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Comunicato della Rete28Aprile
Il governo riparte con l’attacco all’articolo 18. La complicità
nazionale tra governo e imprese, auspicata dal ministro del Welfare,
c’è già tra governo e Confindustria ai danni del mondo del lavoro
Con gli ultimi emendamenti al Decreto 112, il governo annuncia e
avvia l’attacco per realizzare la piena libertà di licenziamento.
Infatti viene modificata la normativa sui contratti a termine che
imponeva alle aziende di assumere i lavoratori a tempo
indeterminato, nel caso in cui fossero violate le norme sulle
causali o si superassero i 36 mesi di lavoro a termine. Per il
governo, da ora in poi, basterà un risarcimento da 2,5 a 6 mensilità
al posto dell’assunzione. E’ la stessa misura di un progetto di
legge che un esponente del governo ha presentato in Parlamento. In
esso si chiede di dare alle imprese la possibilità di sostituire la
reintegra del posto di lavoro per i licenziamenti ingiusti con un
risarcimento economico. Riparte così l’attacco all’articolo 18 dello
Statuto dei lavoratori.
L’attacco sulla libertà di licenziamento si aggiunge a una lunga
serie di modifiche delle normative esistenti, a favore delle imprese
peggiori e ai danni della qualità e dei diritti del lavoro. Ultima
tra queste misure quella che concede 5 giorni alle imprese prima di
denunciare il rapporto di lavoro appena instaurato. Lasciando così
la possibilità agli imprenditori più spregiudicati di evitare danni
nei casi di infortuni sul lavoro avvenuti con il lavoratore appena
assunto.
Queste norme, assieme a quelle sugli appalti, sull’assunzione, sugli
orari di lavoro, rappresentano una scandalosa demolizione dei
diritti e della sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori e sono
la dimostrazione che la complicità nazionale tra imprese e lavoro,
auspicata dal ministro del Welfare, è in realtà una vergognosa
complicità tra governo e Confindustria ai danni del mondo del
lavoro.
Di fronte a tutto questo non c’è alcuna possibilità oggi di un
accordo sindacale dignitoso tra sindacati, governo e la
Confindustria, perché mediare con queste scelte sarebbe un danno
incalcolabile per tutte le lavoratrici e i lavoratori.
Roma, 17 luglio 2008
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