Rapporto Mediobanca grandi imprese industriali: boom della produttività del lavoro e dei profitti... noi lo sapevamo già

 

MEDIOBANCA
Boom dell'export: le imprese nel 2007 fanno utili record
Guglielmo Ragozzino

Mediobanca ha pubblicato la fotografia di gruppo del capitalismo italiano maggiore. Si tratta di 2.020 società, così distribuite: 1.287 società italiane private, 159 a controllo prevalentemente pubblico, 574 a controllo estero. Le imprese «pubbliche» contano per il 23,4% del fatturato complessivo e le imprese «a controllo estero» pesano invece per il 29,6%. Cresce il fatturato all'estero soprattutto manifatturiero. I tre principali aggregati proprietari comandano ciascuno in uno dei tre maggiori comparti di attività: nel manifatturiero la proprietà privata italiana maggiore controlla il 48% del fatturato, seguita dall'estero con il 34,4%; nel settore dell'energia è il pubblico in testa, con il 63,6% del fatturato, seguito dalle imprese a controllo estero con il 19,8%; infine nel terziario, sono i capitali esteri a prevalere con il 31, contro i gruppi privati italiani con il 30,2%.
La foto di gruppo si riferisce al 2007, ma sono accluse altre foto che consentono di fare confronti. Per esempio la rilevazione relativa al 2004 mostra una componente estera assai più smilza nel terziario e pari al 14%. Acquisizioni di imprese di telecomunicazione, come Wind o di distribuzione organizzata, come ipermercati e catene di supermercati hanno raddoppiato in pochi anni la presenza estera.
Da rilevare alcuni dati dell'industria manifatturiera: le società considerate realizzano un aumento di valore della produzione per dipendente del 43,7%, contro un aumento del costo del lavoro per dipendente del 32,2% e una riduzione del 9,8% del numero dei dipendenti. Se si considera il sotto comparto della costruzione mezzi di trasporto, si può notare che il valore della produzione per dipendente cresce del 61,3%, mentre il costo del lavoro sale del 26,4 e il numero dei dipendenti diminuisce del 22,8.
L'insieme delle 2.020 società ha un «risultato corrente» pari al 7,7% del fatturato, di poco inferiore ai 46 miliardi di euro. E' un dato molto soddisfacente, come si capisce anche tra le righe di Mediobanca. Le imprese si sono avvantaggiate della riduzione delle aliquote d'imposta (Ires,Irap) del 12%; taglio che si approfondirà nel prossimo futuro, portando le imprese italiane in coda tra le europee in ordine alle imposte per le imprese. Le imposte scendono complessivamente da 17 a 15 miliardi di euro, cioè di 2.031 milioni: quanto a dire, facendo la media del pollo, di un milioni di euro a testa. Tutto considerato, il risultato netto (per così dire, il profitto) da 27 miliardi del 2006, sfiora nel 2007 i 30 miliardi.
Un'altra lettura interessante riguarda la ripartizione dei dipendenti. Le società considerata sono in questo caso solo 1.987. Dieci anni fa i dipendenti complessivi erano 1.333.354; nel 2007 sono scesi di poco, attestandosi a 1.259.262. La modificazione riguarda invece il rapporto tra operai (e intermedi) e impiegati (e dirigenti).
Gli operai erano in complesso il 50,2% all'inizio e sono scesi al 45% a fine periodo. Le variazioni nel numero degli addetti non sono mai rilevanti, tranne che in un caso: quello delle imprese a controllo pubblico. Qui i dipendenti diminuiscono complessivamente dai 243.016 ai 188.684, di un quarto insomma; ma gli operai che erano pari al 36%, scendono al 26,6. Nel comparto estero, caratterizzato da un'alta mobilità delle imprese che entrano ed escono sullo scacchiere italiano, gli impiegati passano dal 54,6% dell'inizio al 60,8 di fine periodo. Significativa è anche la situazione nel settore terziario, estero in larga misura: qui impiegati (e dirigenti) pari al 78,4% nel 1998, superano la soglia psicologica dei quattro quinti (80,7%) nel 2007.

fonte: Il Manifesto