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Chi è Mauro Moretti ... Il duro
delle FS che licenzia
UNA BIOGRAFIA a cura di Giancarlo
Perna, Il Giornale, luglio 2007
Cuore a sinistra e stipendio da nababbo, Mauro Moretti è il classico
esempio del populista in carriera.
Da otto mesi amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Moretti è
un ex sindacalista Cgil. Oggi manager inflessibile, ieri a fare casino
dall'altro lato della barricata. In 30 anni di piroette sui binari, Mauro
ha fatto tutte le parti in commedia. L'uomo è versipelle. Prudente coi
potenti, è rude coi sottoposti. Eccellente intenditore di faccende
ferroviarie, aveva criticato - a mezza bocca - l'inefficienza delle
precedenti gestioni. Oggi che è lui alla testa della baracca, le cose non
vanno meglio. Treni in ritardo, sporcizia e scioperi sono all'ordine del
giorno come in passato. La sola novità col suo avvento è l'aumento dei
costi del biglietto. Dopo il blocco imposto dal centrodestra, il governo
Prodi ha
già gonfiato tre volte i prezzi che sono lievitati del 30 per cento.
Quando non era ancora capo delle ferrovie, Moretti diceva: miglioriamo
prima il servizio, poi diamo il via agli aumenti. Oggi che comanda lui,
paghi di più e ricevi meno.
Tra i grandi problemi delle Fs, 9.000 macchinisti di troppo. In Italia,
ogni treno ha due piloti. Nei Paesi più moderni ce n'è uno solo. In
Francia, è così dagli anni '60. Ma i sindacati italiani rifiutano i
prepensionamenti. Due macchinisti - dicono - sono una garanzia di
sicurezza. Con le nuove tecnologie però questo non è più vero. In caso di
malore del pilota, il treno può essere fermato dall'esterno. Il doppio
macchinista è ormai un lusso e da anni, tra azienda e sindacato, c'è un
braccio di ferro.
Sul miglioramento del servizio e il risanamento dei bilanci, è caduto il
precedente amministratore del centrodestra, Enzo Catania. La patata adesso
è in mano a Moretti che finora non ha fatto alcunché. Anzi. Sentite cos'è
successo il 22 giugno, quando il sindacato ha indetto uno sciopero proprio
sulla faccenda degli esuberi.
La galassia sindacale - Cgil, Cisl, Uil, Cobas e compagnia - aveva deciso
il blocco totale del traffico. C'era però problema di portare i ferrovieri
a Roma per una maestosa manifestazione davanti alla sede delle Fs. La
Triplice, sfrontata, ha chiesto a Moretti la consegna di otto coppie di
treni (andata e ritorno) per il trasporto dei manifestanti dai quattro
punti cardinali. L'ineffabile Mauro, più da cigiellino onorario che da
amministratore in carica, ha fatto il grandioso e li ha concessi. Si è
avuto così il paradosso dell'Azienda che metteva a disposizione i treni
per consentire agli scioperanti di manifestare contro l'Azienda medesima.
Come se la Fiat prestasse migliaia di Punto ai dipendenti sparsi nella
Penisola per farsi fischiare davanti ai cancelli di Mirafiori. Ma con una
differenza di fondo tra i due casi. La Fiat, nell'ipotesi, avrebbe usato
auto di sua proprietà. Moretti, invece, si è comportato da padrone con
convogli di proprietà pubblica. Spetterà ora alla Corte dei Conti
stabilire se i 16 viaggi in treno del 22 giugno sono stati pagati dai
manifestanti o se invece a offrirgli la scampagnata è toccato all'Azienda,
e dunque a noi. In conclusione, mentre per tutti gli italiani i treni
erano fermi per lo sciopero dei ferrovieri, i ferrovieri in sciopero
viaggiavano sui treni degli italiani.
Assodato che il nostro Moretti non ci tutela come utenti, vediamo il come
e il perché ce lo troviamo al vertice delle ferrovie. Mauro è un ingegnere
elettrotecnico che ha trascorso la vita tra le locomotive. Si è laureato
nel '77 e nel '78 è entrato nel Fs per concorso. I passi di avvio sono
stati lenti e stentati. Nei primi anni '80 si è però improvvisamente
iscritto alla Cgil e ha iniziato la carriera sindacale. La scelta del
sindacato del Pci fu del tutto naturale.
Riminese di nascita, Mauro è imbevuto di comunismo. Comunista è la
famiglia di origine, comunista il suo ambiente nella rossa Emilia Romagna.
Nel sindacato, dov'è rimasto un decennio, il Nostro ha fatto passi da
gigante fino a diventare segretario nazionale della Cgil Trasporti.
Contemporaneamente, ha fatto strada nelle ferrovie. Per dirla tutta: le
due carriere hanno preso il galoppo in parallelo. Più Moretti diventava
importante come cigiellino più progrediva nei quadri ferroviari. Ciò gli
ha procurato anche diverse antipatie tra i colleghi Cgil. Mentre i
sindacalisti puri restavano al palo tra
> proteste e volantini, lui filava come una vaporiera verso i vertici
aziendali, guadagnando dieci, venti, trenta volte più di loro. A un certo
punto, la situazione si fece pesante e la Confederazione chiese all'allora
amministratore delegato, Lorenzo Necci, di tenersi Moretti in esclusiva.
Necci lo prese e lo valorizzò. Uscito dal sindacato, Mauro - che sa il
fatto suo - divenne amministratore delegato della Rete Ferroviaria
Italiana, la branca più danarosa delle Fs. Da Rfi passavano - e passano -
tutti i contratti dell'Alta velocità, il maggiore investimento pubblico
degli ultimi vent'anni. La Tav però è anche l'ennesima anomalia italiana.
I binari, infatti, costano da noi da 10 a 16 volte più che in Spagna,
Francia, ecc. Lo sproposito si spiega in parte con la posa delle rotaie
che in un Paese montagnoso come il nostro è particolarmente onerosa. In
parte, invece, non si spiega per niente. Ma così è. Moretti poi, di sua
iniziativa, ha trasformato le Ferrovie nel quarto gestore telefonico più
importante d'Italia. Le Fs hanno infatti una mastodontica rete di
comunicazioni a uso interno. Un falansterio che, incomprensibile ai più,
viene però giustificato con ragioni di sicurezza. Mauro, insomma, pensa in
grande e ha fama di generoso spenditore di denaro ferroviario.
Necci, come si sa, cadde in disgrazia nel '96. Subì anche il carcere per
presunti reati, risultati poi inesistenti. Il suo protetto restò invece in
sella fino a raggiungere la recente promozione alla testa della holding.
Mauro è tuttora un estimatore di Lorenzo, ma con prudenza. Giorni fa si è
affacciato alla pubblica presentazione della Fondazione Necci, voluta
dalla figlia Alessandra, a un anno della morte del padre. Ha anche detto
qualche parola di compianto, ma si è guardato bene dall'impegnare
l'Azienda nelle onoranze allo sfortunato ex amministratore delegato. Le
Ferrovie sono invece in debito con Necci che, pur innocente, non ha avuto
né buonuscita, né regolare trattamento di quiescenza. La vedova prende
infatti mille euro mensili di pensione di reversibilità.
Per capire quanto è irrisoria rispetto al grado che fu del marito, basti
pensare che Moretti ha uno stipendio di oltre 800mila euro l'anno. Ma
Mauro, nonostante debba molto al suo ex capo, non muove un dito. Da mesi,
fa orecchio da mercante alle richieste della famiglia Necci di portare la
pensione vedovile a livelli decenti. Della serie, meglio perderlo che
trovarlo. Questo core ingrato di 53 anni è un tipo tonico e iperattivo.
Oltre a guidare le Fs, è sindaco di Mompeo, paesotto del Reatino. È stato
eletto con una lista civica, ovviamente di sinistra, poiché come dice
sempre: «Il mio cuore è lì che batte». Per sopramercato è anche
vicepresidente dell'Associazione romana degli industriali, presieduta da
Luigi Abete, quello della Bnl.
Nel comando, Moretti è ruvido e sprezzante. Ascolta distratto e interrompe
bruscamente i collaboratori: «Basta! So io come decidere». È facile
all'ira, che si preannuncia con la comparsa negli occhi di venuzze rosse e
palpitanti. Alcuni lo ammirano, i più lo temono, nessuno lo ama. Mauro se
ne compiace con l'orgoglio antipatico dell'uomo che si è fatto da sé.
Spesso è lui a provocare. Se nota un dirigente con un orologio di lusso o
un bella macchina,
sfotte: «Si vede che guadagni molto», oppure «Si vede che sei ricco di
famiglia». Non pensiate però che il criticone si tratti male. Ha una
stanza di 250 mq, pari a due piscine olimpioniche, autoblù, un po' po' di
stipendio. Si bea nel licenziare. Ha già liquidato - profumatamente e con
soldi pubblici - una trentina di dirigenti ereditati dal centrodestra, in
applicazione del più puro spoil system. Ha rinnovato tutto il Cda,
tingendolo di rosso. Ha graziato solo Clemente Carta, dell'Udc, in vista
di futuri accordi col partito di Casini. Impera come ras Menelik, non
delega, decide tutto. Si fida solo di tre, piazzati da lui: Michele Elia,
ad di Rfi; Nicola Mandarino, capo delle strategie; Rossi di Ferservizi.
Come ogni anno, Moretti ha organizzato in maggio nella natia Rimini la
Convention di due giorni per 600 dirigenti ferroviari. Una costosa
bisbocciata in cui si alternano frizzi e discorsi. Il presidente Fs,
Innocenzo Cipolletta, si è esibito nel «Ragazzo della via Gluck», Moretti
ha interpretato Lucio Battisti, i 600 hanno intonato insieme, «Volare». Al
commiato, Mauro ha avvertito amabile: «Chi non condivide la mia linea,
passi allo "sportello Vergara"», l'ufficio licenziamenti Fs. Chiusa
perfetta per un padrone delle ferriere tesserato Cgil.
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