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La campagna contro i fannulloni svela il suo vero volto: è un attacco ai diritti, all’occupazione, al salario dei dipendenti pubblici. E’ un via libera alle privatizzazioni di servizi e beni essenziali
Da tempo sospettavamo che la campagna contro i fannulloni nel pubblico impiego coprisse ben altri interessi e propositi. Ora, con il Decreto n. 112 del governo e con le misure annunciate dal ministro della Funzione pubblica, i sospetti ricevono una precisa conferma. La campagna contro i fannulloni serve solo a far passare l’idea che tutti i dipendenti pubblici siano inutili e che i servizi pubblici possano essere messi sul mercato per far fare profitti ai soliti noti.
Il governo infatti ha deciso o annuncia le seguenti misure:
- la riduzione degli organici pubblici e il mantenimento e l’estensione del lavoro precario in tutti i servizi e nella pubblica amministrazione; - la pesante riduzione delle paghe delle lavoratrici e dei lavoratori, attraverso il taglio indiscriminato del salario accessorio; - il domicilio coatto per i lavoratori ammalati, che non potranno più muoversi di casa nemmeno per andarsi a comprare le medicine; - l’attacco ai contratti nazionali, con il blocco di fatto della contrattazione e con l’annuncio di aumenti che al massimo saranno pari al tasso di inflazione programmata (l’1,7%), cioè a 1/3 dell’inflazione reale.
Accanto a questi provvedimenti, che colpiscono i diritti del lavoro con misure che violano la stessa Cosituzione della Repubblica, il governo ha annunciato una campagna di privatizzazioni che, oltre ad aziende e servizi pubblici, colpisce in particolare e drammaticamente la scuola e l’università. Si cancelleranno centinaia di migliaia di docenti, per cui la scuola pubblica italiana tornerà agli anni ’50. Questo mentre si dichiara di voler aumentare il finanziamento alle scuole private. L’università verrà privatizzata, affidandola a delle fondazioni che saranno proprietarie degli immobili, che faranno profitto e mercato alle spalle e ai danni del diritto all’istruzione e alla formazione.
Il governo ha scatenato il più grave attacco da molti decenni, ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici e al servizio pubblico. E’ ora di rispondere mobilitandoci e dicendo NO a chi scarica sui lavoratori pubblici le proprie incapacità.
Basta con l’attacco indiscriminato alle lavoratrici e ai lavoratori pubblici. Dignità e rispetto per il lavoro. Prepariamoci a un autunno di lotte per difendere i nostri diritti e il diritto dei cittadini allo stato sociale.
Rete28Aprile Cgil nel lavoro pubblico
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