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CONTRATTI · Emma balla da sola Marcegaglia attacca Epifani: «Firmo con chi ci sta». Intanto la Cgil resta divisa Antonio Sciotto
Archiviata la pausa estiva,
Confindustria torna all'attacco. E' la presidenta Emma Marcegaglia a
sferrare il gancio, direttamente sulla faccia della Cgil: «Questa
riforma è un'occasione irripetibile - ha detto al Corriere della Sera di
ieri, riferendosi al tavolo sul modello contrattuale - E' l'unico modo
per poter aumentare anche i salari». «Mi auguro e spero ha aggiunto
quindi - che concretezza e pragmatismo prevalgano anche nella Cgil, che
ci sia la volontà di innovare e guardare al futuro. Ognuno deve fare la
proprie scelte. La Cgil è liberissima di dire no, ci mancherebbe. Poi,
però, dovrà anche spiegarlo ai propri iscritti in fabbrica». Il prossimo
round negoziale è previsto il 12 settembre, ma il 9 ci sarà il Direttivo
della Cgil. Guglielmo Epifani dovrà essere capace di «tenere buoni» i
sempre più numerosi scontenti della trattativa, condotta dai suoi
fedelissimi Susanna Camusso e Agostino Megale. E dunque ecco il motivo
dell'insistenza degli industriali sul proprio modello, che insiste solo
sulla produttività e riconosce aumenti minimi sul fronte del recupero
dell'inflazione e soprattutto di una reale ricostituzione del potere di
acquisto dei salari: «E' seria la questione dei salari ma lo è
altrettanto quella della produttività che non possiamo più permetterci
di considerare variabili tra di loro indipendenti», spiega Marcegaglia,
ricordando come «dal 2000 al 2007 le buste paga siano aumentate di 1.215
euro reali all'anno»: «Se il nostro Paese fosse cresciuto come la media
dell'area euro, attraverso incrementi di produttività, quegli aumenti
sarebbero arrivati intorno a quota 2.500». Così, per le imprese è
necessario spostare il baricentro sul secondo livello, prevedendo nel
contempo «una compensazione» per quei lavoratori che non avranno aumenti
a livello aziendale. La leader di Confindustria esprime infine
apprezzamento per le misure del governo sul fronte economico,
soprattutto sulla detassazione degli straordinari e dei premi variabili:
«Gli stessi soldi dati a livello aziendale invece che nazionale valgono
ora il 20% in più. Non c'è aumento contrattuale che possa compensare
questo positivo effetto fiscale». Infine, la specifica che l'accordo
«non dovrà creare meccanismi di rinnovo contrattuale che mettano in moto
l'inflazione». Più tardi, dal Forum Ambrosetti di Cernobbio, Marcegaglia
ha fatto una parziale correzione, spiegando che le sue parole non
contenevano «nessun ultimatum al sindacato». Subito dopo si è saputo che
il suo staff e quello di Guglielmo Epifani (anche lui invitato a
Cernobbio) avevano organizzato un faccia a faccia riservato tra i due
leader. Che si dovrebbe tenere proprio oggi sulle rive del lago di Como.
Insomma, dopo le scintille prevale la diplomazia, anche se il
vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei, che può scoprirsi un
po' di più, successivamente chiosa: «Se dovesse mancare il sì della
Cgil, il rischio è di compromettere un pò tutto». Come dire, gli
industriali danno già per incassato il sì di Cisl e Uil, e resta il
solito nodo della solita Cgil. Giorgio Santini (Cisl), ritiene che
l'intento di Marcegaglia non sia aggressivo, ma anzi si augura che
l'appello «aiuti un'intesa». Anche Paolo Pirani (Uil), minimizza: «Non
mettiamo il carro davanti ai buoi, vediamo alla fine». Ma Susanna
Camusso (Cgil), risponde che quello delle imprese è «un appello che non
affronta il merito della trattativa e che appare solo come un gioco
politico, come propaganda politica». In ogni caso la base di consenso
dietro Epifani e la sua segreteria iper-blindata è ormai ai minimi: il
segretario Fiom Gianni Rinaldini ha ribadito che l'accordo non si deve
fare. Anche Giorgio Cremaschi, Rete 28 aprile, dice che «la Cgil deve
lasciare il tavolo». Così come contraria a un'intesa è l'area «Lavoro e
società». Ma soprattutto il malcontento per la linea soft di Epifani
pare crescere tra i dipendenti pubblici, in attesa del rinnovo, mentre
la categoria del commercio è in subbuglio, impegnata a districarsi tra
il contratto già firmato da Cisl e Uil e la necessità di dare una
risposta ai propri iscritti.
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