Duro affondo della leader di Confindustria
contro il sindacato di Corso d'Italia al termine dell'incontro con le tre
sigle sulla riforma del modello contrattuale
Contratti, Marcegaglia all'attacco
"Valuteremo firma senza la Cgil"
Epifani: "Non ci alzeremo dal
tavolo, ma la trattativa per noi si è esaurita"
Bonanni e Angeletti soddisfatti: "Accettate molte nostre richieste"
ROMA - "Confindustria valuterà l'ipotesi di firmare senza la Cgil".
La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, al termine dell'incontro
con i sindacati sulla riforma del modello contrattuale, attacca il
sindacato guidato da Guglielmo Epifani ("Chiede il ritorno alla scala
mobile, con una totale indicizzazione dei salari all'inflazione. E'
inaccettabile") e conferma la volontà degli industriali di giungere ad un
accordo per il rinnovo del modello contrattuale, anche senza il sindacato
di Corso d'Italia che ha opposto un nuovo no a trattare sul documento
proposto dagli imprenditori.
La Marcegaglia ha ribadito che Confindustria "non accetta veti da
nessuno", sottolineando che "oggi abbiamo fatto dei passi avanti molto
importanti sulle regole e sui salari". Apprezzamento da parte di Cisl e
Uil: "Cambiamenti significativi. Quello di oggi potrebbe essere l'incontro
conclusivo".
Il fronte sindacale esce dunque spaccato dal confronto con gli industriali
sulla riforma dei contratti: "Si è arrivati ad un punto decisivo davvero
importante", ha confermato il segretario generale della Cisl. Raffaele
Bonanni ha tracciato un bilancio positivo dell'incontro con Confindustria,
affermando che il sindacato di Corso Italia "non è l'alfa e l'omega del
sindacalismo italiano". Per il segretario generale della Uil, Luigi
Angeletti "la trattativa è praticamente conclusa. Dobbiamo solo stendere
il documento finale". Angeletti ha ammesso che "sono state cambiate molte
parti. Confindustria ha accolto abbastanza fortemente le nostre richieste.
I cambiamenti sono stati significativi e quello di oggi potrebbe essere
l'incontro conclusivo".
Angeletti ha spiegato che oltre "alla contrattazione
di secondo livello, al capitolo dell'inflazione e alla perequazione", la
cosa "più innovativa è che quando i contratti scadono i successivi rinnovi
andranno in vigore dal giorno successivo alla scadenza. In sostanza - ha
concluso - non ci sarà più la vacanza contrattuale".
"Questa fase della trattativa per noi si è esaurita - è stata la replica a
distanza di Epifani - per noi la trattativa è finita col giudizio dato
oggi. Essere presenti o meno al tavolo non è un problema. Noi non ci
alzeremo ma la trattativa, per quanto ci riguarda si è esaurita".
Emma Marcegaglia, in particolare, ha criticato duramente il no di Epifani
alla richiesta di depurazione dall'energia importata dell'indice
previsionale sull'inflazione sulla cui base saranno tarati i futuri
aumenti contrattuali. "La Cgil in sostanza - ha osservato Marcegaglia -
chiede la totale indicizzazione dei salari che non sarebbe accettata dalla
Banca centrale europea, dalla Banca d'Italia e neppure dall'Unione
europea. Vorrebbe dire, appunto uscire dalla Ue mentre il nostro unico
obiettivo è evitare la propagazione automatica dell'inflazione in caso di
choc petroliferi".
"La Cgil chiede un ritorno alla scala mobile", ha continuato la
Marcegaglia. "Questo è inaccettabile - ha aggiunto - non esiste in nessuna
parte d'Europa. Non sarebbe accettato dalla Bce e da Bankitalia e ci
porterebbe fuori dall'Ue. Noi non vogliamo uscire dall'Europa e, pertanto,
non è possibile accettare ciò che dice la Cgil".
Diametralmente diverso il giudizio del leader della Cgil. Con l'indice
previsionale dell'inflazione depurato dalla componente energetica, secondo
Epifani, "il lavoratore paga due volte per la benzina e per le bollette e
ha meno salario e si deresponsabilizza governo e imprese". Per il leader
della Cgil "si programma una riduzione dei salari. Sulla contrattazione di
secondo livello è stata confermata la prassi attuale. Noi crediamo alla
riforma del modello contrattuale" ma con l'attuale impostazione della
riforma "alla fine avremmo cinque modelli diversi".
Per la Marcegaglia la sua associazione ha cercato in tutti i modi di
andare incontro alle richieste del sindacato di Epifani. "Abbiamo
rinunciato all'inflazione programmata - ha ricordato - indicando un indice
previsivo a tre anni depurato dalla sola energia importata. Un altro
aspetto assurdo emerso è che per la cgil non ci deve essere alcun tipo di
regole. C'è una chiusura. La Cgil vuole una sorta di Far West".
Pronta la replica di Epifani: "Siamo noi a voler evitare il Far West
contrattuale, insistendo perché sia difeso il modello contrattuale
universale. Quanto alla scala mobile - ha continuato Epifani - è una pura
invenzione sostenere che vorremmo ripristinarla. Vogliamo però evitare
che, come prevede la proposta di Confindustria, siano solo i lavoratori a
pagare gli effetti dell'inflazione importata".
Il 10 ottobre prossimo ci sarà un nuovo, ultimo incontro nel corso del
quale Confindustria dovrà redigere la stesura finale del documento,
incluse le modifiche formalizzate oggi. "Non speriamo niente. Noi crediamo
in questo percorso. Siamo stati coerenti ma il non fare questo accordo
avrebbe conseguenze pesanti", ha aggiunto Emma Marcegaglia.
Nella prossima riunione sarà presentato un testo definitivo di riforma che
accoglie le richieste sia di confindustria che dei sindacati. Su
quest'impianto, però, il leader della Cgil ha già annunciato il suo
dissenso. Resta aperta l'ipotesi di un accordo senza la firma del
sindacato di Corso d'Italia. Confindustria, come ha annunciato il suo
presidente, valuterà questa possibilità nei prossimi giorni, forse in una
riunione straordinaria di giunta o del direttivo.
"Ripensando ai vecchi accordi separati - ha sottolineato Epifani -, la
responsabilità sindacale è sempre della controparte. Se la controparte non
è d'accordo non si fanno accordi separati, quindi sarebbe una
responsabilità di Confindustria".
In merito alla richiesta di aprire il confronto alle altre parti sociali
la Marcegaglia ha confermato che "questo non è un problema. Proprio domani
faremo una cena con le altre associazioni di categoria e ne parleremo".
(1 ottobre 2008)
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