Michele Corsi è di Retescuole,
il movimento di docenti e genitori che da anni si batte per la scuola
pubblica. Quattro anni fa hanno riempito piazza Duomo, a Milano, per
manifestare contro la riforma Moratti. Due anni soporifieri di
Gentiloni hanno deluso e avvilito i movimenti. Il tornado Gelmini ha
riscatenato una forte protesta. Ieri Michele Corsi era al presidio
organizzato dalla Cgil sotto la sede Rai per chiedere un'informazione
corretta sulla scuola. Una manifestazione che di solito non raccoglie
grandi presenze e che invece è stata partecipatissima.
Stanno per far passare i provvedimenti
della Gelmini a colpi di fiducia, quali sono i punti più pesanti per
la scuola pubblica?
Il colpo grosso l'hanno dato con il decreto di agosto, dietro a
questioni di facciata come il grembiule e il voto in condotta si
nasconde la sostanza di questa riforma: oltre 130 mila tagli tra
personale docente e non nelle scuole di ogni ordine e grado. Gli
esuberi di Alitalia erano qualche migliaio. Immaginate che
succederebbe se licenziassero 130 mila operai...Quel decreto si
sviluppa in tre anni e richiede una serie di leggi attuative. Oggi in
parlamento si discute soprattutto di provvedimenti che riguardano le
elementari. La prima lotta decisiva si gioca intorno alla questione
del maestro unico da qui a fine ottobre. Il tempo pieno, per esempio,
a parole non è ancora stato abolito ma si favorisce il maestro unico e
l'orario d'insegnamento è ridotto a 24 ore. Ogni scuola dovrà decidere
come giostrarsi i tagli di risorse, e questo significa che non saranno
interessate solo le prime del prossimo anno scolastico, ma tutte le
classi delle elementari. Per esempio in molte scuole taglieranno le
ore di compresenza di due maestri. Nel decreto, poi, sono già previsti
tagli anche nelle superiori. Specialmente negli istituti tecnici e
professionali (ovvero quelle dei più poveri). Questo, oltre a
comportare un grosso problema sindacale per i docenti, si tradurrà in
classi sempre più numerose, e gestire classi numerose significa più
bocciature. E' previsto l'assolvimento dell'obbligo anche nella
formazione professionale: insomma, è come dire che chi non ce la fa
viene cacciato dalla scuola pubblica e viene spedito nel secondo
canale della formazione professionale privata. Con la Moratti era una
scelta, ora sarà inevitabile.
Quindi è peggio della Moratti?
La Moratti, grazie a un apparato ideologico che sosteneva la sua
riforma, cercava consenso anche all'interno della scuola. Con la
Gelmini si passa all'attacco frontale contro tutta la classe
insegnante. Non c'è alcuna ideologia o riforma organica. Semplicemente
si taglia. Questo sta producendo un moto di rabbia mai visto neppure
ai tempi della Moratti. Allora ci vollero due anni per costruire un
movimento di protesta, poi è arrivato Fioroni che con la sua politica
del «cacciavite» si è dedicato a dettagli e ha deluso e depresso tutti
i movimenti che si aspettavano l'abrogazione della riforma Moratti. A
quel punto nella scuola regnava la rassegnazione. Quest'anno invece
con la Gelmini la protesta è iniziata già prima dell'inizio delle
scuole e coinvolge anche insegnanti di destra. La scuola è come una
pentola a pressione che produce una forte energia che per ora nessuno
riesce ancora a canalizzare.
Come giudica l'atteggiamento del
centrosinistra e della Cgil?
Il centrosinistra non riesce a mobilitare proprio per la delusione del
governo Prodi. La Cgil invece è cauta. Non ha mai voluto rompere con
Uil e Cisl. Ai tempi della Moratti non ha mai proclamato uno sciopero
generale della scuola e anche oggi ci va piano. Non ha ovviamente
voluto aderire allo sciopero dei sindacati di base previsto per il 17
ottobre e ora sta pensando a uno sciopero generale per il 31 ottobre o
nei giorni seguenti.
E voi invece cosa state facendo?
In alcune città si è già manifestato, a Milano abbiamo lavorato nella
costruzione dei comitati di base in ogni singola scuola, domani ci
riuniremo per decidere iniziative immediate di protesta.