OCSE
Poveri e stakanovisti
Gli italiani guadagnano il 20% della media dei trenta paesi e lavorano più ore
Roberto Tesi

 
Il potere d'acquisto dei salari dei lavoratori italiani sta diminuendo, anche se le retribuzioni sono tra le più basse tra quelle dei 30 paesi Ocse, cioè dei paesi più industrializzati dell'occidente. Nel 2007, infatti, i salari dei lavoratori italiani sono risultati inferiori del 20,0% a quelli della media dell'l'Ocse. Di più: la differenza è ancora maggiore (22%) in termini di potere d'acquisto. A peggiorare il quadro un «gap» tra i tassi di occupazione e di attività, soprattutto per quanto riguarda l'accesso al lavoro delle donne e dei giovani. Ma l'Ocse sfata un altro mito: quello degli italiani che lavorano poco. Al contrario: nel 2007 hanno lavorato in media 1.824 ore (10 in più del 2006) contro una media di 1.794 ore nell'Ocse.
In base ai dati pubblicati ieri, il salario medio loro annuo in Italia nel 2006 è stato pari a 31.995 dollari, inferiore del 19,5% rispetto ai 39.743 dollari che costituiscono la media Ocse, ma sotto anche la media dell'Europa (37.516 dollari), della Ue a 15 (38.759 dollari) e anche della Ue a 19 (36.706 dollari). Se poi si considera il livello dei salari in termini di potere di acquisto, il dato italiano scende a 29.844 dollari, il 22% in meno rispetto ai 38.252 dollari della media Ocse e 34.322 della medie europea. I salari medi reali, secondo i calcoli dell'Organizzazione, sono diminuiti dello 0,2% nel 2006 contro un incremento dell'1,1% della media Ocse.
La disoccupazione italiana, segnala ancora l'Ocse, dopo essere diminuita dal 6,8% del 2006 al 6,1% dello scorso anno è stimata in aumento al 6,2% quest'anno e al 6,5% nel 2009, contro una media per gli altri Paesi industrializzati del 5,7% quest'anno e del 6% il prossimo. Il tasso di occupazione complessivo è salito al 58,7% nel 2007 dal 58,4% del 2006, ma il dato nasconde forti disparità tra i due sessi: per gli uomini è salito al 70,7%, mentre per le donne è sceso al 46,6%, assai lontano dal 57,4% che costituisce la media dei Paesi aderenti all'Ocse e dal 59,1% dalla Ue a 15. Il divario italiano è uno dei più ampi nell'intera aerea, sottolinea il rapporto: peggio dell'Italia stanno solo Turchia, Messico, Grecia e Corea. Ed è anche sempre più difficile trovare un lavoro per i giovani neo-diplomati: in media impiegano 3 anni per trovare il primo lavoro. E la madia sale a 4 anni per un lavoro a tempo indeterminato.
Per combattere la discriminazione nei confronti delle donne serve, a giudizio dell'Ocse, una azione più efficace che miri in particolare alla liberalizzazione dei servizi. Secondo le stime delll'Employment Outlook una maggiore liberalizzazione dei servizi produttivi potrebbe, infatti, aumentare l'occupazione femminile di almeno 1,5 punti percentuali. La debole partecipazione delle donne italiane al mercato del lavoro è anche dovuta all'inadeguatezza delle politiche di sviluppo delle infrastrutture per l'infanzia e all'insufficienza delle detrazioni fiscali a favore delle coppie multi-reddito.
Per l'Ocse, le donne hanno comunque una minore probabilità di trovare un impiego buono e ben pagato. Nel 2005, il 15% delle italiane occupate tra i 25 e i 54 anni aveva un contratto a durata determinata, contro solo il 9% dei lavoratori maschi. Inoltre, in questa fascia d'età, le italiane con un impiego a tempo pieno guadagnano in media il 18% meno degli uomini per ora lavorata (il 22% in meno nel caso delle donne con un diploma universitario). L'analisi statistica contenuta nel rapporto Ocse suggerisce che persistenti pratiche discriminatorie nel mercato del lavoro sono un fattore chiave alla base di queste disparità. Questo perché una maggiore concorrenza scoraggerebbe la discriminazione basata su semplici pregiudizi, in quanto le imprese non potrebbero permettersi di sprecare risorse di valore e sarebbero forzate ad assumere i migliori candidati indipendentemente dal sesso. L'Italia si caratterizza anche per un livello molto basso sia delle ammende per i datori di lavoro riconosciuti responsabili di discriminazione. Per di più, le ammende non sono quasi applicate.