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DISCIPLINA D'ASSEDIO
Marco Bascetta
In divisa a pattugliare
le strade delle città, in divisa sui banchi
di scuola. La passione per l'obbedienza e il
conformismo fa un altro insidioso passo
avanti con il decreto legge, proposto dal
ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini
e approvato ieri dal consiglio dei ministri.
Non avremo più nulla da invidiare alle
coreografiche scolaresche dell'Iraq di
Saddam Hussein, che per giunta non potevano
contare sull'eleganza del made in Italy, in
fermento, si dice con soddisfazione, per
aggiudicarsi l'appalto dello scolaro
modello. E siccome all'abito deve
corrispondere il monaco, torna il 7 in
condotta ad assicurare la bocciatura a chi
non onorerà disciplinatamente la divisa che
indossa (reale quella dei più piccoli,
simbolica quella degli studenti delle
superiori). Non saranno più tollerati
talenti e intelligenze che neghino il
proprio ossequio alle gerarchie, per quanto
ottuse e incapaci possano rivelarsi. Non c'è
sapienza senza obbedienza. Il tutto
perfettamente coerente con una
riorganizzazione degli studi che,
accorciando l'obbligo scolastico e
banalizzando i contenuti dell'insegnamento,
bandisce capacità critica e indipendenza di
giudizio. Il pretesto è lo stesso applicato
alla stretta sull'ordine pubblico: lì la
microcriminalità qui il «bullismo».
Emergenza del tutto immaginaria di un
fenomeno riscontrato fin dai tempi del libro
Cuore, e che solo negli anni della
contestazione studentesca fu pressoché
cancellato dall'azione collettiva e
dall'impegno politico, il quale mise, fra
l'altro, fuori gioco quella forma di «bullismo»
rituale, caro alla destra, che andava sotto
il nome di goliardia. I feroci contestatori
non malmenavano portatori di handicap, non
stupravano compagne di scuola, non
discriminavano nessuno.
La vecchia retorica intorno al grembiule, che lo voleva strumento di eguaglianza, almeno nelle apparenze, tra studenti ricchi e poveri (sebbene la distinzione di classe abbia sempre saputo mostrarsi anche attraverso le divise e il grembiule nero fosse imposto nelle superiori alle sole ragazze fino al 1968), torna grottescamente invariata in un mondo dove tutti i ragazzi e le ragazze scelgono liberamente abbigliamenti piuttosto omogenei e negli stessi grandi magazzini. Ma quel che conta è che l'eguaglianza non deve essere quella di gusti e modi di vita condivisi dai giovani, bensì quella imposta per decreto dall'ideologia livellatrice della signora Gelmini e dal sadismo moraleggiante dell'ineffabile «Movimento genitori italiani». La convivenza civile, sottratta all'autorevolezza della ragione e del confronto, passa, anche nella scuola, all'autorità dei regolamenti e delle sanzioni. E torna anche l'«educazione civica», ma con un inquietante slittamento semantico: si chiamerà «Cittadinanza e Costituzione». Cosa significa? Si tratterà di un catechismo di obblighi e doveri che gronda «valori occidentali e cristiani»? E della Costituzione italiana qualcuno si prenderà la briga di spiegare quanto venga calpestata e disattesa dai «bulli» in giacca, cravatta e auto blu? |