Una gragnuola di leggi
costruite per rendere ancora più precario il
lavoro. Sarà più facile imporre le
dimissioni alle lavoratrici in gravidanza,
si riducono le pause, si potrà licenziare in
cambio di un indennizzo. E, chicca delle
chicche, si potranno avere apprendisti anche
solo per un mese. Sono solo alcuni dei
«capolavori» messi in cantiere dal ministro
del Welfare Maurizio Sacconi e dalla
maggioranza di governo, che nel tourbillon
di emendamenti alla manovra finanziaria in
pochi giorni sta disfacendo diritti
acquisiti in tanti anni. E poi alcuni li
ritesse, come una tela di Penelope. E' di
ieri infatti la notizia di una marcia
indietro su due fronti, dopo le proteste di
Pd e Cgil: l'obbligo di registrare il
lavoratore il giorno precedente l'inizio
d'attività, prima soppresso e oggi
restaurato; il ridimensionamento del
«voucher», o ticket a ore, limitato a
studenti e pensionati e alle micro-imprese
familiari. Ecco un piccolo vademecum delle
contro-riforme sacconiane, contenute quasi
tutte nel decreto 112 che compone la
manovra. Le abbiamo ricostruite grazie alla
guida di Claudio Treves, coordinatore del
Dipartimento Politiche attive del lavoro
Cgil nazionale.
I contratti a termine
Sui contratti a tempo determinato
abbiamo due interventi diversi. Il primo,
rappresenta un attacco simbolico
all'articolo 18: si dispone infatti che nel
caso in cui un'azienda abbia violato le
causali per l'accensione di un contratto a
termine, non scatti più l'assunzione a tempo
indeterminato, ma l'imprenditore può
chiudere la faccenda risarcendo il
lavoratore con una somma che va da 2,5 a 6
mensilità di salario. Dall'altro lato, si
interviene sul Protocollo welfare dello
scorso anno in merito ai 36 mesi e
all'obbligo di assunzione dopo un'unica
proroga: la riforma prevede che possano
derogare non solo i contratti nazionali, ma
anche quelli territoriali o aziendali, senza
però definire una scala gerarchica tra di
essi. «Così si scardina - commenta Treves -
un punto centrale del testo Cgil, Cisl e Uil
sui contratti, dove si dice che gli ambiti
del secondo livello devono essere stabiliti
nel contratto nazionale».
Orari, pause e
lavoro notturno
Oggi il riposo settimanale deve essere
minimo di 35 ore consecutive; il governo
introduce una norma che prevede il calcolo
delle 35 ore su uno spazio più ampio, ovvero
14 giorni. «Si potrebbe configurare la
lesione di un principio costituzionale -
spiega il rappresentante Cgil - dato che la
Carta parla di "diritto al riposo
settimanale"». Dall'altro lato, si
stabilisce per legge che le norme su riposi,
pause, lavoro notturno e introduzione al
lavoro notturno possano essere «derogabili a
livello di contratto nazionale o, in assenza
di specifiche disposizioni, anche a livello
territoriale e aziendale». E dire che oggi,
la gestione del lavoro notturno, con i
presidi sanitari necessari, le esenzioni e
altre possibili tutele, viene trattata con
Rsu e Rsa: in futuro potranno essere
scavalcate.
Le dimissioni
volontarie
Viene abrogata la legge 188 del 2007, quella
che rendeva valide le dimissioni solo se
fatte su un modulo del ministero del Lavoro,
con impresso un codice alfanumerico a
progressione cronologica. Si poteva evitare
così che il datore di lavoro imponesse la
firma delle dimissioni in bianco, per
utilizzarle poi a suo comodo quando una
lavoratrice è in gravidanza, o quando il
dipendente si infortuna o ammala per lunghi
periodi. La tutela viene cancellata senza
introdurre altri mezzi di contrasto. Sacconi
ha spiegato che si semplificano così
pratiche burocratiche farraginose.
Il job on call
(lavoro a chiamata)
Vengono «resuscitate» le norme cancellate
dal governo Prodi, relative al lavoro a
chiamata. Già contenuto nella legge 30, il
job on call non era mai realmente decollato.
Il lavoratore può essere assunto offrendo la
propria reperibilità ed essere chiamato alla
bisogna: quando non lavora avrà un'indennità
pari al 30% del salario. Se non offre la
reperibilità, è pagato solo quando lavora.
La
registrazione il giorno prima
Un emendamento aveva cambiato la legge
introdotta l'anno scorso, che prevedeva
l'obbligo per il datore di lavoro di
registrare il lavoratore il giorno prima
dell'inizio dell'attività, norma utile a
contrastare il sommerso e l'abitudine di
registrare i lavoratori solo quando si
infortunano (o, peggio, muoiono): la
modifica introdotta imponeva la
registrazione entro 5 giorni dopo l'inizio
dell'attività. Ma ieri il ministro ha fatto
marcia indietro, e ha ripristinato la regola
del giorno prima. La Cgil e l'ex ministro
del Lavoro Cesare Damiano notano che «la
mobilitazione paga», ma che «comunque
bisogna vigilare».
Il voucher o
«ticket lavoro»
Il voucher è un buono che può essere emesso
da Inps, agenzie interinali e dagli enti
bilaterali aziende-sindacati. Serve a
retribuire con una «paga globale»: dovrebbe
essere di circa 10 euro, comprendenti oltre
al netto tutti i contributi. Il governo lo
voleva dedicare ai lavoratori stagionali
dell'agricoltura, delle imprese familiari di
turismo, commercio e servizi, e ai giovani
under 25 che svolgessero lavori durante le
vacanze. Il rischio è che inglobando tutto,
il voucher cancella il contratto nazionale,
ferie, malattia, sussidi di disoccupazione,
etc. Un emendamento (ancora non chiaro nella
sua formulazione) ha ristretto la platea: il
voucher sarebbe così limitato a studenti e
pensionati e alle micro-aziende. I sindacati
Flai, Fai e Uila si dicono «parzialmente
soddisfatti», ma evidenziano che «anche così
c'è il rischio di lavoro nero ed elusione
contributiva». Ancora, la Cgil, con Treves,
si dice «contraria all'emissione dei voucher
da parte degli enti bilaterali». A questo
punto si prefigurano persino enti bilaterali
separati, se Cisl e Uil saranno d'accordo
nell'emetterli.
Appalti e
indici di congruità
Si abrogano le disposizioni attuative sulla
responsabilità in solido delle
amministrazioni pubbliche rispetto alle
aziende di appalto: sarà più difficile per
il lavoratore individuare con chi rivalersi
in caso di fallimento o «sparizione» della
piccola impresa d'appalto. Abrogati anche
gli «indici di congruità», quelle tabelle
che stabilivano il numero di lavoratori
minimo per una produzione o un servizio
erogato, segnalando così possibili casi di
sommerso.
L'apprendistato rapido
Il Protocollo Welfare aveva disposto una
delega al governo per riformare
l'apprendistato, «in intesa con Regioni e
parti sociali». Il governo sta violando la
delega, perché ha disposto la riforma da
solo. Intanto non si prevede più un periodo
minimo: potremo avere anche apprendisti per
un solo mese. Poi si individua l'impresa
come «luogo formativo per eccellenza»,
sottraendo la formazione alle Regioni. La
stessa certificazione, non sarà più emessa
dalle Regioni, ma dagli enti bilaterali.
Libro Unico e
ispezioni
Viene istituito un unico libro che
contiene tutti i dati relativi al
lavoratore, come le ore di straordinario.
Sarà molto più difficile per il lavoratore
accedere a quanto lo riguarda: la busta paga
potrà essere sostituita da una «copia della
scritturazione sul Libro Unico», senza le
voci dettagliate per calcolare subito
eventuali ammanchi. Il Libro può essere
aggiornato entro il sedicesimo giorno del
mese successivo, e tenuto presso lo studio
del proprio commercialista. Anche un
ispettore del lavoro, così, potrà fare più
fatica a reperirlo e non lo avrà
immediatamente. Si prevede poi che potrà
evitare le sanzioni sul lavoro nero
un'impresa che, all'atto della visita
ispettiva, non mostri la volontà di
occultare chi è irregolare. Insomma, una
«sanatoria preventiva».