«Le classi come tante pentole a pressione»

Giorgio Salvetti

 

Michele Corsi è di Retescuole, il movimento di docenti e genitori che da anni si batte per la scuola pubblica. Quattro anni fa hanno riempito piazza Duomo, a Milano, per manifestare contro la riforma Moratti. Due anni soporifieri di Gentiloni hanno deluso e avvilito i movimenti. Il tornado Gelmini ha riscatenato una forte protesta. Ieri Michele Corsi era al presidio organizzato dalla Cgil sotto la sede Rai per chiedere un'informazione corretta sulla scuola. Una manifestazione che di solito non raccoglie grandi presenze e che invece è stata partecipatissima.
Stanno per far passare i provvedimenti della Gelmini a colpi di fiducia, quali sono i punti più pesanti per la scuola pubblica?
Il colpo grosso l'hanno dato con il decreto di agosto, dietro a questioni di facciata come il grembiule e il voto in condotta si nasconde la sostanza di questa riforma: oltre 130 mila tagli tra personale docente e non nelle scuole di ogni ordine e grado. Gli esuberi di Alitalia erano qualche migliaio. Immaginate che succederebbe se licenziassero 130 mila operai...Quel decreto si sviluppa in tre anni e richiede una serie di leggi attuative. Oggi in parlamento si discute soprattutto di provvedimenti che riguardano le elementari. La prima lotta decisiva si gioca intorno alla questione del maestro unico da qui a fine ottobre. Il tempo pieno, per esempio, a parole non è ancora stato abolito ma si favorisce il maestro unico e l'orario d'insegnamento è ridotto a 24 ore. Ogni scuola dovrà decidere come giostrarsi i tagli di risorse, e questo significa che non saranno interessate solo le prime del prossimo anno scolastico, ma tutte le classi delle elementari. Per esempio in molte scuole taglieranno le ore di compresenza di due maestri. Nel decreto, poi, sono già previsti tagli anche nelle superiori. Specialmente negli istituti tecnici e professionali (ovvero quelle dei più poveri). Questo, oltre a comportare un grosso problema sindacale per i docenti, si tradurrà in classi sempre più numerose, e gestire classi numerose significa più bocciature. E' previsto l'assolvimento dell'obbligo anche nella formazione professionale: insomma, è come dire che chi non ce la fa viene cacciato dalla scuola pubblica e viene spedito nel secondo canale della formazione professionale privata. Con la Moratti era una scelta, ora sarà inevitabile.
Quindi è peggio della Moratti?
La Moratti, grazie a un apparato ideologico che sosteneva la sua riforma, cercava consenso anche all'interno della scuola. Con la Gelmini si passa all'attacco frontale contro tutta la classe insegnante. Non c'è alcuna ideologia o riforma organica. Semplicemente si taglia. Questo sta producendo un moto di rabbia mai visto neppure ai tempi della Moratti. Allora ci vollero due anni per costruire un movimento di protesta, poi è arrivato Fioroni che con la sua politica del «cacciavite» si è dedicato a dettagli e ha deluso e depresso tutti i movimenti che si aspettavano l'abrogazione della riforma Moratti. A quel punto nella scuola regnava la rassegnazione. Quest'anno invece con la Gelmini la protesta è iniziata già prima dell'inizio delle scuole e coinvolge anche insegnanti di destra. La scuola è come una pentola a pressione che produce una forte energia che per ora nessuno riesce ancora a canalizzare.
Come giudica l'atteggiamento del centrosinistra e della Cgil?
Il centrosinistra non riesce a mobilitare proprio per la delusione del governo Prodi. La Cgil invece è cauta. Non ha mai voluto rompere con Uil e Cisl. Ai tempi della Moratti non ha mai proclamato uno sciopero generale della scuola e anche oggi ci va piano. Non ha ovviamente voluto aderire allo sciopero dei sindacati di base previsto per il 17 ottobre e ora sta pensando a uno sciopero generale per il 31 ottobre o nei giorni seguenti.
E voi invece cosa state facendo?
In alcune città si è già manifestato, a Milano abbiamo lavorato nella costruzione dei comitati di base in ogni singola scuola, domani ci riuniremo per decidere iniziative immediate di protesta.