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L’assemblea di militanti della Cgil, convocata a
Roma il 23 luglio 2008, si conclude con i seguenti punti comuni
presentati dalla Presidenza.
1.
L’andamento della trattativa in corso, le posizioni assunte dalla
Confindustria e dal governo, non lasciano spazi a mediazioni: un
accordo non è possibile. Governo e Confindustria hanno parlato di
complicità nazionale tra imprese e lavoro. Il confronto e la
contrattazione si basano sulla rappresentanza di specifici interessi
che cercano, quando è possibile, terreni di mediazione più avanzati.
Il concetto di “complicità” è la riproposizione ideologica della
totale comunanza di interessi tra capitale e lavoro, cioè della
totale subalternità del lavoro all’impresa.
La vicenda del contratto del commercio è emblematica; ai lavoratori
del settore e alla Filcams-Cgil vanno il nostro sostegno e
solidarietà che si dovranno caratterizzare nella mobilitazione e
nella lotta sindacale.
2.
La caduta dei salari, la precarietà e il peggioramento delle
condizioni di lavoro sono il portato della crisi del capitalismo
liberista in Italia e nel mondo. Tutta la globalizzazione oggi
mostra le sue contraddizioni enormi. Le enormi ingiustizie e
disparità sociali che essa ha prodotto vanno affrontate con misure
di cambiamento radicale in Italia e in Europa. Di fronte
all’aggravarsi progressivo di tutti gli indicatori economici del
nostro paese, occorre una risposta che superi i tradizionali canoni
della concertazione, della moderazione salariale,
dell’accompagnamento alle soluzioni di mercato. Occorre ripristinare
l’intervento pubblico e il coordinamento pubblico nelle politiche
economiche. Si devono ripristinare e riorganizzare le funzioni dello
stato sociale. Bisogna contrastare a fondo la precarietà del lavoro.
Bisogna aumentare rapidamente il valore reale delle retribuzioni e
delle pensioni. Occorre una lotta a fondo all’evasione fiscale e
alla speculazione finanziaria nel quadro di una complessiva politica
di redistribuzione della ricchezza. Sono questi gli elementi
fondanti di una nuova politica economica e sociale che faccia uscire
l’Italia dalla stagnazione e dalla crisi.
3.
Punto fondamentale è la riconquista della piena autonomia
rivendicativa del sindacato a partire dal ruolo centrale che devono
avere i contratti nazionali, sia per aumentare il valore reale delle
retribuzioni, sia per rafforzare ed estendere i diritti e i poteri
del mondo del lavoro. A maggior ragione non sono accettabili intese
nazionali che programmino la riduzione del potere d’acquisto dei
salari. Il contratto nazionale deve difendere e aumentare il potere
d’acquisto delle retribuzioni. Nel caso di crescita improvvisa
dell’inflazione, occorre garantire ai salari e alle pensioni una
forma di copertura automatica del potere d’acquisto.
Occorre cambiare tutta la legislazione sul lavoro riaffermando il
valore e la centralità del contratto a tempo indeterminato. Occorre
respingere l’offensiva del governo e della Confindustria che, nel
nome di un legame sempre più stretto tra salario e produttività,
mette in discussione il contratto nazionale e tutta la
contrattazione. Bisogna impedire che la salute e la sicurezza dei
lavoratori siano sacrificate continuamente sull’altare del profitto
e della produttività. La salute di chi lavora viene prima di
qualsiasi cosa e tutta l’organizzazione del lavoro deve cambiare per
garantirlo.
4.
Il governo ha scatenato un attacco frontale a tutti i diritti del
mondo del lavoro, e più in generale, ai diritti delle persone,
cavalcando spinte xenofobe e razziste, aggredendo i diritti dei
migranti, delle loro famiglie, dei loro figli. Così vengono messi in
discussione le stesse basi costituzionali della convivenza civile
nel paese, mentre sul piano sindacale l’obiettivo diventa quello di
liquidare la contrattazione collettiva, sull’onda della politica di
deregolazione sociale dell’Unione europea.. Con il Decreto 112 e con
le altre misure annunciate si arriva alla ulteriore estensione del
precariato e dell’insicurezza nel lavoro e a preparare un nuovo
attacco all’articolo 18. L’aggressione ai diritti del lavoro
pubblico, che prepara una nuova ondata di privatizzazioni e
riduzioni di organici nella scuola e nei pubblici servizi, va con
altrettanta determinazione respinta. Occorre impedire che la
campagna sui fannulloni, chiaramente strumentale rispetto
all’obiettivo di colpire i diritti di tutto il mondo del lavoro,
divida il lavoro pubblico da quello privato. Occorre una risposta
complessiva per la difesa e l’estensione dei diritti, sia per i
nativi che per i migranti, sia per gli uomini che per le donne.
5.
E’ necessario un profondo rinnovamento degli obiettivi e delle
pratiche del movimento sindacale italiano. Il modello di sindacato
generale, a cui si è ispirata la Cgil nei suoi cento anni di storia,
è stato il luogo della rappresentanza sociale di tutto il mondo del
lavoro e il contratto nazionale ne è stato lo strumento unificante.
Una fase si è conclusa, quella della concertazione degli anni
Novanta. Non si può uscire da essa scegliendo di trasformare il
sindacato confederale in un sindacato di mercato, aderente ai
bisogni di competitività delle imprese e privo di capacità
contrattuale. Noi non vogliamo la trasformazione del sindacato
confederale in un agente di servizi, di collocamento, di attività
economiche. La lotta politica nel sindacato per affermare la
partecipazione, la democrazia, il conflitto è quindi indispensabile
e su questo trovano un impegno comune i partecipanti all’assemblea.
E’ necessario che l’azione sindacale sia sottoposta a rigorose
regole democratiche, sia nella formazione e nella misurazione della
rappresentanza, sia nella decisione dei lavoratori sulle piattaforme
e sugli accordi. Per questo è necessaria una legge sulla democrazia
sindacale.
I partecipanti all’assemblea ritengono necessario che il movimento
sindacale e in ogni caso la Cgil promuovano in autunno una vasta
mobilitazione per respingere l’attacco ai diritti del lavoro, per
difendere il salario e il diritto alla contrattazione, per dire
basta alla continua aggressione alla salute e alla sicurezza del
lavoro. Tale mobilitazione deve arrivare fino allo sciopero
generale.
I promotori dell’assemblea decidono di darsi appuntamento per
settembre, sulla base dell’andamento del confronto tra
organizzazioni sindacali, Confindustria e governo.
Roma, 23 luglio 2008
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