CONTRATTI · Solo rinviato lo scontro nel direttivo
La Cgil contro il governo, aspettando Confindustria
Loris Campetti


 

Èdifficile pensare a una riforma del sistema contrattuale realizzata senza il consenso della Cgil. Ma se i termini delle richieste di Confindustria resteranno sostanzialmente invariati - sterilizzazione del contratto nazionale e aumenti salariali al secondo livello vincolati alla produttività - è altrettanto difficile pensare che la Cgil possa firmare un accordo, e per di più con un solo soggetto, aprendo di conseguenza la strada alla fine del valore universale dei contratti. D'altro canto, è l'opinione della maggioranza della segreteria del sindacato guidato da Guglielmo Epifani, un mancato accordo, o un accordo separato siglato solo da Cisl e Uil, comprometterebbe la possibilità di rinnovare i contratti di categoria. Nel corso del direttivo nazionale che si è tenuto ieri in corso d'Italia, il segretario ha ribadito l'impegno della Cgil ad arrivare a un accordo, pur senza nascondere le difficoltà che ostacolano una conclusione positiva del confronto con i padroni. Nel direttivo di ieri si sono confermate le opposizioni e/o le critiche alla conduzione della trattativa, al merito e al metodo del confronto. Ma il voto e lo scontro, come avevamo scritto ieri, è rinviato al direttivo che sarà convocato nei giorni immediatamente successivi alla presentazione da parte della Confindustria di una precisa proposta di accordo, prevista per venerdì prossimo. E' quel che hanno chiesto molti dei dirigenti intervenuti dopo la relazione di Epifani. Il segretario generale ha tenuto a precisare che «l'obiettivo è il raggiungimento di regole generali valide per tutti: dunque ora trattiamo con Confindustria ma dovranno essere coinvolte tutte le organizzazioni datoriali, comprese quelle pubbliche». Una precisazione dovuta, dopo le critiche avanzate due giorni fa dalle principali categorie dei lavoratori attivi, Fiom e Funzione pubblica, e da importanti Camere del lavoro. Critiche ribadite ieri da Gianni Rinaldini, che ritiene conclusa la fase istruttoria del negoziato e chiede l'apertura immediata del confronto con tutti gli interlucoturi, a partire dal governo che è il responsabile di scelte inaccettabili su fisco, lavoro e stato sociale: «un accordo che si limitasse a fissare modalità di calcolo dell'inflazione futura, in base a meccanismi peraltro ancora non noti - ha detto il segretario della Fiom - finirebbe per costituire un puro vincolo esterno che toglierebbe titolarità ai reali soggetti contrattuali». Anche dalla segretaria nazionale Morena Piccinini sono state espresse serie perplessità sull'opportunità di firmare «su queste basi» un accordo con la sola Confindustria. Critiche condivise e amplificate nell'intervento del leader dell'area programmatica Lavoro e società, Nicola Nicolosi che ha usato parole dure contro l'interlocutore confindustriale, in un paese in cui i padroni straparlano di produttività e costo del lavoro senza investimenti, ricerca e innovazione, pretendendo - ma questo è un trend diffuso in tutti i punti alti dello sviluppo - che l'unica possibilità per aumentare i salari più bassi d'Europa sia l'aumento dei ritmi e delle ore lavorate. Per la Rete 28 Aprile, Giorgio Cremaschi ha denunciato l'impianto stesso della trattativa con Confindustria che non può portare a nulla di buono e si mostra preoccupato per l'orientamento diffuso ai piani alti di corso d'Italia - pur con importanti prese di distanza - di arrivare «comunque» a un accordo. Se il voto e lo scontro nel merito è rinviato a quando la Confindustria scoprirà le sue carte, una decisione il direttivo della Cgil l'ha già presa: come abbiamo anticipato ieri, il 27 settembre partirà in tutte le città una mobilitazione «per chiedere al governo un cambiamento di indirizzo della politica economica, sociale e fiscale... di cui saranno poi definiti gli sviluppi e le modalità». Dentro la crisi economica, aveva detto Epifani, il governo non è stato in grado di mettere in campo scelte adeguate assumendo, anzi, politiche che inaspriscono le condizioni occupazionali e vanno nella direzione di un indebolimento delle condizioni di lavoro e di un'ulteriore erosione del potere d'acquisto di lavoratori e pensionati». Non è una manifestazione nazionale ma è un passo su cui il direttivo non poteva non esprimersi all'unanimità. Purché, sostengono le voci più critiche, la mobilitazione non arrivi il giorno dopo la firma di un accordo inaccettabile da parte della Cgil. Al contrario, da destra e cioè dalle aree più in consonanza con la linea maggioritaria del Pd, l'ipotesi di una non firma non è neanche presa in considerazione, pur senza nascondere critiche alla segreteria di Epifani. Il secondo dato certo uscito dal direttivo è che nessuna firma sarà apposta dalla Cgil senza che prima si sia espresso il direttivo. E dopo, si spera, i lavoratori.