Intervista a Susanna Camusso (Cgil)

Riforma Ccnl, no a limiti di tempo
E sul governo: ha connotati autoritari

 

di Maurizio Minnucci

 

All’inizio del mese prossimo riparte il tavolo per la riforma dei contratti. Da più parti si continua a parlare del 30 settembre come data ultima per chiudere la trattativa. In vista della ripresa del negoziato parliamo di questo, e degli altri temi al cento dell'agenda politico-sindacale, con la segretaria confederale della Cgil Susanna Camusso. «La discussione si vuole chiudere entro settembre – spiega la dirigente sindacale – solo perché è collegata a questioni fiscali, cioè alle tabelle d’accompagnamento della manovra finanziaria che il governo vuole stilare per quella data. Ma fissare una scadenza è un modo strano di condurre le trattative. Non può essere la variabile “tempo” a decidere se si sono raggiunte le condizioni di merito». 

Rassegna Qual è lo stato della trattativa?
Camusso Al centro di tutto è la questione salariale, base della nostra piattaforma. Anzitutto serve una risposta sul terreno fiscale, che secondo noi non può arrivare solo dalla contrattazione sul secondo livello, come vuole Confindustria. Di sicuro il secondo livello è utile e va regolamentato, ma dev’essere accompagnato da un provvedimento generale su lavoro dipendente e pensioni.

Rassegna Anche sul tasso d’inflazione si è discusso molto
Camusso Qui c’è una prima valutazione positiva, perché nonostante il governo abbia cercato d’intervenire fissando un’inflazione programmata irrealistica all’1,7 per cento, meno della metà di quella reale, Confindustria ha convenuto con noi che sarebbe stato un errore, e abbiamo scelto un indicatore basato sui valori europei. Le distanze arrivano dal fatto che Confindustria vuole limare questo indice depurandolo dall’inflazione cosiddetta “importata”, quindi anche il prezzo delle materie prime. Per noi è sbagliato, si finirebbe col ridurre ancora di più i salari. Ma non solo. Con la moneta unica si farebbe pagare ai lavoratori italiani due volte il prezzo delle materie prime che arrivano dall’estero. 

Rassegna Altri nodi da sciogliere?
Camusso Discutiamo ancora su come estendere la contrattazione di secondo livello: l’idea che aleggia al tavolo secondo cui per farlo basta la sola detassazione, è più una favola. È vero che la detassazione è un vantaggio, ma da sola non basta, ci sono ragioni più complesse che ne ostacolano la crescita. Da questo punto di vista la proposta di Confindustria di definire uno “strumento di garanzia” per i lavoratori esclusi dal secondo livello è utile nella definizione, ma ambigua se, come hanno proposto gli industriali, potrà beneficiarne solo chi non ha avuto alcun aumento di nessun genere o tipo. Con queste caratteristiche sarebbero esclusi troppi lavoratori. 

Rassegna A settembre saranno affrontati anche altri argomenti
Camusso Sì, a partire dall’indennità di vacanza contrattuale. Non sono certa che sarà un ostacolo, ma è una questione che va ancora risolta. Così come non posso dare per chiarito il problema della distinzione tra le materie del primo e secondo livello di contrattazione. Insomma, il negoziato ha ancora bisogno di approfondimenti.

Rassegna Altro tema dell’agenda politica è il federalismo fiscale. Come giudichi la bozza presentata dal ministro Calderoli?
Camusso Ci sono miglioramenti, ma siamo ancora lontani dall’esprimere un giudizio positivo. C’è un apprezzamento perché la bozza non è quella della Lombardia, come voleva la Lega. Si è passati da una prova muscolare tra regioni forti e deboli a un’ipotesi diversa. Ma il punto di partenza non può essere “quanto riesco a tenermi delle risorse che ho”, assolutamente no.

Rassegna Perché, cosa manca?
Camusso Ci sono tre punti essenziali che vanno chiariti. Il primo: difendere il tema dei diritti universali dei cittadini. Non si può costruire un sistema che penalizza una parte di popolazione a causa di un disequilibrio storico dell’Italia. Il secondo punto è ridefinire il rapporto distorto tra le Regioni normali e quelle a statuto speciale. Ci si deve chiedere se effettivamente i motivi che hanno dato vita allo statuto speciale siano ancora intonse. Il terzo tema è quello del cosiddetto “fondo di garanzia”. L’idea che sia determinato da un libero scambio tra le Regioni è il tradimento del senso dell’identità nazionale. La garanzia dei servizi essenziali deve fornirla lo Stato, non può essere affidata al buon cuore delle Regioni. Non si può accettare l’opzione che il federalismo fiscale porti con sé quello dei diritti. 

Rassegna Un'ultima domanda. Il governo ha di recente cancellato la legge che impediva ai datori di lavoro di far firmare le dimissioni in bianco. Come giudichi questa scelta?
Camusso Preoccupa ma non sorprende, purtroppo. Si ripristina un fenomeno fortemente discriminatorio per le donne sul lavoro, figlio di un pregiudizio che continua a esserci. Siccome si considera la maternità solo a carico della donna, questo atteggiamento arriva anche sul luogo di lavoro. Ma in questo caso ci vedo nesso in più, allarmante, legato all’azione complessiva del governo.

Rassegna Cioè?
Camusso Il lavoro pubblico è penalizzato se vai in malattia; se le imprese licenziano ben venga, ognuno provveda per sé; si ripristinano le dimissioni in bianco per “disfarsi” delle donne in gravidanza o dei migranti. C’è evidentemente un filo che l’esecutivo sta seguendo. Il nostro paese ha bisogno di valorizzare il lavoro, far crescere l’occupazione femminile, regolarizzare l’impiego dei migranti affinché non diventi economia sommersa e illegale. Il governo fa esattamente l’opposto: rende leciti comportamenti illegali e penalizza lavoratori e lavoratrici, facendoli apparire come colpevoli di tutto. I connotati di un profondo autoritarismo ci sono tutti.

 

(www.rassegna.it, 20 agosto 2008)