CONTRATTI

Cisl e Uil: firmiamo in fretta. La Cgil frena - Fiom unanime: no all accordo con Confindustria

Loris Campetti

 

Si fa più serrato il confronto tra le confederazioni sindacali sull'atteggiamento da assumere e sul giudizio da esprimere, dopo la presentazione dell'«ipotesi d'intesa» da parte della Confindustria. In gioco c'è il modello contrattuale, che a sua volta comporta la scelta di un modello sindacale. Le conseguenze di questa scelta - ammesso, e fino a prova contraria non concesso, che si arrivi a una soluzione unitaria Cgil, Cisl e Uil - ricadranno sulle condizioni materiali, di vita e di lavoro, di milioni di lavoratori italiani. Ieri il confronto-scontro si è giocato su almeno tre tavoli diversi. Il primo tavolo era di proprietà della Uil, che ieri ha tenuto la sua conferenza nazionale d'organizzazione a cui sono stati invitati i segretari generali di Cgil e Cisl. Il leader della Uil, Luigi Angeletti, è stato molto netto nei confronti del suo collega Guglielmo Epifani e della difficile discussione in atto nella Cgil: «Noi siamo abituati a pensare con la nostra testa, il diritto di veto non è un problema di chi lo esercita ma di chi lo subisce e noi non apparteniamo a questa categoria». In parole povere, il segretario della Uil condivide nella sostanza il testo dell'intesa proposta dai padroni privati e non è disposto a prendere in considerazione l'ipotesi di non firmarlo, o di consentire procedure lunghe come una concezione normale della democrazia sindacale dovrebbe prevedere. Dunque, Epifani scelga e la finisca con i mal di pancia: di qua o di là. Se la Cgil decidesse di stare «di là», non resterebbero che la rottura dell'unità sindacale e l'accordo separato. Angeletti va oltre, e alla Cgil che annuncia una mobilitazione contro le politiche del governo per il 27 di questo mese e chiede agli altri sindacati di farne un appuntamento unitario, risponde con un secco niet e l'accusa di «pregiudizio politico» verso l'esecutivo guidato da Berlusconi che tanti danni ha già fatto ai lavoratori, al sindacato e alle relazioni sociali, ma questo lo diciamo noi, non Angeletti. Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, dopo aver esaltato la strada della detassazione del salario legato alla produttività, rispetto alla proposta di Confindustria sostiene che «non ci sono grandi distanze, si possono colmare». Dal canto suo, Epifani richiama i suoi colleghi di Cisl e Uil a riprendere sì il confronto con Confindustria, ma a partire dalla piattaforma confederale unitaria (su cui «si possono fare mediazioni e compromessi») e non dalle proposte della controparte. Alla Cgil, al cui interno convivono toni e posizioni diverse, l'ipotesi d'intesa della Marcegaglia non va bene. Tra i punti critici elencati da Epifani c'è la pretesa di depurare l'inflazione reale da quella importata, determinata dall'aumento delle materie prime. Il secondo tavolo di ieri era in corso d'Italia, dove si è riunita la segreteria nazionale della Cgil. Il rigido mandato del silenzio parla della delicatezza del confronto interno su temi centrali come la riforma contrattuale e la vertenza Alitalia. Tutti, nella Cgil, chiedono un allargamento del tavolo a tutti i soggetti interessati alla riforma delle regole del 23 luglio '93, governo e organizzazioni datoriali, ma mentre c'è chi pensa che il tavolo con la sola Confindustria debba considerarsi concluso per la irricevibilità della posizione confindustriale, altri, a partire dal segretario, ritengono che il confronto vada comunque proseguito alla ricerca di un accordo. Il terzo tavolo di discussione è targato Fiom. Ieri i metalmeccanici della Cgil hanno riunito il comitato centrale e, all'unanimità, hanno votato un documento che definisce «inaccettabile» l'ipotesi d'intesa della Confindustria che cancellerebbe l'autonomia di un sindacato piegato alle esigenze dell'impresa. E' una novità importante che tutte le anime della Fiom abbiano trovato una posizione comune, a prescindere dalle diverse articolazioni politiche e sindacali, destinata ad assumere un peso maggiore nel dibattito confederale. Il comitato centrale dà mandato alla segreteria di convocare un'assemblea nazionale dei delegati, qualora l'andamento delle trattative con i padroni lo richieda. I metalmeccanici ritengono concluso il confronto con la sola Confindustria e chiedono la convocazione di un tavolo a cui siedano anche il governo e le altre organizzazioni imprenditoriali. E senza una modifica dell'impiato della proposta confindustriale (che non è modificabile in questo o quel punto, è inaccettabile nel suo complesso) e della politica del governo, l'unica strada percorribile sarebbe il conflitto. Primo appuntamento il 27 con la mobilitazione decisa dalla segreteria Cgil e fatta propria dalla Fiom. La Fiom non è l'unica categoria della Cgil a ritenere irricevibile la proposta della Confindustria. Stessa valutazione è stata fatta dal segretario generale della Funzione pubblica, Carlo Podda, nel corso di un faccia a faccia con Rinaldini tenuto la scorsa settimana. I mal di pancia sono diffusi in tutta l'organizzazione, in importanti Camere del lavoro, mentre le aree programmatiche Lavoro e società e Rete 28 aprile hanno già ratificato il loro no all'ipotesi di accordo.