l'effetto annuncio», evitando che gli utenti vengano scoraggiati a usare i mezzi pubblici quando uno sciopero, magari, non avrà una grossa adesione. Si prevede anche uno sciopero «virtuale» (Sacconi ha spiegato che si potrebbe fare esibendo un fazzoletto al braccio, ma lavorando normalmente), con la possibilità di accantonare le somme perse dal lavoratore e dall'impresa in un fondo speciale, con l'impegno alla restituzione in caso di accordo.
Il governo intende allungare il periodo di preavviso per la revoca degli scioperi, mentre la nuova Commissione per le relazioni del lavoro (che sostituirà quella di garanzia), avrà poteri conciliativi e di arbitrato. I prefetti commineranno le sanzioni. Per il settore privato si prevede che i contratti collettivi fissino le regole per la proclamazione («motivi, durata, preavviso minimo»); infine vengono «vietate forme di sciopero o altri tipi di protesta lesivi dei diritti costituzionalmente tutelati della persona ovvero diretti a recare un danno irreversibile all'impresa».
A questa stretta così pesante, i sindacati hanno reagito in modo diverso. La Cisl si è detta pronta a discutere un nuovo «equilibrio tra un diritto inviolabile e i diritti della collettività», mentre dalla Cgil è arrivato un netto «no», «per il metodo e il merito». «Lo sciopero è un diritto incoercibile - spiega una nota della segreteria Cgil - e lo strumento della legge delega su una materia così delicata è di incerta legittimità costituzionale». Nel merito, la Cgil dice una serie di «no»: all'allungamento dell'intervallo tra uno stop e l'altro («è già di 20 giorni»); all'introduzione dello sciopero virtuale per legge; al fatto che i prefetti abbiano poteri di sanzione; all'attribuzione alla Commissione dei poteri di conciliazione e arbitrato («da ruolo di garanzia, passerebbe ad avere un ruolo di parte»); all'allungamento dei tempi di preavviso della revoca («oggi sono già 5 giorni»).
Il ministro Sacconi, mentre ieri Roma era bloccata dallo sciopero, ha commentato il varo della legge all'assemblea dei quadri e delegati agricoli della Flai Cgil. Ha spiegato di voler «cambiare le relazioni sindacali del paese», insistendo molto sulla bilateralità, tema su cui però la Cgil è contraria. Ha aggiunto che finora sono stati venduti 500 mila «voucher» per la vendemmia, soprattutto al Nord (ogni voucher è pari a un'ora di lavoro), ma secondo la Flai lo strumento è «da ridiscutere, perché non funziona contro il lavoro nero». Sull'agricoltura il ministro ha annunciato un tavolo con le parti sociali: i sindacati si augurano l'applicazione del Protocollo siglato il 21 settembre 2007 con imprese e governo.