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CONTRATTI Cisl e Uil
disponibili a depurare l'inflazione dal caro
petrolio. No della Cgil. Nuovo round il 2
settembre
Trattativa in salita,
Confindustria vuole di tutto di più
Il tavolo tra sindacati e
imprese sulla riforma del modello
contrattuale è stato aggiornato al 2
settembre. Come è emerso dall'ultimo
incontro, giovedì, le distanze sono
profonde. Sull'indice previsionale
d'inflazione a cui ancorare gli aumenti, ma
anche sul diverso peso da attribuire a
livello nazionale, e a quello decentrato. Ma
anche l'«unità» di Cgil, Cisl e Uil inizia a
dare qualche segno di cedimento: giovedì
notte si è resa necessaria una sospensione
della trattativa per consentire ai tre
sindacati confederali un confronto, ed
evitare la rottura.
Probabilmente Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti sarebbero già pronti a firmare, e ad ogni modo non intendono andare oltre il termine del 30 settembre, per potere trattare con il governo la detassazione del secondo livello contrattuale. I segretari generali di Cisl e Uil hanno dato segnali di condiscendente disponibilità alla richiesta confindustriale di depurare l'indice previsionale dell'inflazione (quello prescelto è l'indice armonizzato europeo dei prezzi) dalla componente 'importata', ossia quella dei prodotti energetici. Ma ad alimentare la crescita esponenziale dei prezzi al consumo sono proprio le materie prime, le quotazioni record del petrolio soprattutto. Paghino i lavoratori - dicono in sostanza le imprese - perchè noi scontiamo già i prezzi alla produzione e non possiamo pagare due volte. Su questo Cisl e Uil sono pronte alla mediazione, mentre secondo la Cgil, «è impensabile scaricare questo problema sui lavoratori». «Le posizioni di Cisl e Uil sono incomprensibili e inaccettabili», secondo Giorgio Cremaschi, leader della Rete 28 Aprile. E le cose non vanno meglio anche sulla questione di quale peso assegnare, rispettivamente, al primo livello di contrattazione e al secondo. Alla fin fine gli industriali non hanno intenzione alcuna di allargare la contrattazione aziendale (delle altre, territoriale in primis, non vogliono neppure sentir parlare). Tanto è vero che, al tavolo di giovedì, hanno proposto un'estensione del cosiddetto 'meccanismo perequativo' (utilizzato nel contratto dei metalmeccanici) in modo da assicurare un incremento retributivo anche ai lavoratori di quelle aziende dove la contrattazione di secondo livello non si fa (che sono la maggior parte). Peccato che ad essere coinvolta dal suddetto meccanismo sia una minoranza dei lavoratori (il 3%, hanno fatto notare i sindacati, che ha solo il minimo contrattuale). All'incontro del 2 settembre, Confindustria presenterà una nuova proposta sull'inflazione. «Un indice - ha spiegato ieri il direttore generale Maurizio Beretta - che non autoalimenti inflazione, perchè i salari vanno aumentati legandoli alla produttività». Secondo Angeletti (Uil), «certe scelte non sono più rinviabili». Bonanni dice di più: «Spero che prevalga il senso di responsabilità e soprattutto che ci si ricordi della regola più elementare, che non esistono solo le proprie posizioni ma anche quelle della controparte». |