Ma ai padroni farebbe davvero
comodo un accordo separato con Cisl e Uil, fortemente caldeggiato dal
governo Berlusconi e dai falchi confindustriali lombardo-veneti? I
favorevoli a una rottura verticale con la Cgil ipotizzano un sistema
di relazioni sindacali e sociali non concertative ma impositive,
impostate sul principio dell'unicità del mercato e sul ruolo
subalterno del lavoro, ridotto ad appendice della macchina. A questo
scopo diventa ineludibile l'accerchiamento e dunque l'isolamento del
sindacato guidato da Guglielmo Epifani. I primi passi in questa
direzione sono già stati fatti, per esempio dalla Confcommercio
insieme alle corrispettive categorie di Cisl e Uil. E il mandato
affidato ieri a Marcegaglia e Bombassei dalla giunta di Confindustria
a chiudere la trattativa anche senza la Cgil sembrebbe andare nella
stessa direzione.
I dubbi sull'opportunità di firmare un accordo separato sulla
(contro)riforma del sistema contrattuale nascono quando l'aquila
confindustriale dai salotti dell'Eur plana nelle officine. Officine
soprattutto metalmeccaniche, come dice l'organigramma della principale
organizzazione degli industriali. Che se ne farebbe la Fiat, solo per
fare un esempio a caso, di un accordo contestato in fabbrica
dall'organizzazione sindacale più rappresentativa, la Fiom? Se
l'obiettivo delle nuove regole è innanzitutto quello di archiviare il
conflitto, un contratto separato non raggiungerebbe certo lo scopo.
Tanto varrebbe tenersi il conflitto con le vecchie regole, o meglio
senza regole.
C'è un altro punto politico. Qualora Confindustria scegliesse la
rottura secca con la Cgil, nella sfera della politica si alzerebbero
sicuramente coppe di champagne a Palazzo Chigi e dintorni, ma in largo
del Nazareno non basterebbe un amaro a rendere digeribile lo schiaffo
che per Walter Veltroni e compagni potrebbe avere effetti devastanti.
Soprattutto se la rottura si verificasse prima della manifestazione
del Pd del 25 ottobre. E' questo che vuole Emma Marcegaglia, recente
ospite di Veltroni al Nazareno? E' improbabile, se si vuole almeno
concedere al leader democratico di poter dire: poi ci penso io a
mettere tutti, sindacalisti e imprenditori, davanti al caminetto alla
ricerca di un accordo condiviso. In questo modo salvando due elementi
fondativi del Pd, dunque il Pd stesso: l'equidistanza tra capitale e
lavoro e l'equivicinanza - per usare un termine non veltroniano ma
dalemiano - a Cgil e Cisl, e perché no anche alla Uil.
E' probabile - ma non certo, perché accanto e nella famiglia
dell'aquila confindustriale volano molti falchi, pur sempre rapaci -
che fino a novembre non si andrà oltre l'«avviso comune» tra
Marcegaglia, Bonanni e Angeletti. La differenza con l'accordo separato
sarebbe difficile da spiegare ai non addetti ai lavori, diciamo
soltanto che l'impatto sarebbe minore, e consentirebbe a Veltroni di
prendere un po' di tempo. Ma questa è solo un'ipotesi, che parrebbe
contraddetta dalla cronaca.